La California trema ancora

Migranti, la lettera di Seehofer a Salvini - Principessa Haya, una fuga da crisi diplomatica - Bezos e il divorzio, accordo da 38 mld - Caldo deforma binari, stop a Tgv Ginevra-Francia

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La California trema ancora

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Nuova violenta scossa di terremoto in California. Secondo l’Us geological survey, un sisma di magnitudo 7.1 della scala Richter è stata registrata ieri, nel sud dello Stato, alle 20:19 ora locale (le 5:19 in Italia). Sono state poi registrate decine di scosse di assestamento, la più forte delle quali di magnitudo 5,5. L’epicentro è stato localizzato a 900 metri di profondità, nella stessa zona desertica colpita del sisma di giovedì, nei pressi della città di Ridgecrest, cittadina di poco più di 2mila abitanti a circa 180 chilometri a nordest di Los Angeles.

Il terremoto ha provocato il ferimento di alcune persone, ha detto la portavoce della Contea di Kern, Megan Person, secondo cui circa 2mila persone sono senza luce a Ridgecrest e nelle aree vicine, dove si registrano anche alcuni incendi.

Secondo una prima valutazione fatta dai servizi di soccorso, di cui ha dato conto il capo della polizia, i feriti non sono gravi e non ci sono stati danni importanti a seguito del terremoto, che è stato seguito da almeno 16 scosse di assestamento.

Il sindaco della cittadina, Peggy Breeden, ha detto che le unità di soccorso sono in stato di massima allerta e ha riferito che "ci sono stati incendi, fughe di gas, qualche ferito lieve e blackout elettrici, stiamo affrontando tutto questo nel miglior modo possibile".

Il governatore della California, Gavin Newsom, ha poi dichiarato lo Stato di emergenza: "Sono grato a tutti quelli che stanno lavorando senza sosta per le operazioni di soccorso, come californiani dobbiamo essere sempre pronti alla prossima scossa".

Migranti, la lettera di Seehofer a Salvini

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"Le chiedo di riconsiderare la sua posizione di rifiutare l’apertura dei porti italiani". E’ un passaggio della lettera, a cui l’Adnkronos ha avuto accesso, che il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer ha inviato al ministro dell’Interno Matteo Salvini. "Conosco bene e riconosco gli sforzi compiuti dal governo italiano e il grande contributo che il popolo italiano ha apportato per contribuire alla soluzione della situazione dei migranti e al miglioramento della situazione umanitaria nel Mediterraneo. L’Italia ha più volte beneficiato della solidarietà degli Stati membri europei in passato".

"La Germania e l’Italia, in quanto Stati membri fondatori dell’Unione europea, devono riuscire a trovare risposte europee alla sfida della situazione migratoria nel Mediterraneo" si legge.

Il ministro dell’Interno tedesco si appella quindi "ai nostri condivisi valori cristiani". Per Seehofer, "non deve fare alcuna differenza quale organizzazione" compia il salvataggio di migranti nel Mediterraneo, non conta "sotto quale bandiera stia navigando" un’imbarcazione o "se l’equipaggio di una nave o un’Ong provenga dalla Germania, dall’Italia o da un altro paese membro" dell’Ue.

Principessa Haya, una fuga da crisi diplomatica

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Si rischia la crisi diplomatica tra Dubai e Londra. La scintilla? La fuga della principessa Haya Bint al Hussein, la sorella di re Abdullah di Giordania che sarebbe fuggita dagli Emirati e dal marito, l’emiro di Dubai Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, alla volta del Regno Unito, alleato chiave di Londra nella regione del Golfo. Al Maktoum, scrive il Guardian che evoca la possibilità di una crisi diplomatica, è sempre più sotto accusa per il ’trattamento’ riservato alle donne.
La principessa 45enne vivrebbe a Londra, in una residenza di super lusso nei pressi di Kensington Palace acquistata nel 2017 dal miliardario Lakshmi Mittal. Avrebbe paura di essere rapita e, secondo il quotidiano, potrebbe rivendicare l’immunità diplomatica grazie alla Giordania.

