La partecipazione alla società dell’apprendimento

Cresce con la forza lavoro, si riduce con l’esclusione sociale

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L’Eurostat presenta un database molto ampio che può essere utilizzato per stimare gli effetti tra variabili politiche, economiche e sociale tra i vari paesi dell’Unione Europea. In modo particolare i dati fanno riferimento al periodo tra il 2010 ed il 2018 e fa riferimento ai seguenti paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Montenegro, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sweden, Regno Unito. Di seguito è presentato il modello econometrico stimato:

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La relazione tra partecipazione degli adulti all’apprendimento nella popolazione tra i 25 e i 64 anni e il tasso di occupazione nella fascia d’età 20-64 anni. Si tratta di una relazione positiva. La crescita dell’occupazione induce ad una crescita della partecipazione agli adulti all’apprendimento sostanzialmente per due motivazioni:

  • I lavoratori hanno una età adulta: l’età dell’ingresso nel mondo del lavoro, analizzata nell’interno della variabile occupazionale ovvero 20-64 anni tende a coincidere con la variabile relativa all’apprendimento nella popolazione compresa tra una età di 25-64 anni. Pertanto le due variabili hanno un elemento in comune: nelle società analizzate i lavoratori tendono ad entrare tardi nel mondo del lavoro e pertanto sono essi stessi oggetto di un processo di learning in età adulta che è in parte necessario sia per l’inserimento nel mercato del lavoro che per i percorsi di carriera.
  • I lavoratori nei paesi analizzati lavorano nel settore dei servizi: il settore dei servizi occupa la maggior parte dei lavoratori, una percentuale che tende a salire al 70-80% nei paesi a reddito elevato. Il lavoro nel settore dei servizi è un lavoro immateriale. L’immaterialità comporta per il lavoratore la necessità di accedere a percorsi di conoscenza, e cognitivi che siano continuativi ovvero che siano sostanzialmente rivolti all’accrescimento delle skills, delle know how del capitale umano. Le imprese e le organizzazioni del settore dei servizi tendono a produrre degli incentivi per consentire ai lavoratori di incrementare le proprie conoscenze anche sussidiati da adeguate politiche economiche orientate all’arricchimento del capitale umano.

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Ne deriva che per far crescere l’orientamento della società nei confronti dell’apprendimento degli adulti potrebbe essere anche sufficiente incrementare il valore degli occupati nel settore dei servizi in connessione con lo sviluppo di politiche economiche di sostegno nei confronti del capitale umano. In questo senso non mancano in Europa delle azioni specifiche rivolte alla realizzazione di una vera e propria società dell’apprendimento ovvero della learning society. Tuttavia, anche se il progetto utopico di una società dell’apprendimento può essere promozionato dagli enti pubblici è pure necessario sottolineare quanto questo sia in realtà caratterizzato da elementi di inevitabile fallimento. Il fallimento della società dell’apprendimento è prodotto da due fattori che sono esterni alle politiche economiche e che riguardano da un lato i processi produttivi della conoscenza e dall’altro lato l’assetto demografico della popolazione europea. Per quanto riguarda il processo di produzione della conoscenza è necessario sottolineare che il bene conoscenza tende ad essere oggetto di una crisi da sottoproduzione ovvero tende ad essere prodotto sempre meno di quello che sarebbe necessario produrre. La sottoproduzione del bene conoscenza è dovuta alla presenza di brevetti e diritti di proprietà intellettuale che possono limitare l’accesso delle persone e delle organizzazioni nei confronti di quelle che sono le possibilità produttive insite nell’interno dei processi conoscitivi. Tuttavia vi è anche una questione demografica da analizzare ovvero, l’invecchiamento della popolazione europea rende difficile sostenere il progetto di società della conoscenza, non foss’altro che l’invecchiamento induce delle problematiche che possono ridurre fortemente l’accesso ai beni intellettuali. Occorre pertanto intervenire sia sul piano della regolamentazione dei brevetti e della proprietà intellettuale che sotto il punto di vista demografico per evitare la società della conoscenza sia soltanto l’ultimo stadio di una economia incapace di produrre beni fisici e che si rifugia nell’immateriale per la difficoltà di affrontare le sfide del reale.

