La nuova era iconica inaugurata dai social network

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Per gli appassionati del web e per i semplici curiosi, sono appena stati pubblicati gli Internet Trend di Mary Meeker, il rapporto annuale sulle tendenze di internet che raccoglie una valanga di dati relativi al mondo digitale. Il general partner di Bond Capital ha realizzato uno slideshow di 333 pagine che prende in esame tutte le principali tendenze della rete nell’anno appena trascorso e anticipa quelle che saranno le tendenze per l’anno prossimo.

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Mary Meeker nella sua ricerca sul mondo digitale ha toccato tutti gli aspetti più importanti del web e le tematiche più calde e appassionanti. Dal rapporto emerge che circa il 51% della popolazione mondiale, parliamo di 3,8 miliardi di persone, si è connesso a internet lo scorso anno, rispetto al 49% del 2017. Un altro dato su cui è interessante fare una riflessione riguarda le vendite di smartphone, principale accesso a internet per molte persone in tutto il mondo, vendite in calo perché gran parte del mondo ne possiede già uno e dunque il mercato sembra andare verso una naturale saturazione. Aumenta anche il tempo che gli americani passano in rete: 6,3 ore al giorno nel 2018, in aumento del 7% rispetto al 2017, una crescita che proviene dall’uso crescente di dispositivi mobili e di altri dispositivi connessi.

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Un punto di riflessione che desta invece maggior preoccupazione è l’argomento privacy, sempre più al centro degli interessi degli utenti: nel primo trimestre del 2018, l’87% del traffico web mondiale è stato crittografato, ovvero controllato e registrato in banche dati da parte degli internet provider, un dato in aumento rispetto al 53% di tre anni fa.

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Il rapporto Mary Meeker però ci porta anche a un’altra considerazione più che altro di carattere sociale sull’uso delle nuove tecnologie: più del 50 per cento delle interazioni su Twitter avviene tramite immagini, fotografie o video. Le conseguenze di questo cambiamento, tralasciando per un attimo il dato economico che vede appartenere al mondo digitale ben sette delle dieci aziende più ricche del mondo e l’iperconnessione globale, sono un avanzamento di una specie di capitalismo iconografico e una furia delle immagini su base dilettantistica che desacralizzano l’esperienza atavica legata al mondo delle rappresentazioni iconiche, avvicinando l’oggetto e il soggetto raffigurato a una comunicazione più vicina, veloce, semplice, reale e soprattutto emotiva. Sotto questo aspetto aumentano e prolificano interazioni sociali sempre più iconiche meno ragionate e riflessive, proprio perché emotive e votate alla sintesi di soluzioni nuove. Siamo in una nuova era fondata sull’iconicità e sul valore sacro del simbolo come oggetto di scambio dove il corpo è il centro della e delle nostre esperienze in un, come rilevato da Carlo Formenti, «capitalismo reticolare duttile e potente da far sì che un hobby, una passione sportiva o un gioco possano essere oggetto di calcolo economico, al punto da generare reddito».

Andrea Alessandrino

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