La ricerca sull’Hiv, tra controversie e passi avanti

Europe5 e APRI: al Ministero presentati i due rapporti con l’Italia protagonista

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Si è appena conclusa una serie di incontri sul tema dell’Hiv, organizzati dalla Simit con il Ministero della Salute nelle ultime settimane, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS. Tante le novità scientifiche e sociali prodotte dai recenti sviluppi della ricerca, ma anche per verificare cosa manca dell’attuazione del Piano Nazionale AIDS già varato nel 2017 e per presentare due relazioni scientifiche, il Rapporto Europe5 e il Rapporto APRI, utili a inquadrare al meglio la situazione epidemiologica in Italia. A illustrare le ricadute economiche in termini di politica sanitaria, il Prof. Francesco Saverio Mennini, Research Director, Centro EEHTA, CEIS, Università di Roma Tor Vergata.

"I giovani italiani sono poco informati sull’Hiv e in molti provano imbarazzo e vergogna nel comprare i preservativi in farmacia o al supermercato - sottolinea il Viceministro della Salute Pierpaolo Sileri. - Ma il preservativo è il mezzo più sicuro per proteggersi dal contagio. Per questo ho proposto un emendamento alla legge di Bilancio per il 2020 che stanzia due milioni di euro per le campagne di informazione e di sensibilizzazione e per la distribuzione gratuita dei profilattici maschili e femminili negli istituti secondari di secondo grado e nelle università".

Ampia e trasversale la partecipazione dei parlamentari della Camera dei Deputati della XII commissione Affari Sociali e della 12a commissione Igiene e Sanità del Senato, che hanno preso parte alla tavola rotonda sulle evidenze del rapporto presentato in Europa e in Italia e sul ruolo delle regioni nell’applicazione del Piano Nazionale Aids. Tra questi, l’On. Fabiola Bologna, l’On. Elena Carnevali, l’On. Mauro D’Attis, la Sen. Michelina Lunesu, il Sen Gaspare Marinello, il Sen. Raffaele Mautone.

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Resta molto da fare nel campo della prevenzione, perché in Italia ancora troppi giovani contraggono l’infezione per via sessuale e ancora tante persone vengono diagnosticate in fase avanzata di malattia - chiarisce Marcello Tavio Presidente SIMIT. - La ragione potrebbe risiedere in entrambi i casi in un sostanziale calo di attenzione e di affezione verso il problema. In questo senso, tutti potrebbero e dovrebbero fare di più. Sarebbe bello infatti trasformare il primo dicembre di ogni anno nell’unico giorno in cui non si parla di HIV perché se ne parla negli altri giorni dell’anno. Prevenzione comportamentale mediante l’uso corretto del preservativo e test HIV in tutti coloro che hanno avuto comportamenti a rischio di malattie sessualmente trasmissibili, sono due capisaldi imprescindibili nella lotta ad HIV. Il terzo è la terapia, dei cui risultati straordinari non si parlerà mai abbastanza; grazie ad essa si potrebbe ottenere l’eradicazione di una malattia ancora prima di disporre di una cura definitiva o di un vaccino efficace”.

Nell’ambito del Piano Nazionale AIDS, CERGAS - Centre for Research on Health and Social Care Management di SDA Bocconi in partnership con SIMIT ha realizzato il progetto APRI - “Aids Plan Regional Implementation”. Il progetto, si propone di valutare lo stato di implementazione del Piano a livello nazionale, regionale e aziendale. Tra i dati più preoccupanti, è emerso che solo 7 regioni hanno recepito con Delibere regionali: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Piemonte, Puglia, Veneto. Nelle altre regioni non è stato possibile identificare un chiaro riferimento normativo che attesti il recepimento del Piano. “Il Piano Nazionale AIDS deve avere una migliore applicazione in Italia su base regionale secondo quanto ha mostrato il Rapporto APRI. La SIMIT potrebbe costituire un elemento coagulante di tutte le forze in campo” sottolinea il Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT.

In contemporanea con il convegno di Roma, si conclude a Bari il XXXII Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana per la lotta contro l’AIDS – ANLAIDS. Questa è la prima in ordine di tempo tra le Associazioni contro l’AIDS costituite nel nostro paese. “Esistono tuttavia persone che non sanno nulla di Hiv/Aids e persone che vivendo anche di frequente pratiche rischiose per la trasmissione dell’infezione non si “testano”, di fatto rendendosi vulnerabili ad acquisire e a trasferire Hiv – sottolinea Bruno Marchini, Presidente ANLAIDS. - A rischio continuano a essere alcune pratiche sessuali non protette, trasversali alle classificazioni di genere e di orientamento o di preferenza sessuale e al dato anagrafico. Dobbiamo riuscire ad arrivare di più nella popolazione generale sui comportamenti. Noi di Anlaids continuiamo quindi a diffondere e a divulgare l’importanza della corretta informazione sulla prevenzione, dell’utilizzo del profilattico, dell’accesso al test come routine, dell’ingresso e della permanenza per tutte e per tutti nel trattamento farmacologico efficace, della centralità della persona. L’obiettivo è contrastare la diffusione di Hiv ed evitare nuove diagnosi di Aids”. Occorre proseguire e divulgare le evidenze scientifiche del successo delle terapie ARV, che consentono il risultato di U=U, Undetectable=Untransmittable, ossia Non rilevabile=Non trasmissibile, l’espressione utilizzata per affermare che l’HIV non viene trasmesso all’interno di coppie in cui un partner è HIV positivo e uno HIV negativo se la viremia del partner HIV positivo non è più determinabile nel sangue, grazie alla corretta assunzione di una efficace terapia antiretrovirale, e l’importanza della PrEP.

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Centinaia di persone anche in Italia usano la PrEP o profilassi pre-esposizione per proteggersi dal virus, ma purtroppo lo possono fare solo grazie al fatto che essi stessi si sono mobilitati e alcuni medici lungimiranti, senza alcun supporto delle istituzioni, hanno organizzato servizi appositi - conclude Giulio Maria Corbelli, vice-presidente Plus onlus. - Serve con urgenza un provvedimento che renda rimborsabile il farmaco per la PrEP ed elimini il pagamento del ticket per gli esami di controllo in modo da rendere questo importante strumento di prevenzione accessibile a più persone. In Europa sono già più di 15 i paesi che prevedono la rimborsabilità del farmaco e in alcuni di essi già si comincia a vedere una diminuzione delle nuove diagnosi di infezione”.

Nicola D’Agostino

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