La Francia non rispetterà vincolo 3% PIL

Matteo Renzi lavora ad un asse Roma-Parigi

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Epico scontro tra Parigi e Berlino. Hollande e Merkel a muso duro. Dopo sessanta anni, ritorna nel vecchio continente lo spettro di uno storico duello tra le due “Super-Potenze” d’ Europa. Una battaglia senza fucili, baionette e cannoni ma tutta numeri, statistiche e percentuali.

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Il Presidente della Repubblica Francese, constatate le condizioni di dura recessione del proprio paese, ha deciso di rinviare il rispetto dei parametri di Maastricht (che obbliga gli Stati Membri UE al rispetto del vincolo del 3% di deficit sul PIL), a dopo il 2017 per tentare di uscire dal guado della crisi economica.È da considerare che la Francia sfora il suddetto parametro da anni ormai, ottenendo proroghe su proroghe. Ma questa volta per Parigi è una questione di principio: “basta con l’Austerità”. È questo il messaggio potente e simbolico che come un missile terra-aria dalle sponde della Senna, si abbatte contro le teutoniche mura delle cancellerie di Berlino.

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Il Ministro delle Finanze Michel Sapin, nel presentare nei giorni scorsi la Finanziaria 2015, ha spiegato che la Francia porterà il suo deficit oltre il tanto famigerato 3%, fino alla soglia del 4,4%. Tale parametro calerà solo a partire dal 2016, fino a ritornare sotto la soglia di Maastricht nel 2017. “Nessun ulteriore sforzo-ha detto il Ministro Francese- sarà richiesto ai francesi, perché il Governo si assume la responsabilità di rimettere sulla giusta strada il paese, re spingendo l’austerità”.

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Dalle mura della Porta di Brandeburgo, emblema della riunificazione della nazione tedesca e del popolo europeo dopo la fine della Guerra Fredda, Angela Merkel ha risposto per le rime ai francesi: “non siamo ancora al punto in cui si possa dire che la crisi sia alle nostre spalle. I paesi devono fare i loro compiti per il loro benessere, ricordando che il patto di stabilità e crescita si chiama cosi perché non può esserci crescita sostenibile senza finanze solide”.

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In questa battaglia “economica” si inserisce a pieno titolo anche l’Italia. L’enfant prodige Matteo Renzi, grazie al suo sfolgorante trionfo elettorale europeo è riuscito a creare un asse strategica tra Roma e Parigi capace di dare dei grattacapi ai falchi del “rigore” tedesco. Ad inizio del suo mandato presidenziale in Italia, Renzi aveva provato a mettere in discussione il limite del 3%, dichiarando pubblicamente che il vincolo si “può sforare”. Immediatamente è giunto il richiamo tedesco e il Premier ha dovuto cedere al diktat germanico: “rispetteremo il parametro del 3%, ma non vogliamo essere trattati come scolaretti dietro una lavagna”.Grazie ai successi elettorali però, il giovane Sindaco d’Italia, ha la possibilità di giocare tutta la forza dei suoi numeri nei futuri assetti della Commissione Europea.

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È la poltrona dell’Economia e Finanze (assegnata al francese Pierre Moscovici) che i socialisti Europei vogliono potenziare, insediata dalle sentinelle dell’austerity ( i Vice Commissari “popolari” Katainen- Occupazione, Crescita, Investimenti e Competitività e Dombrovskis con portafogli Euro e Dialogo Sociale).

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La nuova Commissione Junker sarà approvata dal Parlamento Europeo il 22 Ottobre. A Novembre diventerà operativa. Lo scontro avviato da Parigi contro Berlino e Bruxelles potrebbe creare fibrillazioni nella logica riformista delle larghe intese europee tra Partito Socialista Europeo (Hollande, Renzi ecc…) e Partito Popolare Europeo (Merkel, Junker, ecc..). L’Italia da questo titanico scontro tra due grandi nazioni, potrebbe tirare una necessaria boccata d’ossigeno e liberare importanti risorse economiche per rilanciare i consumi interni (riconferma Bonus Irpef 80 euro e Tfr in busta paga ai dipendenti) e abbattere il peso fiscale sul lavoro (Renzi pensa ad un sostanzioso taglio dell’Irap di 6,5 miliardi di euro) per creare condizioni ottimali all’assunzione di nuovi occupati.

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