La scuola che cambia

Il ruolo del Docente dai social alle nuove economie dei saperi

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La sempre più impellente spinta dei mutamenti sociali, le trasformazioni in atto nei diversi settori della vita, l’irruzione dei mezzi mass-mediologici che si declinano con l’adozione di tecnologie sempre più avanzate nonché le nuove acquisizioni scientifiche e una maggiore consapevolezza dell’importanza della sfera emotivo-relazionale nei rapporti interpersonali, hanno imposto l’esigenza di una riflessione sul sistema formativo e sulla professionalità docente. La scuola oggi più di ieri è chiamata - in ogni ordine e grado in cui si articola - ad adotta- re un nuovo modello di organizzazione del sapere scolastico, meno rigido e vincolante più flessibile e rispondente ai nuovi bisogni formativi di studenti che devono inserirsi nella palpitante concretezza di una società sempre più complessa. «Per essere un insegnante devi essere un profeta, perché cerchi di educare persone destinate a essere attive in un futuro lontano trenta o cinquant’anni»: credo si tratti di un’osservazione molto pertinente sulle sfide che ci troviamo ad affrontare nell’insegnamento, particolarmente oggi, in cui le nostre società, le nostre economie, i nostri luoghi di lavoro e persino le nostre case stanno cambiando tanto rapidamente. Appena una generazione fa eravamo ancora in grado di prevedere con ragionevole certezza (per lo meno in gran parte) di quali abilità e di quali conoscenze avrebbero avuto bisogno gli studenti per il resto della loro vita.

Ma ora questo non è più possibile. L’istruzione e la formazione degli insegnanti sono i pilastri dell’investimento sociale per lo Stato, uno strumento politico essenziale alla costruzione di un circolo virtuoso tra innovazione e competitività, da un lato, e coesione e capacità di accogliere, dall’altro. Non ci può essere una «società del sapere» aperta, coesa e dinamica senza un’«economia del sapere» in grado di rispondere alle sfide presenti e future per quanto riguarda la competitività e l’innovazione. E non vi può essere alcuna «economia del sapere» se non vi saranno sistemi scolastici in grado di fornire ai giovani il sapere, le conoscenze e le competenze che permetteranno loro da adulti di rispondere, collettivamente e individualmente, alle sfide professionali, politiche e culturali del futuro.

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La finalità educativa prioritaria che deve fare da spina dorsale a tutti gli ordini di scuola, chiaramente in modo misurato alla specificità e peculiarità di ciascun grado, deve essere la formazione di soggetti liberi, autonomi, capaci di adattarsi in modo attivo e costruttivo, in possesso di capacità e competenze duttili che consentiranno loro di svolgere mansioni e professioni diversificate.

Questo clima di cambiamento ha comportato inevitabilmente diverse implicazioni. In primo luogo, significa che dobbiamo aiutare i giovani a sviluppare abilità di natura trasversale e trasferibile, che essi possano adeguare e utilizzare in situazioni mutevoli; da qui l’esigenza di un consequenziale ripensamento della funzione docente, della sua adeguatezza e professionalità. I docenti delle varie comunità di apprendimento sono i protagonisti, insieme agli alunni, del processo educativo e svolgono un ruolo attivo nel cambiamento del sistema di istruzione e formazione.

Ovunque è acquisita e mai messa in discussione la funzione educativa della scuola e quindi del docente, la sua vocazione essenzialmente “morale”, in termini di supporto allo sviluppo delle potenziali capacità di ogni alunno. Ma il docente è coinvolto in una crisi di identità.

La maggiore criticità riscontrabile in tutte le realtà nazionali risulta essere l’esigenza di incrementare e valorizzare la motivazione professionale di una categoria in crisi di identità. Crisi dovuta ai nuovi contesti socio-culturali in cui i docenti si trovano ad operare, alla loro scarsa «visibilità» sociale, alle nuove esigenze dell’offerta formativa per le quali non si sentono preparati né formati al ruolo stesso della scuola come agenzia di formazione. La costruzione di coerenti percorsi di formazione iniziale e continua che tenga conto dello sviluppo professionale del docente e della correlazione con l’organizzazione scolastica dovrebbe rappresentare una sfida comune ai sistemi educativi che vogliano essere efficienti ed efficaci, specie se si considera la discrasia tra le enfatiche affermazioni sul valore intrinseco della professione docente e l’oggettivo declino del suo status sia sociale sia economico. In tutti gli Stati si stanno infatti compiendo sforzi notevoli nel settore della formazione degli insegnanti e gli orientamenti dell’Unione Europea sull’argomento costituiscono punti di riferimento importanti per le politiche nazionali anche nella prospettiva della formazione permanente.

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Gli insegnanti dovrebbero altresì sviluppare competenze chiave, legate agli aspetti socio-culturali della società della conoscenza; gestire un’ampia gamma di conoscenze; saper utilizzare e integrare nella didattica le tecnologie; instaurare rapporti di fiducia con gli alunni e collaborare efficacemente con i colleghi e gli altri partner del settore educativa; incoraggiare il rispetto e la comprensione interculturale; sostenere il percorso di crescita degli allievi per una loro attiva partecipazione alla società. E lo sviluppo di tali competenze va considerato nell’intero arco della carriera, in un percorso di formazione permanente. Le azioni suggerite per migliorare la qualità della formazione degli insegnanti riguardano da un lato il versante pedagogico e disciplinare specifico, dall’altro la promozione di una cultura della ricerca e della riflessione. La qualità degli insegnanti e quindi garantire la loro formazione devono essere tra gli obiettivi più importanti del programma di investimento di ogni Paese che aspiri all’eccellenza del proprio sistema educativo. E quando si parla di formazione degli insegnanti, va considerata in tutte le sue articolazioni: dalla formazione iniziale all’aggiornamento, dall’orientamento al perfezionamento.

Leonardo Bianchi

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