La sfida dell’Iran

Egitto, ex presidente Morsi morto in tribunale - Orlando, 40 ore in fila per comizio di Trump -Valanga su spedizione italiana in Pakistan, feriti ma vivi

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La sfida dell’Iran

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L’Iran non rispetterà più il limite sulle scorte di uranio arricchito fissato dall’accordo internazionale sul nucleare iraniano (Jcpoa), in bilico dal ritiro deciso lo scorso anno dagli Stati Uniti: lo ha annunciato il portavoce dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, Behrouz Kamalvandi, in dichiarazioni riportate dall’agenzia iraniana Mehr. "Abbiamo già aumentato la produzione di uranio a Natanz. Da oggi inizia il conto alla rovescia e, entro il 27 giugno, la nostra produzione di uranio supererà i 300 kg", ha detto Kamalvandi, intervenuto dall’impianto di Arak.

Nei giorni scorsi l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha confermato l’aumento della produzione di uranio arricchito da parte dell’Iran. A inizio maggio la Repubblica Islamica ha annunciato la decisione di sospendere la cessione all’estero dell’eccedenza di 300 chilogrammi di uranio arricchito al 3,67% e di 130 tonnellate di acqua pesante.

Kamalvandi ha inoltre affermato che Teheran potrebbe tornare ad arricchire il proprio uranio fino al 20% "in base alle esigenze del Paese". Parlando della possibilità di aumentare il livello di arricchimento dell’uranio, Kamalvandi - citato dall’emittente Press Tv - ha spiegato che "ci sono due scenari. Uno è procedere con l’arricchimento fino al 5% per la centrale nucleare di Busher", l’altro prevede un "incremento fino al 20% per il reattore di Teheran", dove secondo le autorità iraniane sono prodotti isotopi radioattivi per scopi medici.

Quando, nel maggio dello scorso anno, gli Stati Uniti si sono ritirati dal Jcpoa, la Repubblica Islamica ha chiesto ai Paesi rimasti nell’intesa (Francia, Germania, Regno Unito, Russia e Cina) di soddisfare le sue richieste in ambito petrolifero e bancario, bilanciando in questo modo gli effetti delle sanzioni ripristinate dall’Amministrazione Trump. "Abbiamo aspettato un anno, era la nostra ’pazienza strategica’", ha spiegato Kamalvandi, secondo il quale gli europei "o non vogliono fare qualcosa o non sono capaci di farla".

L’attuale situazione è molto critica", ma la Francia e gli altri Paesi firmatari del Jcpoa "hanno ancora una piccola possibilità di svolgere il loro ruolo storico e salvare l’accordo" sul nucleare iraniano. "Non c’è dubbio che il crollo del Jcpoa non porterà benefici all’Iran, alla Francia, alla regione e al mondo", ha sottolineato Rohani, citato dal suo sito web. "I Paesi europei possono ancora salvare l’accordo internazionale. "Hanno ancora tempo", ma "devono fare qualcosa, non parlare", ha spiegato.

Teheran chiede sia garantito il dividendo economico dell’intesa accettato quattro anni fa in cambio della riduzione del suo programma nucleare e vuole mettersi al riparo dagli effetti delle sanzioni americane. Nei giorni scorsi il portavoce della diplomazia iraniana, Abbas Mousavi, ha accusato: "Nonostante i tanti discorsi e le dichiarazioni politiche, gli europei non hanno sinora rispettato i loro impegni nel quadro del Jcpoa e quelli annunciati dopo il ritiro illegale degli Stati Uniti dall’intesa".

Egitto, ex presidente Morsi morto in tribunale

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L’ex presidente egiziano Mohammed Morsi è morto in un tribunale del Cairo al termine di un’udienza del processo a suo carico per spionaggio a favore del movimento islamico palestinese di Hamas. Lo rende noto al-Masry al-Youm, spiegando che Morsi aveva chiesto al giudice di prendere la parola. Il giudice gliel’aveva concessa. Al termine dell’udienza, dopo il suo intervento, Morsi ha perso i sensi ed è deceduto sul colpo. La sua salma è stata trasferita in ospedale dove verranno condotti gli esami necessari a stabilire le cause della morte. L’ex presidente Morsi aveva 67 anni. Secondo alcune fonti giudiziarie e della sicurezza sarebbe morto una volta arrivato in ospedale, dopo essere collassato in tribunale. ’’Ha parlato per venti muniti davanti al giudice, poi si è molto agitato ed è svenuto. E’ stato rapidamente trasportato in ospedale dove è morto’’, ha detto una fonte giudiziaria. Morsi stava scontando una condanna a 20 anni di carcere perché ritenuto responsabile di aver ordinato l’uccisione di manifestanti, durante le proteste del 2012 e un’ergastolo per spionaggio in un caso relativo a rapporti con il Qatar.

L’esponente dei Fratelli musulmani viene considerato il primo presidente democraticamente eletto in Egitto. Presidente del partito Giustizia e Libertà, fondato dopo la rivoluzione di Piazza Tahir che portò alla deposizione di Hosni Mubarak, Morsi è diventato capo di Stato all’età di 61 anni. Era stato deputato come indipendente fra il 2000 e il 2005, e nel consiglio direttivo dei Fratelli Musulmani.

