LE SPIGOLATURE ECONOMICHE DELLA SETTIMANA

Sei cose da tenere d’occhio

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Governo debole e rischi populisti: il declassamento di Fitch

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“Fitch” ha abbassato il giudizio sull’affidabilità dell’Italia da BBB+ a BBB, un voto che supera di due punti la sufficienza. “I rischi di un governo debole o instabile sono aumentati”, secondo il parere dell’agenzia di rating che spiega come la crescita del populismo in Italia possa “smorzare l’appetito della politica per le riforme, aumentare la pressione per un allentamento fiscale e pesare sulla fiducia degli investitori”. Per il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, i giudizi delle agenzie, controllate da organismi internazionali, non si baserebbero su parametri oggettivi. “È l’ora che l’Europa si doti di una sua agenzia […] Quanto fa Fitch non è una novità – ha dichiarato all’AdnKronos - mi sembra che abbia la propensione a declassare il nostro Paese, una sorta di preconcetto che si ripete periodicamente”. Secondo il sottosegretario, il declassamento sarebbe avvenuto “in una situazione di crescita dell’economia, certo, ancora lenta, ma con dati tendenziali che sono costantemente positivi”. “Stiamo crescendo, ma non abbastanza e non siamo soddisfatti – aveva detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan alla Cnn – Cresceremo di più”. L’agenzia non risparmia “le debolezze delle banche” che accrescono i rischi al ribasso per l’economia e le finanze pubbliche. L’outlook, ossia la prospettiva, riflette molto il peso dei crediti deteriorati, della bassa redditività e generazione di capitale. “Se analizziamo i dati reali, il loro ragionamento sinceramente non convince. Mettono insieme una somma di opinioni interessanti ma oggettivamente discutibili” rilancia Baretta, che precisa: “Chi dà giudizi deve essere posto sotto esame a sua volta”, affinché non “si producano dei verdetti che possono influenzare i mercati esteri, danneggiando gli interessi del paese, senza che vi siano valutazioni oggettive e questo è grave”.

Ma cosa sono le agenzie di rating? Sono istituti di intermediazione che emettono titoli azionari. Hanno lo scopo di valutare la stabilità finanziaria degli Stati, intervenendo con propri pareri in merito alle strategie politico-economiche. La relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio del 19 ottobre 2016, “riguardante gli strumenti alternativi ai rating del credito esterni, la situazione del mercato dei rating del credito, la concorrenza e la governance nel settore dei rating del credito, la situazione del mercato dei rating degli strumenti finanziari strutturati e la fattibilità̀ di un’agenzia di rating del credito europea”, rileva come il settore dei rating sia attualmente dominato da tre società̀ ubicate negli Stati Uniti (S&P, Moody’s e Fitch), “che offrono una copertura geografica globale di tutte le classi di attività̀ (obbligazioni societarie, obbligazioni sovrane, strumenti finanziari strutturati e obbligazioni garantite) e la cui quota di mercato cumulata è pari nell’UE al 92% circa delle entrate. Sebbene nuove società̀ abbiano fatto il loro ingresso sul mercato europeo del rating del credito, che consta attualmente di 26 agenzie registrate e di 4 certificate, la maggior parte delle agenzie di rating del credito più̀ piccole valuta una serie limitata di classi di attività̀ e presenta attività̀ transfrontaliere e portata geografica ridotte”. La relazione fa riferimento anche al conflitto di interesse, discusso in varie sedi negli ultimi anni, specificando come la pressione degli azionisti sia potenzialmente in grado di “compromettere l’indipendenza” dell’agenzia quando è la stessa che deve valutare tanto loro quanto gli strumenti finanziari emessi. La Commissione ha ritenuto infine – questo alla data del 19 ottobre scorso - “che non sia necessaria un’agenzia europea di rating del credito specializzata nel debito sovrano o una fondazione europea di rating del credito per altri rating del credito. Oltre a ciò̀, è probabile che nella pratica la creazione di tali agenzie comuni apporterebbe una spesa aggiuntiva maggiore di qualsiasi eventuale valore aggiunto per il mercato del rating”

(https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2016/IT/1-2016-664-IT-F1-1.PDF).