Relazione tra la partecipazione degli adulti all’apprendimento e il tasso di disoccupazione. Si tratta di una relazione positiva. Può sembrare strano che la partecipazione degli adulti all’apprendimento cresca con la disoccupazione. In realtà la relazione può essere meglio compresa se si parte dal presupposto che le politiche economiche per l’inserimento dei disoccupati nell’interno del mercato del lavoro sono basate su processi di partecipazione alla learning society. E pertanto esiste la suddetta relazione positiva tra partecipazione degli adulti all’apprendimento e tasso di disoccupazione. Tuttavia occorre anche considerare che il processo di apprendimento necessario per resistere all’innovazione tecnologica laboricida deve essere continuativo e non solo rivolto al caso dei disoccupati. Infatti una volta che il disoccupato è inserito nell’interno del contesto lavorativo, soprattutto se nell’ambito dei servizi, deve necessariamente continuare a formarsi e quindi a partecipare dell’apprendimento. Occorre mettere tuttavia in guarda il rischio dell’eccessiva fiducia nei confronti dell’apprendimento come strumento per sfuggire alla disoccupazione. Infatti attravero i vari processi dell’industria 4.0 il processo di automazione arriverà a riguardare anche le imprese dei servizi, e sarà difficile competere con il contenuto di conoscenza che gli algoritmi riusciranno a mettere in campo nei vari settori dei servizi. Occorrerà a quel punto incrementare ulteriormente i processi formativi, superando la dimensione dell’apprendimento, per arrivare ad una società professionalizzata caratterizzata da lavoratori capaci di mettere in campo delle hard skills. Esisteranno ancora rilevanti giacimenti di reddito nelle soft skills legate per esempio alle capacità amministrative ed organizzative tipiche dei managers, e quindi occorre formare anche delle persone che siano in grado di gestire dei processi complessi, e che attraverso il company and community building siano in grado di sfuggire alle minacce della disoccupazione prodotte dalla tecnologia.

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La relazione tra partecipazione degli adulti all’apprendimento nella popolazione avente una età tra i 25 e i 64 anni e il valore dei salari minimi. Si tratta di una relazione positiva. Anche in questo caso il valore è da riconnettere a delle politiche economiche che impongono ai lavoratori che sono inseriti nell’interno di percorsi di lavoro a salario minimo di agire attraverso anche dei corsi di formazione, che siano rivolti all’accrescimento del contenuto di conoscenza nell’interno dell’esercizio delle attività professionali. Le persone che infatti accettano dei salati minimi sono tipologie di lavoratori che vivono al limite, al margine dell’occupazione e che riescono ad entrare nell’interno del mercato del lavoro grazie alle politiche economiche del welfare. Tuttavia occorre considerare che anche per questi percorsi di inserimento e di sostegno dell’occupazione esiste una forte componente di ciclicità che riguarda quindi sostanzialmente il rapporto con la dimensione dell’acquisizione di componenti professionali che siano in grado di garantire al lavoratore la sopravvivenza anche nel caso di fase avversa del ciclo economico. In questo senso sarebbe quindi necessario, se si volesse incrementare il valore della performance delle politiche economiche del lavoro, orientare i lavoratori verso dei percorsi professionali che possano costituire delle rendite posizionali, per quello che è possibile nell’interno dell’economia della conoscenza. In questo senso è necessario porre qualche critica nei confronti degli enti, delle agenzie e delle istituzioni culturali e formative che si occupano della società dell’apprendimento. Per sopperire a questa problematica bisognerebbe prendere in considerazione la possibilità di istituire dei percorsi di formazione ed apprendimento certificati dallo stato o da enti pubblici, una sorta di scuola per adulti, organizzata secondo le modalità della conciliazione lavoro-formazione e nell’utilizzo degli strumenti tecnologici, che possa essere in grado di offrire formazione di qualità alla popolazione adulta.

