La crescita delle esportazioni italiane tra il 2010 e il 2017

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Un dato che contraddice le politiche proposte dagli euroscettici: l’euro consente di acquistare materie prime in modo conveniente.

L’inflazione bassa incrementa la probabilità di investimenti produttivi grazie anche al capitale umano disponibile a salari competitivi.

Nell’analisi seguente si prendono in considerazione alcuni elementi facenti parte dell’economia internazionale italiana, ovvero facenti riferimento in modo particolare alle importazioni ed alle esportazioni italiane. L’analisi proposta è statica, cioè priva dell’individuazione dei nessi causali, per i quali è necessario individuare dei veri e propri test di specificazione. Tuttavia, viene proposta una matrice delle correlazioni per individuare le relazioni tra l’andamento del prodotto interno lordo definito sotto il punto di vista pro-capite e le caratteristiche tipiche dell’economia internazionale italiana. Le variabili analizzate fanno riferimento al periodo tra il 2010 e il 2017. La fonte è OCSE.

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Importazioni di beni e servizi come percentuale del prodotto interno lordo. Il valore delle importazioni come percentuale del prodotto interno lordo in Italia è stato crescente nel periodo tra il 2010 e il 2017. Nel 2010 il valore delle importazioni di beni e servizi è stato assimilabile ad un valore pari al 27,2% del Prodotto interno lordo. Nel passaggio tra il 2010 e il 2011 l’ammontare delle importazioni di beni e servizi è aumentato del 5,2%, ovvero di un aumento pari a 1,4 unità fino ad un valore pari a 28,6%. Tra il 2011 e il 2012 il valore delle importazioni come percentuale del prodotto interno lordo è passato da un valore pari a 28,6% fino ad un valore pari a 27,6%, che si traduce in una riduzione pari ad 1 unità equivalente ad una riduzione di -3,4%. Tra il 2012 e il 2013 il valore delle importazioni è diminuito ulteriormente fino ad arrivare al 26,6%, che equivale ad una riduzione dell’1,00% pari ad una riduzione del 3,4%. Nel passaggio tra il 2013 e il 2014 l’ammontare delle importazioni come percentuale del prodotto interno lordo è passato da un valore pari a 26,6% fino ad un valore pari a 26,5%, ovvero una riduzione pari a -0,1 unità pari a -0,6%. Tra il 2014 e il 2015 il valore delle importazioni come percentuale del PIL è passato da un valore di 26,5% fino ad un valore di 27,00%, ovvero una variazione pari a 0,5 unità, ovvero pari a 2,1%. Nel passaggio tra il 2015 e il 2016 il valore delle importazioni come percentuale del prodotto interno lordo italiano è passato da un ammontare pari al 27,00% fino ad un valore pari a 26,5%, ovvero una variazione pari a -0,4 unità pari a -1,7%. Nel passaggio tra il 2016 e il 2017 l’ammontare del valore delle importazioni come percentuale del prodotto interno lordo è passato da un ammontare del 26,5% fino ad un valore di 28,2% ovvero una crescita di 1,7 unità pari ad una crescita del 6,3%. Nel complesso, nell’interno del periodo considerato il valore delle importazioni come percentuale del prodotto interno lordo è cresciuto di 1,1 punti percentuali. Tuttavia, occorre considerare che esiste una relazione positiva tra il valore del prodotto interno lordo ed il valore delle importazioni di beni e di servizi, anche se questa relazione è priva di significato statistico nel senso del p-value ed ha anche un valore di correlazione ridotto.