Vicina alla famiglia reale e spesso immortalata al fianco della regina Elisabetta e del principe Carlo, la 45enne Haya, sesta moglie dell’emiro, sarebbe rimasta sconvolta dai dettagli appresi sul caso eclatante della ’sparizione’ della 33enne principessa Latifa. La figlia di Sheikh Mohammed sarebbe fuggita da Dubai e - secondo ricostruzioni sempre smentite dagli emiratini - sarebbe stata poi ’riacciuffata’ al largo delle coste indiane e costretta a rientrare a palazzo.

Nel 2000 c’era stata la fuga di un’altra delle figlie di Al Makhtoum, la principessa Shamsa, vista per l’ultima volta nell’agosto di quell’anno per le strade di Cambridge da cui sarebbe stata prelevata. Così la principessa Haya - che non si sa se chiederà il divorzio dal marito 69enne, uno degli uomini più ricchi del mondo - vivrebbe scortata dai suoi bodyguard e, scrive il Guardian, circolano indiscrezioni secondo cui avrebbe chiesto la protezione della Polizia.

Il Sun ci aggiunge del ’sale’ e scrive di fonti in Medio Oriente secondo cui Al Maktoum sarebbe infastidito dalla "vicinanza" tra la principessa e una delle sue guardie del corpo. Circolano anche notizie - smentite dagli Emirati - secondo cui i potenti di Dubai avrebbero chiesto aiuto a Londra per riportare in patria la principessa. La sua storia rischia anche di rendere più difficili i rapporti tra Giordania ed Emirati.

Bezos e il divorzio, accordo da 38 mld

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Concluso l’accordo di divorzio tra Jeff Bezos e l’ormai ex moglie MacKenzie. In base all’intesa raggiunta, il fondatore di Amazon e proprietario del Washington Post cederà alla donna con cui è stato sposato per 25 anni 19,7 miliardi di azioni di Amazon.com, pari ad una partecipazione del 4%, per un valore di 38,3 miliardi di dollari. MacKenzie, nella classifica dei miliardari di Bloomberg, diventerà così la 22ma persona più ricca del mondo, mentre il marito, nonostante i 38 miliardi in meno, resta l’uomo più ricco del mondo, con una partecipazione del 12% in Amazon, pari a circa 114,8 miliardi.

In base all’accordo, MacKenzie Bezos, scrittrice, ha fatto sapere che cederà tutte le sue quote nel Washington Post e nella società di esplorazione spaziale Blue Origin al marito, oltre al diritto di voto in Amazon, mentre donerà metà del suo patrimonio in beneficenza. La coppia aveva annunciato su twitter l’intenzione di separarsi nel gennaio scorso.

Caldo deforma binari, stop a Tgv Ginevra-Francia

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Il caldo condiziona i collegamenti tra Ginevra e la Francia fino a domani. Stando alle FFS, a La Plaine i binari si sono deformati in seguito alle temperature elevate. I cinque collegamenti TGV previsti per oggi sono stati soppressi. Il problema è sorto ieri in serata e ha bloccato due TGV, lasciando alla stazione circa 150 persone, ha dichiarato una portavoce delle FFS all’agenzia Keystone-ATS. La protezione civile ha offerto alloggi ai passeggeri.

I lavori di riparazione sono iniziati ancora ieri sera. Il problema non dovrebbe però essere risolto prima di domani, ha spiegato la portavoce. I viaggiatori già in possesso di un biglietto devono rivolgersi alla compagnia ferroviaria. Nel traffico regionale sono in servizio bus sostitutivi tra Ginevra e Bellegarde. A causa del caldo già a fine giugno c’erano stati problemi nel traffico ferroviario tra Ginevra e La Plaine, con ritardi e treni soppressi.

Redazione

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