LUNGO LA SENNA I SOGNI HANNO LA SOSTANZA DI UN ABITO

PARIS HAUTE COUTURE AUTOMNE-HIVER 2019/2020

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Tutto il fashion system si è ritrovato nella Ville lumiere per la fashion week più onirica, quella dell’haute couture in cui le grandi maison hanno presentato le loro collezioni uniche ed esclusive per il prossimo autunno-inverno. L’haute couture è un luogo dove il puro talento dei designer può esprimersi in tutta la sua creatività e libertà senza avere la pressante spada di Damocle che si chiama fatturato e tempo, è la moda che ci fa sognare, è la moda lontana anni luce dal pret-a-porter e da quello che i clienti vogliono, è la moda più intellettuale che, nel bene e nel male, ha tempi lenti per essere capita ed interpretata.

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Ad aprire le danze ci pensa la storica maison Schiapparelli che dopo essere stata rilevata scongiurando così il suo inesorabile declino dall’imprenditore marchigiano Diego della Valle cambia ancora una volta designer, oggi tocca al designer texano Daniel Roseberry (è il terzo designer al timone della maison dall’era della Valle). All’esterno della location scelta dalla maison per presentare la sua collezione, il Pavillon Cambon l’attenzione di fotografi e curiosi è stata interamente catturata dall’arrivo della cantante Celine Dion invitata ad assistere al fashion show snobbando di fatto la folta massa di influencer che si apprestavano ad entrare.

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La prima parte della sfilata è dedicata agli abiti da giorno e da cocktail che hanno un che di “americanata” dovuto all’uso smodato della pelle, di bustini e nude look, il tutto farcito da elementi fetish-rock che hanno il chiaro intento di portare la maison a diventare appetibile ai millennials e di essere nuovamente protagonista del fashion system e dei suoi show. Questo spingersi verso un modernismo estremo non è piaciuto né agli addetti ai lavori né alle fedelissime clienti che non hanno riconosciuto e ritrovato nella collezione i codici storici della maison. Il designer cerca di rimediare nella seconda parte della sfilata con gli abiti da sera che ripropongono le stampe di animali visionarie e surrealistiche tanto care alla designer Elsa Schiapparelli e accenti di colori fluo tratto distintivo della Schiapparelli che ha inventato l’iconico rosa Schiapparelli oggi comunemente identificato come rosa shocking. E’ stata una collezione deludente che non ha reso giustizia all’immenso archivio storico della maison, una collezione che ha avuto un sapore più di pret-a-porter che del sogno dell’haute couture.

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Prima di descrivere la sfilata della maison Dior è doveroso rimarcare che la designer Maria Grazia Chiuri, subito dopo la presentazione della collezione di haute couture, è stata insignita a nome del Presidente della Repubblica francese del titolo di Cavaliere della Legione d’Onore che le viene consegnata personalmente dalla segreteria di Stato per le pari opportunità tra uomini e donne, Marlene Schiappa. Le viene riconosciuto la sua visione creativa per l’haute couture e la moda in generale regalando prestigio alla moda francese e a una delle più iconiche maison d’oltralpe. E’ stata davvero una bella rivincita per la designer che veniva appellata dai francesi “l’italien” e quasi mai per farle un complimento.

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Per ospitare la sfilata di haute couture lo storico atelier parigino di Dior sito in Avenue Montaigne al civico numero trenta si trasforma grazie al talento visionario dell’artista Penny Slinger in un giardino incantato, mistico e a tratti inquietante dove gli elementi della natura si incontrano e dove, nella tromba delle scale, si poteva ammirare un albero lussureggiante di quindici metri. Il primo outfit a sfilare in passerella è fatto da una t-shirt parlante in linea con la filosofia che da tempo è un’abitudine per la designer con la seguente domanda per il fashion system e le sue clienti: “are clothes modern?” (gli abiti sono moderni?). Si susseguono sessantacinque outfit dal forte mood dark inedito, fatto inedito per la maison francese senza però abbandonare i capi che hanno fatto storia in casa Dior come i corpetti portati con le iconiche gonne in tulle, le preziose stampe floreali e l’immancabile bar jacket che rinascono a nuova vita grazie al glamour del pizzo tatoo, del lurex, delle piume e dell’uso degli accessori glam-dark. E’ stata una collezione che ha incantato e che contrariamente a quello visto sulla passerella di Schiapparelli la collezione di Dior ha saputo innovare innestando un twist glamour-dark senza però dimenticare i codici della maison e i capi che l’anno resa famosa e desiderabile nel mondo. Come ho già scritto in tempi non sospetti la designer Maria Grazia Chiuri assieme al suo collega Pierpaolo Piccioli sono i designer più talentuosi, creativi e moderni del nostro tempo e parte del loro successo e ascesa nel fashion system è merito del loro maestro, Valentino Garavani che li ha fatti crescere ed esprimere in una delle maison di moda più importanti al mondo come è stata Valentino sotto la sua guida e che continua ad essere grande sotto la guida dello stesso Piccioli.

