La Germania scarica il “bazooka” a Draghi

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La Bundesbank tedesca ha detto no all’acquisto massiccio di titoli di Stato da parte della BCE. Quella che doveva essere la potentissima arma di Mr Draghi, il bazooka del “quantitative easing”, si è rivelata alla fine una pistola caricata a salve. Innocua per risollevare l’eurozona dalla drammatica e violenta spirale recessiva in cui è andata a finire.

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Il board dell’Eurotower di Francoforte ha deciso (non vi è stata l’unanimità dato il forte dissenso del Governatore della Bundesbank e della Banca Centrale Finlandese) di non utilizzare per il momento, lo strumento dello shopping di acquisto di titoli sovrani. Il direttivo ha optato invece per la decisione di un ulteriore taglio del tasso di interesse di ben dieci punti percentuali. Dall’attuale 0,15% alla soglia record di 0,05% (minimo storico).

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Le decisioni di oggi, insieme con le altre misure in atto, sono state prese al fine di sostenere il solido ancoraggio delle previsioni di inflazione nel medio e lungo termine in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione sotto, ma vicini al 2%”, ha detto il presidente della Banca Centrale Europea. “Dopo questo taglio- ha aggiunto Mario Draghi in conferenza stampa- siamo al limite più basso, arrivati al quale non sono più possibili aggiustamenti tecnici”. Oltre al taglio dei tassi, la BCE ha dato il via ad altre misure di stimolo all’economia come l’acquisto di titoli obbligazionari garantiti ( i cosiddetti coverbonds) e la compravendita sul mercato di titoli privati cartoralizzati ABS ( Asset backed securities).

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La parte non convenzionale – ha spiegato al sito online Euronews, l’analista portoghese Rui Bàrbara- permetterà alle banche normali di tutta la zona euro di vendere le attività chiamate ABS, ovvero gli “Asset-Backed Securities”, che sono, in definitiva, dei crediti cartolarizzati”. Tra le attività sottostanti ci saranno anche mutui residenziali ma, secondo Bàrbara, “siamo molto lontani da una bolla immobiliare in Europa e, anzi, in questo caso è il contrario, il credito è strozzato”. Obiettivo primario: agevolare il credito all’economia reale (famiglie e imprese). Ma senza il cannone del quantitative easing, si è molto lontani dalle misure eccezionali di stimolo adottate nel 2009 dalla Federal Reserve americana e dagli istituti di Londra e Tokio.

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L’obiettivo di Draghi comunque è chiaro. Il taglio del tasso di interesse ha subito provocato come reazione la caduta in ribasso dell’Euro sul Dollaro. La moneta unica è scesa ai minimi dal Luglio 2013 attestandosi a 1,297. Questo permetterà nel breve periodo alle imprese europee di favorire l’export dei propri prodotti che sotto il punto di vista valutario avranno maggiore competitività all’estero.

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Per il quotidiano francese Le Monde, Messieur Draghi, è “l’uomo utile dell’Europa”. Sin dal 2012, Draghi ha portato avanti una politica monetaria spinta ad agevolare l’accesso al credito salvando dalla speculazione internazionale Spagna, Italia Grecia e Portogallo.

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A riguardo dell’impegno sul rigore dei conti pubblici e delle riforme strutturali da adottare per alcuni paesi europei ( come l’Italia) Draghi è stato perentorio: “non esiste stimolo monetario o fiscale che possa produrre effetti senza riforme strutturali forti”. Innanzitutto, dunque i paesi dell’Eurozona “devono adottare politiche fiscali più favorevoli alla crescita”. Poi le riforme strutturali “devono adesso guadagnare slancio per conseguire una crescita sostenibile più forte e aumentare l’occupazione nell’eurozona”. Riforme che “in alcuni paesi devono essere ancora varate e in altri implementate”. Sul fronte della flessibilità dei conti pubblici (tanto cara al Primo Ministro Matteo Renzi e all’Italia) ha confermato la visione austera della cancelleria tedesca Angela Merkel: “le riforme strutturali per la crescita economica vanno accompagnate dal rigore sui conti pubblici”.

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