La Giornata Mondiale della Marionetta 2018 fa tappa a Bari

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L’evento, in programma a Bari fino al 19 marzo, è di quelli che riescono a mettere d’accordo proprio tutti, grandi, ragazzi e piccini. Il teatro “la Casa di Pulcinella” apre le sue coloratissime porte ad una serie di eventi nell’ambito della Giornata Mondiale della Marionetta. Una girandola effervescente di spettacoli, mostre e performance daranno impulso alla manifestazione promossa dalla più antica associazione teatrale esistente, l’Unima (Union Internationale de la Marionnette).

Nata a Praga nel 1929, l’associazione oggi è presente in 83 Paesi e promuove ogni anno questa grande festa del teatro di figura proprio per rinsaldare l’unione degli Stati che vi partecipano. La manifestazione, che si celebra ogni anno il 21 marzo, per la prima volta viene ospitata in un teatro del capoluogo barese.

La Casa di Pulcinella è statafondata dal Granteatrino di Paolo Comentale nel 1988 proprio per rilanciare il teatro dei pupi, delle marionette e dei burattini.

La manifestazione si è aperta con un convegno sul tema della tradizione. Una tavola rotonda dal titolo Da Mare a Mare. L’Opera dei Pupi tra Campania e Puglia ha avviato il dibattito sul confronto dell’Opera dei Pupi tra Canosa e Barletta con le coeve esperienze tra Napoli e la Sicilia, al fine di confrontare le due scuole, quella napoletana e quella pugliese, sviluppatesi entrambe fuori dalla Sicilia.

Sono intervenuti Aldo Patruno, Direttore del Dipartimento Turismo e Cultura della Regione Puglia, Silvio Maselli, assessore alle Culture e Turismo del Comune di Bari, Aldo De Martino, Presidente Unima Italia e altre personalità del mondo accademico teatrale.

Tra gli eventi collaterali della manifestazione, le mostre il mio amico Pulcinella, i Pupi di tradizione campana e pugliese e la rassegna di video proiezioni dei cartoni animati di Gianini e Luzzati Omaggio a Rossini, in onore dei due maestri del cinema d’animazione, autori di grandi capolavori realizzati con la tecnica del découpage, alcuni dei quali candidati all’Oscar. Lunedì 19 marzo la manifestazione si concluderà con due spettacoli in matinée per le scuole.

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L’Opera dei pupi è il teatro tradizionale delle marionette dell’Italia meridionale. Affermatosi in Italia agli inizi del 1800, è stato dichiarato capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità.

Le tre derivazioni tutt’ora presenti sono quella “palermitana”, caratteristica della Sicilia occidentale, quella “catanese”, diffusa nella Sicilia orientale e in Calabria, e quella “napoletana”, tipica di Campania e Puglia. Differiscono sostanzialmente tra loro per le riconoscibili caratterizzazioni locali di costumi. Le rappresentazioni dell’Italia meridionale concentrano l’elemento distintivo sul combattimento con le spade, che diventa centrale nello spettacolo.

I soggetti caratteristici dell’opera dei pupi sono lunghe vicende rappresentate a puntate, risalenti alla letteratura medievale francese: le Chansons de Geste, che narrano le avventure di Carlo Magno e dei suoi Paladini. In Italia, le trame dei poemi francesi hanno subito evidenti trasformazioni, da cui sono nate alcune tra le più famose opere della letteratura italiana: il Morgante del Pulci, L’Orlando innamorato del Boiardo, l’Orlando furioso dell’Ariosto. Tanti gli scrittori che hanno dedicato pagine memorabili all’Opera dei Pupi: Gesualdo Bufalino, Pirandello, Leonardo Sciascia, fino a Pasolini e Camilleri, con Il sorriso di Angelica.

Ma le contaminazioni di questo variopinto mondo, fatto di fili e canovacci colorati, non hanno ispirato solo gli scrittori: anche le più iconiche figure del teatro popolare italiano si sono lasciate ammaliare dalle movenze disarticolate dei burattini. Totò rimarrà cristallizzato nell’immaginario collettivo per il suo Pinocchio burattino.

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Ma quali sono i legami che uniscono la tradizione campana e quella pugliese? Come le due culture si sono influenzate tra di loro?

Mentre in Sicilia la scuola locale prende piede rapidamente, a Napoli, dove il fenomeno sta ormai scomparendo, la tradizione dei pupi si sarebbe probabilmente estinta se non fosse stato per alcuni marionettisti che decidono di portare in Puglia alcuni degli spettacoli della tradizione campana. Il rilancio dell’opera dei pupi a Canosa si deve soprattutto ad un giovane figlio di mercanti di stoffe di Barletta, Lorenzo Dell’Aquila, che, durante un viaggio a Napoli, rimane folgorato da uno spettacolo cui assiste al punto di rinunciare a seguire le orme imposte dalla sua famiglia e di dedicarsi all’arte delle marionette. Lorenzo fonda una compagnia itinerante, “Aurora”, che, dopo il primo conflitto mondiale, si stabilizza definitivamente a Canosa. Qui le marionette sviluppano il loro patrimonio drammaturgico, che diviene una vera ricchezza per la famiglia. I cavalli di battaglia sono i successi intitolati La morte di Clorinda dalla Gerusalemme liberata e la Disfida di Barletta.

Si può quindi affermare che la famiglia Dell’Aquila sia stata la prima a portare i pupi in Puglia e, soprattutto, che il loro è stato l’ultimo vero esempio della storica scuola napoletana delle marionette.

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A Barletta la storia si ripropone quasi analoga, avendo come protagonista la famiglia Immesi. Michele Immesi si trasferisce dalla provincia di Palermo nella cittadina pugliese, dove organizza il suo teatro. Entrambe le compagnie macinano entusiasmo riempendo le piazze di pubblico che assiste da comprimario nel racconto: quando Rinaldo viene ingiustamente rinchiuso in galera, la folla chiede a gran voce la sua scarcerazione; quando il perfido Gano si macchia di tradimento, la reazione degli spettatori è incontenibile: sul palco volano pomodori marci e verdura maleodorante. Lo spettacolo può durare anche tre ore ed il pubblico rimane in religioso silenzio, trepidando ad ogni cambio di scena e ad ogni improvvisazione.

A Corato, piazza Buonarroti assume l’appellativo di “Largo delle marionette” perché il teatro degli Immesi la occupa anche per sei mesi di fila, portando in scena tutto il repertorio cavalleresco.

L’obiettivo di queste giornate è quello di far conoscere, allo scopo di rivalutarle, tradizioni perse nel tempo. Espressioni che, in quanto identitarie, ci potrebbero aiutare a comprendere realtà socio culturali così lontane da quelle in cui viviamo, ma proprio per questo intriganti e meritevoli di approfondimento.

Maria Cristina Negro

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