Con una formazione islamica, era stato eletto con lo slogan ’’L’Islam e’ la soluzione’’. Morsi è stato promotore di un "progetto di rinascita" dell’Egitto, uno dei cui pilastri era l’applicazione di alcuni principi della sharia (la legge islamica) nel sistema giuridico egiziano. Rappresentava l’ala più conservatrice del movimento islamista. Morsi è stato deposto il 3 luglio del 2013 dal ’suo’ ministro della Difesa e capo delle Forze armate, l’attuale presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. E’ stato proprio lui a raccogliere il malcontento popolare delle piazze egiziane sostenuto dal movimento Tamarod e a condurre quello che la comunità internazionale ha bollato come un golpe militare.

Si era laureato in ingegneria all’università del Cairo e proseguito gli studi negli Stati Uniti, con un PhD all’Università della California del sud conseguito nel 1982. In seguito, aveva mantenuto per alcuni anni una carica di ’assistant professor’ all’Universita’ di stato della California a Northridge, prima di fare ritorno in Egitto. Prima di dedicarsi alla politica, aveva insegnato all’Universita’ Zagazig.

A esprimere le sue condoglianze il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che lo ha definito un ’’martire’’. Lo rende noto l’agenzia di stampa Anadolu. Parlando del ’’primo presidente democraticamente eletto dell’Egitto’’, Erdogan ha fatto le sue condoglianze alla famiglia del defunto e all’intero popolo egiziano.

Un gruppo di deputati e avvocati inglesi denunciarono, solo mercoledì scorso, che le condizioni di detenzione in cui era tenuto l’ex presidente egiziano Mohamed Morsi potevano causargli una morte prematura. In un rapporto, il Detention Review Panel (Drp) aveva scritto che il deposto presidente egiziano stava "ricevendo cure mediche inadeguate, soprattutto per il diabete e per la malattia epatica’’ di cui soffriva. Inoltre si legge che ’’la conseguenza di questa cura inadeguata rischia di peggiorare le sue condizioni di salute durante la detenzione prolungata e rischia di provocargli una morte prematura’’. Il panel guidato dal deputato britannico Crispin Blunt sottolineava che le condizioni di detenzioni potevano essere equiparate alla tortura in base alla legge egiziana e al diritto internazionale. Veniva quindi affermato che il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi "poteva, in linea di principio, considerato responsabile del reato di tortura’’. Il Drp aveva chiesto al governo del Cairo di poter incontrare personalmente Morsi, ma senza ricevere risposta.

Il leader dei Fratelli musulmani Mohamed Sweidan, riporta l’agenzia di stampa Anadolu, ha descritto la morte dell’ex presidente egiziano come un ’’omicidio premeditato’’.

Orlando, 40 ore in fila per comizio di Trump

Trump ’saremo in 100mila’

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Tutto è pronto all’Amway Center di Orlando per il comizio con cui domani sera Donald Trump lancerà ufficialmente la campagna per la rielezione. E ci sono già le prime persone in fila dietro i cancelli del palazzetto, pronti quindi ad aspettare 40 ore per essere sicuri di aggiudicarsi uno dei 20mila posti disponibili all’interno dell’edificio.

"Ci sarà molta gente, una grande emozione, è arrivato il momento che l’America si rimetta in piedi e diventi la migliore di sempre", ha detto ad una televisione locale Gary Beck, il primo della fila che ha deciso insieme ad altri fan del presidente di campeggiare davanti al Palazzetto. Le Trump oggi ha twittato che si aspetta un’affluenza record "oltre 100mila richieste" per il comizio di Orlando e che si stanno "costruendo degli enormi schermi cinematografici così potremo accontentare tutti".

Valanga su spedizione italiana in Pakistan, feriti ma vivi

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Sono vivi i quattro italiani travolti questa mattina presto da una valanga ad un’altitudine di circa 5.300 metri nella Ishkoman Valley, nel distretto di Ghizar. A renderlo noto è Everest Today sul suo account Twitter, citando Anna Piunova, capo redattore del sito russo mountain.ru. La notizia è stata confermata all’Adnkronos da fonti diplomatiche italiane.

La spedizione, composta da quattro italiani e tre pakistani, era guidata da Tarcisio Bellò, che avrebbe riportato fratture multiple. Feriti gli altri tre italiani - Luca Morellato, David Bergamin e Tino Toldo - così come due membri pakistani Nadeem e Shakeel. Sarebbe invece morto l’altro pakistano, Davis Imtiaz.

I dettagli sono ancora molto vaghi a causa di una mancanza di comunicazione da questa zona molto remota. L’esercito pakistano sta organizzando una missione di soccorso con gli elicotteri che purtroppo non inizierà prima di domani a causa del maltempo e della lontananza della base dal luogo dell’incidente, si legge in un post.

In un post su Facebook del primo giugno Bellò ha postato una foto di loro 4 in partenza: "Tino, Luca, David e io pronti via... un saluto a tutti gli amici e sostenitori di questo progetto condiviso". Nei giorni successivi ha continuato ad aggiornare il suo profilo con le immagini della spedizione: l’ultima risale a venerdì 14 giugno.

Redazione

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