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La maison Chanel per la sua prima collezione di haute couture non disegnata da Karl Lagerfeld decide di rendergli omaggio trasformando il Grand Palais in una grande biblioteca a due piani adornata da preziosi tappeti persiani e da tanti, tantissimi libri. Il designer scomparso lo scorso diciannove febbraio era infatti un lettore appassionato, a tratti compulsivo e un grande collezionista di libri antichi, ne possedeva più di trecento. L’omaggio continua con alcune delle modelle che hanno sfilato indossando occhiali, una coda di cavallo per acconciatura e colletti alti e inamidati, tutti dettagli che hanno ricordato il designer, sia per le sue passioni che nel suo tipico modo di vestire. Per questa collezione di haute couture la designer, Virginie Viard ripercorre la strada stilistica della fondatrice della maison, Coco Chanel portando in passerella le pencil skirt che arrivano sotto al ginocchio, i long coat, i colletti in pizzo, gli eleganti tailleur con fila di bottoni gioiello, i long dress in velluto e in chiffon, i ricami, le piume e l’imprescindibile tessuto tweed. L’impronta moderna arriva dai colori brillanti, mai amati da Coco, come il fuxia, il rosso che è quasi un corallo, le maniche a palloncino o il collo alla coreana che hanno caratterizzato alcuni tailleur. E’ stata una collezione innegabilmente francese e molto chic, ma del resto si gioca facile rievocando la grande Coco, per il resto ha mancato di originalità e di autonomia stilistica che ancora la designer non riesce a conquistare, né dalla fondatrice, né tantomeno dal compianto Lagerfeld che per trentacinque anni ha segnato indelebilmente la maison.

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Il designer Giorgio Armani per la sua collezione di haute couture Armani Privè riscrive in versione glamour il mood folk tanto popolare negli anni ’80 portando in passerella ottantadue outfit che hanno “abbagliato” e stupito gli invitati abituati ad una Armani palette più scura e polverosa. I tessuti utilizzati sono metal, quasi liquidi o impalpabili come lo chiffon spesso sovrapposti senza perdere mai leggerezza, i long dress in organza di seta o in tulle sono impreziositi da piume e cristalli, le maxi gonne sono voluminose senza mai apparire ingombranti, i blazer sono femminili per quel senso d’abbraccio alla silhouette, ma anche androgini per le spalle strutturate che danno quel piglio deciso all’outfit. La sola stampa ammessa alla corte dell’haute couture di re Giorgio è quella a pois, macro o mini, ma sempre chic e di grande impatto visivo. Una collezione bella e sorprendente sia per la scelta della palette colori che passa dal verde giada, al celeste sino alle molteplici nuance del rosa, sia per la costruzione maniacale di ogni singolo outfit, sia per l’alto tasso di glamour che si respirava a bordo passerella. Il designer da sempre il meglio di se nell’haute couture e anche per questa collezione non si è risparmiato mettendo a disposizione delle fortunatissime clienti che indosseranno i suoi favolosi abiti il suo grande talento creativo.

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Il fashion show che ha chiuso questa fashion week di haute couture parigina è stato quello della maison Valentino che attraverso il suo designer, Pierpaolo Piccioli porta in passerella l’unicità, per il designer l’haute couture è l’essenza dell’unicità che si pone in netto contrasto con il presente contemporaneo che ci vuole tutti vestiti allo stesso modo. La sua collezione è una celebrazione della diversità e in passerella sfilano settant’uno outfit che più diversi non si può, per stile, per colori e tessuti, perché ognuno deve trovare nella moda la propria essenza ed esprimerla al meglio del glamour. Gli abiti sono visionari, gli accostamenti di colore sono originali e spiazzanti (è la cosa che trovo sempre fantastica nelle collezioni di Piccioli), i tessuti sono preziosi ed opulenti pur trasmettendo un’inaspettata pulizia stilistica, le linee sfidano la gravità senza alcun apparente sforzo. E’ stata di fatto la collezione più bella, più creativa, più applaudita, quella che ha messo d’accordo fashion editor, buyers e clienti, evento più unico che raro, ma d’altronde come già detto lui è Pierpaolo Piccioli.

T. Velvet

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