LE NUOVE FAMIGLIE: UNA REALTA’ IMPRENSCINDIBILE

I sentieri di Psiche

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cms_14973/DSC_2838.jpgCaro Lettore, ci ritroviamo su i Sentieri di Psiche e come ogni settimana ci ritroviamo a riflettere su tematiche che ci riguardano se non direttamente, sicuramente relative al contesto in cui viviamo e che spesso ci troviamo a dover fronteggiare, soprattutto noi operatori della relazione di aiuto.

A questo proposito, è necessario parlare e approfondire la tematica della genitorialità vista non solo nella sua forma tradizionale ma anche in altre forme che oramai esistono e delle quali non si può non tener conto; in particolare mi riferisco a famiglie monogenitoriali; si tratta di una delle nuove forme di famiglia che richiede attenzione e soprattutto richiede di essere affrontata prendendo in esame gli aspetti più importanti della genitorialità stessa.

Affrontare il discorso della genitorialità vuol dire affrontare gli ancoraggi di un atteggiamento di resistenza politico-culturale rispetto alla riconoscibilità della capacità di essere genitori che spesso prescinde dalla capacità di mettere al mondo un figlio.

All’interno di un universo complesso di credenze fortemente connesso ad un sistema ideologicamente connotato, che intende normalizzare e normativizzare tutto un insieme di pratiche e relazioni sessuali o campi di significazione della sessualità con i relativi prodotti che sanciscano in modo chiaro una serie di dispositivi della sessualità costruiti/definiti dalla legge/norma sociale come prodotto dell’ideologia stessa, è necessario avere ben chiare le coordinate del significato dell’essere genitori. Tale lavoro di approfondimento e progettazione muove dalla considerazione che per parlare di “monogenitorialità” bisogna in primis evitare di relegare la trattazione ad un ambito di specificità che rischia di tramutarsi in una sorta di specificazione concettuale del tema stesso, e vuole inserire la discussione all’interno della riflessione più generale tesa ad esplicitare che cosa s’intenda per “genitorialità” come costrutto complesso, con la finalità di vedere - successivamente - se tale definizione possa in qualche modo implicare una preclusione di tale dimensione alla soggettività.

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Tale tematica si inserisce nell’ambito dei diritti dei minori affinchè siano delineate nuove prospettive anche di adozione di minori che non hanno una famiglia; la genitorialità non deve essere definita come una dimensione di ruolo strettamente collegata alla coniugalità o alla generatività, quanto come una funzione autonoma processuale dell’essere umano (Stern, 1995), preesistente all’atto di concepire. Il termine “genitorialità” quindi non è connesso all’essere genitori reali ma è uno spazio simbolico che fa parte dello sviluppo di ogni persona, attivato dall’interazione con l’altro/il figlio che, a livello dinamico e processuale rimette in circolo il sistema rappresentazionale legato al proprio essere stati figli.

La difficoltà a esperire la visibilità sociale può portare la coppia a gestire con grande complessità il confronto con un esterno che richiede continui adeguamenti e negoziazioni; è come se la coppia simbolicamente rivendicasse il diritto di vivere la propria condizione relazionale nel tentativo di auto-centratura al di là dello sguardo approvante dell’Altro sociale.

Affrontare la tematica della genitorialità e nella fattispecie delle capacità genitoriali è ormai non solo un diritto di chi vive tale dimensione relazionale ma anche dovere di noi Operatori che ci troviamo spesso a mediare tali dimensioni facenti parte il sistema famiglia. Capita molto spesso che all’interno delle famiglie che si rivolgono alla neuropsichiatria infantile esistano dei nuclei irrisolti che riguardano le dinamiche relazionali; queste ultime, infatti, spesso nascondono la mancanza di confini sani intergenerazionali e alleanze che possono creare solamente disfunzioni nel tempo.

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Per i terapeuti sistemici, il sintomo psicopatologico stesso sarebbe dovuto a gravi disfunzioni del e nel sistema familiare; ed è per questo che anche in caso di diagnosi clinica, si prova a fare un lavoro psicoterapeutico familiare. I bambini e i ragazzi a volte esprimono con vari sintomi psicopatologici o comportamentali problematiche legate alla relazione con i loro genitori o tra i genitori.

Insegniamo quindi ai genitori innanzitutto a saper distinguere cosa significa procreare e ciò che invece comporta essere genitori; soprattutto lavoriamo per mantenere salsi i confini e i ruoli all’interno dei nuclei familiari perché il sovvertimento di questi ultimi può rappresentare un’importante radice di problematiche psicopatologiche nei nostri bambini e ragazzi.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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