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Esportazioni come percentuale del prodotto interno lordo. Le esportazioni di beni e servizi come percentuale del prodotto interno lordo sono cresciute nel periodo considerato dal valore pari a 25,2 nel 2010 fino ad un ammontare pari a 31,3 nel 2017. Tra il 2010 e il 2011 il valore delle esportazioni di beni e servizi come percentuale del prodotto interno lordo in Italia è passato da un valore pari a 25,2 fino ad un valore di 27,00, ovvero una crescita di 1,8 unità pari a 7,2%. Nel passaggio tra il 2011 e il 2012 l’ammontare delle esportazioni come percentuale del prodotto interno lordo è cresciuto dal 27,00% fino ad un valore pari a 28,6%, ovvero una crescita pari a 1,6 unità pari a 5,9%. Nel passaggio tra il 2012 e il 2013 l’ammontare delle esportazioni di beni e di servizi è passato da un valore pari a 28,6% fino ad un valore pari a 28,9%, ovvero una crescita di 0,3 unità pari a 1,00%. Nel passaggio tra il 2013 e il 2014 il valore delle esportazioni come percentuale del PIL è passato da un valore pari a 28,9 unità fino ad un valore pari a 29,3 unità, ovvero una crescita pari a 0,4 unità pari a 1,5%. Tra il 2014 e il 2015 il valore delle esportazioni di beni e di servizi è passato da un valore pari a 29,3 fino ad un valore pari a 29,9, ovvero una crescita pari a 0,6 unità pari al 2,1%. Nel passaggio tra il 2015 e il 2016 il valore delle esportazioni di beni e servizi è passato da un valore pari a 29,9% del PIL fino ad un valore pari a 29,8% del PIL, con una riduzione marginale pari a -0,1 unità. Tra il 2016 e il 2017 il valore delle esportazioni di beni e servizi è passato da un valore pari a 29,8% del PIL fino ad un valore pari a 31,3 % del PIL, ovvero una crescita pari a 1,5 unità pari al 5,00%. Nel complesso, il valore delle esportazioni come percentuale del PIL è cresciuto di un valore pari a 6,1 punti di PIL. Occorre considerare che le esportazioni nell’interno del periodo analizzato sono associate in modo positivo e statisticamente significativo alla crescita del prodotto interno lordo pro-capite. Del resto, la presenza di una relazione positiva risulta anche dall’ampio valore della matrice delle correlazioni, superiore allo 0,8.

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Conclusioni. Nella definizione del prodotto interno lordo la crescita del PIL avviene con la somma delle esportazioni al netto delle importazioni. Tuttavia, nell’interno delle strategie di crescita economica occorre anche mettere in discussione la teoria economica pure rimando la validità della metodologia computazionale del prodotto interno lordo ai fini del calcolo della contabilità nazionale. Del resto, alcuni Paesi crescono con un aumento delle importazioni, come per esempio gli USA, ed altri Paesi crescono con l’aumento delle esportazioni, come per esempio l’Italia. Occorre allora considerare, nell’interno delle specificità dei singoli Paesi, quelle che sono le caratteristiche delle politiche economiche commerciali conseguite anche sulla base delle dotazioni di materie prime, capitale umano, capitale finanziario e tecnologia. L’attuale ordinamento dell’economia internazionale sembra avere destinato la produzione di beni e servizi all’economia asiatica, per quanto le attività significative nel senso della progettazione, e taluni prodotti di fascia alta e legati al lusso, vengano prodotti nel mondo occidentale. Tuttavia, al netto delle caratteristiche dell’economia della produzione di beni di lusso o di eccellenza che viene ad essere realizzata nell’interno dell’economia occidentale, la maggior parte della produzione di massa avviene nell’interno dell’economia asiatica. Occorre del resto considerare anche il costo dell’energia, che incide in modo specifico in un paese come l’Italia, privo di materie prime. Un qualche ruolo deve inoltre essere riconosciuto anche all’economia monetaria. In modo particolare, il valore elevato dell’euro consente da un lato di acquistare le commodities nell’interno del mercato internazionale e dall’altro lato, grazie alla bassa inflazione, consente di realizzare degli investimenti produttivi nell’interno dei settori tecnologici possibili anche grazie alla presenza di capitale umano qualificato a prezzi competitivi. Pertanto, contrariamente ai sostenitori dell’uscita dall’euro, i dati mostrano la crescita delle esportazioni in presenza di euro senza svalutazione monetaria grazie al riposizionamento internazionale del sistema produttivo italiano orientato al lusso, all’eccellenza, attraverso l’utilizzo del capitale umano nelle imprese tecnologiche e creative.

Angelo Leogrande

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