La produzione di energia in Europa

Tra il 2008 ed il 2017 il settore energetico ha perso il 6% della produttività

La_produzione_di_energia_in_Europa.jpg

L’Eurostat calcola il valore dell’offerta di energia in Europa. I dati con riferimento all’esercizio 2017 possono essere analizzati in forma di ranking. L’unità di misura utilizzata è il TOE ovvero thousands tonnes of oil equivalent che corrisponde all’equivalente di migliaia di tonnellate di petrolio. Chiaramente la questione della produzione di energia è connessa con il riscaldamento globale e con le politiche economiche predisposte per la salvaguardia dell’ambiente. Infatti anche se esiste la possibilità di produrre energie alternative, occorre considerare che queste nella migliore delle ipotesi arrivano a coprire il 20% della produzione, pertanto permane un 80% di produzione restante, che risulta essere posto in connessione con metodologie di produzione sostanzialmente inquinanti.

cms_14946/f1.jpg

Figura 1. Classifica dei paesi per valore dell’offerta di energia in Europa calcolata in TOE. Fonte: Eurostat, 2017.

Ai primi tre posti della classifica vi sono la Germania con un valore di produzione di energia in TOE pari a 324,4 milioni, seguita dalla Francia con un valore pari a 257,6 milioni di TOE e dal Regno Unito con un valore del TOE pari a 187.9 milioni. A metà classifica si trovano il Portogallo con un valore di TOE prodotti pari a 24,7 milioni, la Bulgaria con 18,9 milioni di TOE e la Danimarca con 18,7 milioni di TOE. Chiudono la classifica il Kosovo con 2,5 milioni di TOE, l’Albania con 2,4 milioni di TOE e il Montenegro con 1,03 milioni di TOE.

Di seguito si riportano i dati relativi alla Germania, alla Francia ed al Regno Unito.

Germania. Il valore della produzione di energia in Germania è diminuito nel periodo tra il 2008 ed il 2017. Nel 2008 il valore della produzione di energia in Germania è stato pari ad un ammontare di 342,6 milioni di TOE. Nel passaggio tra il 2008 ed il 2009 il valore della produzione di energia in TOE in Germania è diminuito passando da un valore pari a 342,6 milioni di TOE fino ad un valore pari a 321,2 milioni di TOE ovvero una variazione pari ad un ammontare di -21,4 milioni di euro pari ad un valore di 6,27%.Nel passaggio tra il 2009 ed il 2010 il valore della produzione di energia in Germania è passato da un valore pari a 321,2 milioni di euro fino ad un valore pari a 337,3 milioni di euro ovvero una variazione pari ad un ammontare di 16,1 milioni di euro ovvero pari ad una variazione di 5,02%. Nel passaggio tra il 2010 ed il 2011 il valore della produzione di energia in Germania è passata da un valore pari a 337,3 milioni di TOE fino ad un valore pari a 320,3 milioni di TOE, ovvero una variazione pari ad un valore di 16,9 milioni di euro pari ad una variazione del 5,03%. L’andamento della produzione è lentamente declinata in modo comunque altalenante fino ad arrivare ad un ammontare di 324,4 milioni di euro nel 2017. Complessivamente nel periodo tra il 2008 ed il 2017 la Germania ha perso circa il 5,32% della produzione energetica in TOE ovvero un valore complessivo pari a circa 18,2 milioni di euro.

cms_14946/f2.jpg

Figura 2.Andamento della produzione di energia in TOE in Germania, Francia e Regno Unito nel periodo tra il 2008 ed il 2017. Fonte: Eurostat.

Francia. Anche in Francia si è determinata una riduzione notevole della produzione di energia in TOE. Nel 2008 il valore della produzione di energia in TOE è stato pari a 274,4 milioni di TOE, per poi scendere in modo altalenante fino ad un valore pari a 257,6 milioni di euro. Ovvero nel periodo tra il 2008 ed il 2017 la Francia ha perso circa 16,8 milioni di TOE di produzione di energia pari al 6,15%.

cms_14946/f3.jpg

Figura 3. Produzione di energia in TOE in Germania, Francia, e Regno Unito. Fonte: Eurostat.

