La morale degli uomini e l’amorale delle macchine

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La repentina e inarrestabile diffusione delle tecnologie digitali e la loro pervasiva intrusione nelle nostre vite di tutti i giorni, hanno chiesto a ognuno di noi una riconfigurazione di comportamenti, rapporti ed esperienze personali e sociali, alla luce e sotto l’accelerata data in particolar modo dall’uso pressoché mondiale dei social network. La rivoluzione mediatica, digitale, informazionale, comunicazionale e sociale provocata da apparecchi e software in grado di oggettivizzare il mondo e la conoscenza, ha inevitabilmente provocato dei cambiamenti nei comportamenti umani, che hanno fatto saltare definitivamente barriere un tempo invalicabili, tra cui in particolar modo quella che separava la vita pubblica dalla vita privata. Il carattere sacro della vita privata è un’eredità del Novecento conquistata nel corso di decenni e grazie a lotte politiche e sociali, andata perduta nel giro di pochi anni sotto i colpi di un’infinita rivoluzione tecnologica, ancora in corso, e di una parallela rivoluzione digitale che ha posto come base ideologica il netto rifiuto di un’organizzazione della vita ferma a considerazioni medio-borghesi di un passato cancellato a colpi di click.

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La realtà digitale, ossimoro moderno e per certi versi estatico di un mondo racchiuso in una rete collettiva invisibile, rifiuta per la sua stessa esistenza e sopravvivenza, meandri nei quali gli individui possano nascondersi e celare la propria visibilità. Anima e corpo, come psiche e techne, devono invece abbandonarsi a un’entità allo stesso tempo trasparente e unidimensionale, senza strutture a reggerne segreti e forme identitarie. I numerosi sottoinsiemi generati dal web-Leviatano (social media), dopo averci abbindolati alla falsa credenza di un collettivismo di massa al quale abbandonarci per far emergere con forza il potere del Logos transfrontaliero, si sono poi svelati e appalesati come uno strumento al servizio di interessi altri, una macchina la cui principale finalità è di confezionare uno sfogatoio di ansie, paure, odi e amori, sentimenti e passioni umane, troppo umane, affidate all’elaborazione fredda, calcolatrice e manipolatrice di internauti privi di potere decisionale e di senso di responsabilità sui frutti dei loro sentimenti. Terminati i riferimenti a un solido passato fatto di uomini, temi, ideologie maître à penser con compiti di guide politiche, filosofiche o religiose, è ora il tempo di modernità liquida in cui decisioni e indirizzi comportamentali appartengono sempre meno a donne e uomini virtuosi e sempre più ad algoritmi (virtuali).

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Sono le disposizioni algoritmiche, basate sul calcolo e sui big data, a stabilire e indicare una morale che sostituisca le tradizionali istanze del passato legate a ruoli e uomini oggi vetusti, considerati alla stregua di parodie sovranistiche non più confacenti a tempi di decisioni e scelte rapide. L’état c’est moi sembrano affermare social media ritenuti depositari di una sovranità populisticamente concessali da moltitudini mai conosciute nella storia. Un esercito pressoché infinito di app, molto più potente di quelli del passato perché in possesso di armi ben più letali di quelle da sparo, piega ogni timido tentativo di resistenza, annulla ogni concetto di frontiera e confine politico, ridimensiona e ristabilisce secondo nuove e più semplicistiche definizioni concetti e parole come stato, nazione, popolo, sovranità sussumendole tutte sotto l’egida del controllo per finalità collettive ben più importanti come il ben-essere individuale. Le tecnologie del e per il potere sono soggetti politici a tutti gli effetti basate su differenze con il passato: senza contorni, senza frontiere, senza ideologie, senza religioni. Il consenso è veicolato solo tramite piattaforme in una frammentazione e polarizzazione sulla quale converge tutta l’umanità per creare una fabbrica del consenso nella quale operano indefessamente hate speech, troll, fake news, falsi profili e bot, ossia nuovi e ancor più pericolosi soggetti di una politica che privilegia la dimensione emotiva sulla razionalità; il sentiment e il ri-sentiment usati come frecce avvelenate e scagliate sotto forma di innocenti cinguettii nell’infinito spazio del web.

Andrea Alessandrino

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