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La relazione tra partecipazione degli adulti all’apprendimento e persone a rischio di povertà o esclusione sociale. Si tratta di una relazione negativa. La crescita della partecipazione degli adulti all’apprendimento è associata negativamente al numero delle persone a rischio di povertà. Il rischio povertà o esclusione sociale chiaramente pone le persone al di fuori dei percorsi di apprendimento, che come abbiamo visto caratterizzano soprattutto persone che lavorano o che cercano lavoro. I poveri ed i socialmente esclusi invece hanno delle problematiche anche a cercare lavoro e partecipare della forza lavoro attiva. Una delle manifestazioni più cruente dell’esclusione sociale è infatti proprio il fatto di non riuscire ad entrare nel mercato del lavoro. L’esclusione dal mercato del lavoro è la forma più violenta di esclusione sociale. La povertà opera sia come una causa che come una conseguenza dell’esclusione sociale ed è anch’essa caratterizzata dalla difficoltà di operare nella società. Occorre considerare che la povertà e l’esclusione sociale sono anche associate a fenomeni di demotivazione che portano le persone ad uscire dal novero delle persone che cercano lavoro e quindi i poveri e gli esclusi vengono anche stralciati dal tasso di disoccupazione. Il tasso di disoccupazione infatti considera solo persone che sono interessate a trovare lavoro. I poveri e gli esclusi invece sono privi di motivazioni a cercare lavoro. Occorre quindi in questo caso agire socialmente, psicologicamente, per realizzare l’empowerment. Tuttavia questa azione deve essere considerata nell’interno della società dell’apprendimento, poiché anche le metodologie di attivazione delle emozioni e dei sentimenti,che sono molto importanti per l’attivismo nel mercato, possono essere oggetto di una particolare forma di educazione degli adulti. Occorrono quindi dei percorsi specifici per i poveri e gli esclusi per fare in modo che anch’essi a seguito di adeguati processi formativi possano realizzare l’entrata nella popolazione attiva.

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La relazione tra la partecipazione degli adulti all’apprendimento nella popolazione e la percentuale di popolazione che vive la deprivazione materiale. Si tratta di una relazione positiva. La deprivazione materiale è una condizione che può riguardare anche i lavoratori poveri, i cosiddetti working poors, ovvero delle persone, le quali pure lavorando permangono in una condizione di disagio economico e finanziario dovuto sostanzialmente ai redditi bassi, intermittenti ed inadeguati. Pertanto esiste una relazione positiva tra queste due variabili, poiché anche le persone sottoposte a deprivazione materiale, crescono in connessione con la partecipazione degli adulti all’apprendimento. Infatti spesso questi lavoratori sono costretti a fare dei corsi per l’aggiornamento professionale, e per migliorare la propria condizione. Inoltre occorre considerare che, sotto il punto di vista demografico, ed in modo particolare con riferimento all’età, le due variabili in oggetto presentano una certa coerenza. Per queste motivazioni esiste una relazione positiva. Molto spesso infatti si immagina che il lavoro risolve le questioni economiche, sotto il punto di vista materiale. Ed invece la crescita e lo sviluppo di sistemi orientati alla sostanziale precarietà rendono anche il lavoro inutile per la risoluzione delle questioni economiche e finanziarie. Soprattutto i cicli dell’economia e il modello di organizzazione orizzontale assunto dalle imprese impediscono di creare delle vere e proprie carriere e pertanto il rischio di scadere nell’ampia classe dei working poors è sempre un rischio reale anche per le persone skillate e dotate di competenze hard.

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Conclusione. In conclusione, come appare evidente, la società dell’apprendimento è positivamente associata ad ogni tipologia di categoria pure presente nel mercato del lavoro ovvero: occupati, disoccupati, persone con redditi minimi, e persone caratterizzate da deprivazione materiale. Solo nel caso dei poveri e degli esclusi socialmente si verifica una relazione priva di positività. Tale relazione che manca la positività è prodotta sostanzialmente dal fatto che i poveri e gli esclusi sono stralciati anche dal novero della disoccupazione, poiché essi, privi di motivazioni, hanno smesso di cercare lavoro. La società della conoscenza, l’economia della conoscenza, richiedono un orientamento all’apprendimento da parte della popolazione.

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Tuttavia occorre considerare che anche l’economia della conoscenza ha i suoi fallimenti ed essi risiedono nella sottoproduzione del bene conoscenza e nello sviluppo di una economia dei servizi che si caratterizza per forme di precariato crescente e di orizzontalismo organizzativo che si oppongono allo sviluppo dei percorsi di carriera dei lavoratori.

Angelo Leogrande

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