United Kingdom. La riduzione di valore è stata ancora più rilevante per il Regno unito che nel periodo ha perso addirittura 35,8 milioni di TOE di produzione di energia, un valore che risulta essere superiore alla somma della perdita in Germania ed in Francia con una riduzione pari ad un valore di 16,01%. Il valore della produzione di energia in TOE in UK è stato pari ad un ammontare pari a 223,7 milioni di euro ed è arrivato fino ad un valore pari a 187,9 milioni di euro ovvero pari ad una riduzione di 35,8 milioni di euro.

cms_14946/f4.jpg

Figura 4. Variazione assoluta della produzione di energia in Germania, Francia e Regno Unito. Fonte: Eurostat.

Conclusione. In conclusione appare evidente la riduzione della produzione di energia in Europa. La riduzione della produzione può essere dovuta a diversi fattori tra i quali però bisogna annoverare la produzione industriale. La produzione di energia infatti è connessa alla produzione industriale. Poiché l’Europa a seguito della crisi del 2008 ha dovuto abbandonare il proprio sistema industriale, anche la produzione di energia ha subito una riduzione notevole, che per alcuni casi, come per UK, arriva fino al 16%. Certamente una buona notizia per gli ambientalisti ed per l’opinione pubblica favorevole alla sostenibilità ambientale, e al cambiamento del sistema produttivo in ottica green. La distruzione del sistema industriale a seguito della crisi del 2008 ha risolto la questione dell’adeguamento degli impianti produttivi alle norme ambientaliste stringenti. Una Europa libera dal sistema manifatturiero, soprattutto meccanico, come per esempio nell’automotive, è anche una Europa più green, sostenibile e vicina alla sensibilità della popolazione ambientalista. Ovviamente c’è comunque un costo da pagare, e questo costo consiste nella massiccia, e poderosa perdita di competitività dell’Europa che priva del settore industriale si affida ai soli servizi per avere un ruolo internazionale. Certo lo sviluppo dell’economia dei servizi, è anch’esso compatibile con l’ottica green dominante, tuttavia è noto che la produttività dei servizi è bassa, e che i lavoratori dei servizi sono sottoposti ad un continuo e crescente processo di flessibilizzazione e perdita di stabilità contrattuale e reddituale dovuto alle modificazioni orizzontalistiche manifestatesi nelle organizzazioni produttive. Occorre allora trovare un nuovo equilibrio, ed immaginare una nuova Europa, che non rinuncia all’industria, ma che la sappia innovare attraverso la robotica e l’intelligenza artificiale, per giungere ad un modello produttivo dove gli algoritmi siano consapevolmente utilizzati per salvaguardare la produttività senza perpetuare il laboricidio degli occupati. Soprattutto occorre considerare che l’economia digitale, potrebbe essa stessa guidare una crescita della produttività, una volta immessa nella dinamica dell’internet of things. E certamente gli ambientalisti sottovalutano il costo ambientale della produzione di byte che potrebbe divenire davvero rilevante con il passaggio all’utilizzo massificato dei big data nelle organizzazioni pubbliche e private.

cms_14946/f5.jpg

Figura 5. Andamento della variazione percentuale della produzione di energia in Germania, Francia e Regno Unito. Fonte: Eurostat.

In sintesi la riduzione della produzione energetica è un bene per l’ambiente, tuttavia in misura prospettica essa sembra foriera di recessione e disoccupazione, se non accompagnata da cambiamenti strutturali che attraverso l’immissione di tecnologia nel settore dei servizi, possa comportare un recupero della competitività dell’economia europea nello scenario internazionale.

Angelo Leogrande

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su