La Banca del Popolo cinese si appresta a essere la prima banca centrale al mondo a immettere sul mercato una criptovaluta

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A dare sostanza alle voci che raccontano di un’imminente messa sul mercato della criptovaluta made in Cina l’approvazione di una nuova legge per la regolamentazione dei sistemi di crittografia, elemento essenziale proprio nelle tecnologie delle criptovalute, approvato lo scorso 26 ottobre dal Comitato permanente della tredicesima Assemblea nazionale del popolo cinese. (Reuters)

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Che Pechino sia da sempre interessato alle monete elettroniche non è una novità. Del resto in Cina il mercato dei pagamenti digitali è avanzatissimo, grazie a WeChat, ma c’è da scommettere che l’America non se ne starà a guardare, anzi la competizione è appena iniziata sul fronte opposto con Mark Zuckerberg che sembra pronto a giocarsi nuove carte per rilanciare Libra.

Le cripto valute sono una tecnologia diversa, ma fanno tuttavia parte dello scacchiere principale. E la gara tra le due super potenze si è accesa soprattutto da quando il presidente cinese Xi Jinping ha rilanciato sull’accelerazione nello sviluppo di sistemi di tecnologia blockchain.

Il vicepresidente del China Center for International Economic Exchanges (Cciee), Huang Qifan, nel suo intervento all’Inaugural Bund Financial Summit 2019 che si sta svolgendo in questi giorni a Shanghai rivela a Pandaily: “la Banca Centrale cinese sta lavorando al progetto di una valuta digitale da cinque o sei anni, e credo che la tecnologia sia ormai pronta. La Banca del Popolo cinese sarà così la prima banca centrale al mondo a immettere sul mercato una criptovaluta”.

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Ad accelerare ulteriormente lo sviluppo della moneta elettronica nazionale hanno contribuito da una parte la necessità di staccare il renminbi dai sistemi di pagamentoamericani Swift e Chips - che gestiscono la commercializzazione internazionale della valuta cinese - e dall’altra anche la volontà di battere sul tempo Libra, la moneta elettronica di Facebookche continua a suscitare dubbi e critiche da parte delle autorità internazionali.

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Da parte sua, Mark Zuckerberg ha raccolto la sfida, ed ha cominciato a lavorare alacremente poiché certo che la supremazia del dollaro potrebbe essere insidiata dai piani della Cina di lanciare a breve una moneta elettronica digitale.

Per rimarcare il pericolo ha riesumato l’incubo cinese: «Se l’America non guiderà le nuove tecnologie, come la possibilità di inviare soldi attraverso i sistemi di messaggistica, qualcuno lo farà al posto nostro e perderemo la leadership del settore» ha detto lasciando intendere chiaramente che quel “qualcuno” possa essere proprio la Cina e inviando così, un esplicito messaggio al presidente Usa, Donald Trump, che non ha mai fatto mistero di voler contrastare la Cina su più fronti.

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Anche se non è stata ancora ufficializzata la data di lancio della cripto valuta, si prevedono in realtà dei tempi molto brevi considerando l’intensa attività propedeutica per definire i nuovi standard nazionali per la gestione delle password e per tutti i componenti crittografati, tra cui le attività di mining e di block propagation che sono alla base di ogni criptovaluta.

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La Cina, che si sta preparando dal 2014, sembra dunque davvero pronta a lanciare la prima criptovaluta di Stato. A confermare l’eventualità è Li Wei, responsabile tecnologico della Banca popolare cinese (che è la banca centrale del Paese asiatico), che ha invitato le banche commerciali ad aumentare il loro uso della stessa blockchain.

Lo scontro digitale tra le due super potenze si preannuncia dunque bellicoso anche se le basi della cripto valuta cinese sono totalmente diverse da quelle su cui è nata Libra. In entrambi i casi, la spina dorsale tecnologica è la blockchain ma, a parte questo esistono profonde divergenze. Il progetto di Facebook ha una matrice privata, mentre il progetto cinese ne ha una molto più estesa. Ci sarà una cripto valuta regolata dalla banca centrale, con lo scopo di contrastare potenziale erosione della sovranità monetaria dello Stato. Qualcosa direttamente controllato da Pechino, insomma.

In buona sostanza ci troviamo di fronte ad una nuova rivoluzione digitale e, per gli investitori che vogliono stare al passo con i tempi, s’impone il superamento di nuove frontiere digitali ed economiche.

Nate per essere un’alternativa alle valute tradizionali, le cripto valute funzionano come un vero e proprio sistema di pagamento accettato anche da diversi negozi. Si tratta di monete virtuali decentralizzate, che non rientrano dunque sotto il controllo d’istituti finanziari o governi.

Gli investitori possono investire o fare trading sulle criptovalute come su qualsiasi altra valuta, e possono essere acquistate o vendute in un conto exchange e detenute nei ‘wallet’, o portafogli di criptovalute.

A differenza di altre valute l’andamento della criptovaluta non è legato alla performance dell’economia di un particolare paese, i tassi d’interesse e le politiche monetarie non hanno un impatto sul loro valore ed è possibile in qualsiasi momento riconvertirle in valute tradizionali.

Le criptovalute sono registrate nella blockchain che è, di fatto, un registro digitale condiviso di dati. La blockchain registra cronologicamente ogni unità di criptovaluta, traccia i vari trasferimenti da un utente all’altro e svolge molte altre funzioni. La sua tecnologia è altamente sofisticata e dispone di sistemi di protezione dati che i file dei computer tradizionali non hanno e che, di fatto, li rende inespugnabili.

In buona sostanza i dati raccolti sono trasparenti e molto difficili da alterare, privi di punti deboli e quindi protetti dagli attacchi dei pirati informatici, o da eventuali errori umani e del software.

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Insomma, una vera e propria sfida, questa della criptovaluta made in Pechino, che allarga il fronte dello scontro hi-tech tra varie potenze e allo stesso tempo, obbliga ognuno a stare al passo con i tempi poiché la fantascienza è già qui.

Gianmatteo Ercolino

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