Le indagini della Procura di Trani. Intanto lo scorso 30 marzo si è diffusa la notizia dell’assoluzione di tutti gli imputati nell’indagine della Procura di Trani, partita dalle denunce dei presidenti di Adusbef e Federconsumatori, Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, nei confronti di Fitch e Standard & Poor’s, responsabile quest’ultima, secondo la Procura, di “una serie di artifici - scrive l’AGI - tanto nell’elaborazione quanto nella ‘diffusione’ dei rating sul debito sovrano italiano, ‘concretamente idonei a provocare’ la ‘destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizi dell’Italia si mercati finanziari; una sensibile alterazione del valore dei titoli di Stato italiani e un indebolimento dell’euro”. Sotto accusa in particolare il doppio declassamento del debito sovrano nel gennaio 2012. Fitch era stata, in un altro filone dell’inchiesta, accusata di manipolazione di mercato per aver rilanciato, sempre nello stesso periodo – dal 10 al 18 gennaio 2012 – “indebiti annunci preventivi di imminente declassamento” mai decretato ufficialmente fino al 27 gennaio 2012. Tutti gli imputati sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato, mentre in un caso, non sussiste. Si attendono le motivazioni della sentenza.

Arriva la manovrina che sembra una finanziaria

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Il testo di 68 articoli vale 5 miliardi di euro e dovrebbe, stando alle indiscrezioni, essere pubblicato in Gazzetta quanto prima, forse dopo il ponte del 25 aprile. Prevede - oltre al ritocco delle accise sui tabacchi con un gettito stimato, su base annua, di circa 83 milioni di euro per il 2017 e di 125 milioni dal 2018 - il raddoppio della tassa sulle vincite al gioco superiori ai 500 euro, che dal 6 raggiunge il 12% e l’aumento del prelievo per i gestori di slot machine. Dal 6 all’8% il prelievo sulle vincite al Lotto. Cedolare secca al 21% sugli affitti brevi di case vacanze e immobili attraverso i portali come Airbnb, dal 1 giugno 2017. Multe da 200 euro per chi sale su bus e mezzi pubblici sprovvisto del biglietto. Il versante spese è invece segnato dalla garanzia dello Stato fino a 97 milioni di euro per il progetto Ryder Cup 2022, la prestigiosa competizione internazionale di golf. “Se l’Italia si dovesse aggiudicare definitivamente la Ryder Cup - ha detto in Commissione Cultura il ministro Lotti - l’Italia si aggiudicherà oltre 30 eventi internazionali diretti a promuovere questo sport nel nostro paese. E’ un argomento al quale tengo particolarmente e intendo precisare alcuni passaggi che possono aiutare la discussione in corso. Non c’è esborso di denaro da parte dello Stato, ma c’è solo la prestazione di una garanzia statale per copertura dei costi che gravano sulla federazione”, precisando che la stessa è a basso rischio. “i costi stimati, circa 150 milioni di euro, saranno ampiamente coperti dai ricavi che gli organizzatori sono già oggi in grado di quantificare in circa 170 milioni di euro. La garanzia prevista nella “manovrina” servirà a garantire l’aggiudicazione dell’evento che si svolgerà a Roma, evitando il ricorso da parte di Ryder Cup Europe alla clausola risolutiva del contratto, in base alla quale l’organizzazione dell’evento potrebbe essere destinata ad Austria, Germania o Spagna”. Prevista anche una norma per Alitalia che potrebbe usufruire di una garanzia pubblica. La sinergia Anas-Ferrovie dovrebbe garantire – stima il Governo - un aumento degli investimenti del 10% tanto in quest’anno quanto nel prossimo. 700 milioni il costo per evitare di trascinare in Ferrovie il contenzioso di Anas. Ritoccato lo sconto contributivo sui premi di produttività ad aziende e dipendenti che adottano il modello tedesco di partecipazione agli utili. Prevista per i Comuni l’assunzione a tempo determinato, tramite procedura di natura concorsuale ad evidenza pubblica, nel caso di uno sponsor disposto a pagare per intero lo stipendio, ed infine una norma ad hoc per lo stadio della Roma a Tor di Valle.

Start up: al via i finanziamenti anche in Toscana

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Al via anche in Toscana i finanziamenti per le startup innovative, grazie a un bando che vale oltre 4,3 milioni di euro in complessivo, nell’ambito del Por Fesr 2014-2020. Potranno presentare domanda, micro e piccole imprese costituite negli ultimi tre anni, persone fisiche e Fab Lab in vari settori dell’industria, dell’artigianato e dei servizi. La Regione sta spingendo per “creare innovazione e sostenere le startup perché, a fronte di buone idee, ci sia un accompagnamento alla gestione e al consolidamento – ha detto l’assessore regionale alle Attività Produttive, Stefano Ciuoffo - Rispetto al passato questo bando ha requisiti più aperti e più flessibili per cercare di raccogliere maggiore adesione”. L’agevolazione è rivolta a tutte le startup, non solo a quelle giovanili, per le quali è comunque prevista una premialità. Gli aggiudicatari vedranno concedersi un finanziamento agevolato a tasso zero – per un importo pari all’80% della spesa rendicontata e comunque compreso tra un minimo di 28.000 e un massimo di 160.000 euro - non supportato da garanzie personali e patrimoniali.

ENI Foundation: il valore umano accanto all’impresa

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Lo scorso giovedì 20 aprile, ENI Foundation ha festeggiato, alla presenza degli ambasciatori di Repubblica del Congo, Ghana, Indonesia, Mozambico, Myanmar e del ministro consigliere dell’Ambasciata dell’Angola, il suo compleanno. Dieci anni trascorsi assieme ai bambini, alle madri e a tutti gli indifesi. Lo scopo della fondazione è quello di occuparsi, migliorandone la vita, delle persone che vivono dove l’azienda opera. Durante i primi anni di attività, un grosso sforzo è stato riversato nella tutela della salute infantile, con progetti e interventi volti a sconfiggere patologie importanti, quali malaria, tbc e hiv, informare circa una sana e corretta alimentazione, implementare i piani sanitari nazionali e regionali. È stato formato il personale sanitario tecnico ed amministrativo nel Ghana e in Mozambico, sono state realizzate campagne di vaccinazione in Angola e nella Repubblica del Congo. In Myanmar, nella regione del Magway, dove acqua ed energia elettrica scarseggiano e le uniche coltivazioni sono quelle di arachidi e sesamo, ENI Foundation è impegnata nella creazione di pozzi per rendere l’acqua potabile, migliorare le coltivazioni e fornire supporto sanitario a donne e bambini. I numeri li ha riportati l’AGI: “Quattrocentomila visite pediatriche; un milione di vaccinazioni; 57 strutture sanitarie costruite; 700mila analisi cliniche; 30mila donne sottoposte a test Hiv prima del parto; 200mila partecipanti ai corsi di medicina preventiva ed educazione alimentare; 400mila partecipanti ai corsi sulla salute materno infantile; 190 bambini operati di labio palato schisi in Indonesia; 2.000 operatori sanitari formati; 35 milioni di euro spesi fino a oggi”.

L’economia digitale. Conosciamola meglio

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Cos’è, nello specifico, l’economia digitale? È l’economia delle tecnologie informatiche che si basano essenzialmente sulla diffusione del Word Wide Web e dei nuovi media. Vi rientrano tutti i sistemi hardware e software: dal cloud al mobile, dall’Internet of Things ai Big Data, fino ai social network. Un modo di fare business completamente nuovo e sicuramente più efficiente di cui, nel 1995, già parlò Don Tapscott nel suo lavoro “The Digital Economy: Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence“. Optare per il digitale vuol dire “innovare”, velocizzare i processi produttivi e trasferire in modo più celere il know how, creare nuovo valore per i consumatori. Pensiamo, a tal proposito, alle vendite on-line. Il 2016 è stato un anno di grande successo che ha registrato una crescita del mercato digitale oltre ogni aspettativa: +1,8% che in euro si traduce in +66.100 milioni di euro. Al netto delle Tlc la crescita è pari a 3,4%, dati Assinform alla mano. Di strada da fare ce n’è ancora molta, ma siamo fiduciosi.

Ritratti dell’Economia. Chi erano i marginalisti

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Il marginalismo è una corrente di pensiero sviluppatasi tra il 1870 e 1890 che ha segnato un’importante evoluzione nella teoria del valore. Se nell’impostazione marxista è la quantità di lavoro a definire il valore di un prodotto, in quella marginalista è il grado di soggettiva soddisfazione attribuito dai consumatori ad ogni singolo bene. Più esso è desiderato, più è capace di soddisfare un bisogno e dunque più vale. A differenza della scuola classica, che riteneva fondamentale lo studio della crescita economica, per le analisi della metodologia marginalista contano l’equilibrio e la possibilità di allocare in modo efficiente le risorse all’interno di un mercato a concorrenza perfetta. Nell’economia entrano gli strumenti matematici, grazie ai quali viene definito il concetto di utilità marginale, per cui un bene soddisfa il consumatore in modo decrescente. La prima unità di un bene recherà un beneficio elevato che andrà via via affievolendosi, fino a diventare addirittura fastidiosa. L’utilità era interpretata dai primi marginalisti in chiave cardinale, alla quale si sostituì ben presto quella ordinale, grazie a Vilfredo Pareto e ancor prima a Carl Menger, Léon Walras e Alfred Marshall. Non era importante che un individuo sapesse quantificare il livello di utilità derivante dal consumo di ciascun bene, ma che sapesse affermare con precisione se l’utilità derivante dal suo consumo fosse minore o maggiore di quella derivante dal consumo di un altro bene. Nella scuola di pensiero marginalista, lo studio dell’economia avviene attraverso il metodo deduttivo-normativo che prende in esame il comportamento razionale – e dunque prevedibile - del soggetto economico.

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