LE INTUIZIONI DELLA MENTE

La violenza silenziosa

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La storia della filosofia occidentale è narrata fondamentalmente da uomini e riflette senza dubbio un modo maschile di concepire il mondo. Famoso è il maschilismo del pensare schopenhaueriano o nietzschiano, e meno conosciuto quello degli autori, ma sicuro è che la linea del pensiero generale bandisce sistematicamente quello femminile. Ottima dimostrazione di ciò è il suggestivo lavoro di Kant del 1764, Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime, in cui si propone esplicitamente di descrivere un sentimento che si presenta in una doppia faccia, come sentimento del sublime e come sentimento del bello, e conclude attribuendo ognuna di queste faccia a uno dei due sessi, e giustificando con questa attribuzione, sebbene involontariamente, una divisione sessuale del lavoro.

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In effetti, la descrizione iniziale ci mostra che sono i monti e le tempeste o il bosco dell’inferno quelli che nella loro magnificenza risvegliano il sentimento del sublime; le campagne e le valli, al contrario, producono una sensazione piacevole, allegra e sorridente, che colpisce chi è dotato del sentimento del bello. Il sublime deve essere sempre, continua Kant, grande e semplice, il bello può essere piccolo e stare adornato. Il sublime commuove, mentre il bello incanta. Da cui si deduce che, fra le qualità umane, sono grandi e sublimi l’intelligenza, la veracità e la rettitudine, mentre l’ingegno, l’astuzia e la lusinga sono belle; le prime infondono rispetto, le seconde risvegliano l’amore. Quindi, per qualsiasi conoscitore della filosofia kantiana, è abbastanza espressivo che sono le qualità sublimi a realizzare l’autentica virtù morale, perché solo il rispetto della legge morale è un autentico movente morale; le qualità belle, da parte loro, potranno solo dar vita alle virtù adottate. Dopo queste dimostrazioni è facile dedurre che le qualità sublimi saranno attribuite agli uomini, le belle, alle donne; il sesso maschile avrà come nota distintiva la nobiltà, quello femminile, la bellezza. Fino al punto che, secondo Kant, le donne eviteranno il male non perché ingiusto ma perché brutto, e atti virtuosi sono per esse quelli moralmente belli. Le donne non vogliono, seguirà, niente per dovere, niente per necessità, niente per obbligo. In buona sostanza fanno solo ciò che le piace, e l’arte consiste nel fare in modo che le piaccia ciò che è buono. Da ciò si conclude: mi sembra difficile che il bel sesso abbia dei principi, e spero di non offendere con questo; anche se sono estremamente rari in quello maschile. Ripartizioni di qualità come queste hanno generato questi tipi ideali di uomo e di donna, che hanno pregiudicato tanto le donne e gli uomini in carne ed ossa, perché hanno esercitato la violenza sulle persone concrete di ambo i generi. Come ben dice questo bel testo, che cita Josè Arana:

  • Per ogni donna forte stanca di simulare debolezza, c’è un uomo debole, stanco di sembrare forte.
  • Per ogni donna stanca di dover agire come una ignorante, c’è un uomo oppresso dal fatto di fingere di sapere tutto.
  • Per ogni donna classificata come femmina emotiva, c’è un uomo a cui si è negato il diritto a piangere e ad essere delicato.
  • Per ogni donna considerata come poco femmina quando contende, c’è un uomo obbligato a contendere affinché non si dubiti della sua virilità.
  • Per ogni donna stanca di essere un oggetto sessuale, c’è un uomo preoccupato per la sua potenza sessuale.

Così, potremmo aggiungere, fino all’infinito perché, secondo il tipo ideale storicamente creato, la donna, ogni donna autentica, possiede alcune caratteristiche che la distinguono dall’uomo: è dolce e tenera, chiacchierona ed astuta, interessata al concreto, incapace ad occuparsi di problemi universali, sentimentale, intuitiva, sbadata e viscerale. L’uomo, ogni uomo autentico, possiede anche alcune qualità che le donne non hanno: è eminentemente razionale, attivo e imprenditore, dominatore delle grandi parole (libertà, giustizia), competitivo e aggressivo. Così lo definiscono un buon numero di pensatori e, fra essi, questo impagabile testo di Hegel:

Le donne possono, certamente, essere colte, ma non sono fatte per le scienze più elevate, per la filosofia e per certe produzioni d’arte, che richiedono un universale. Possono avere arguzia, gusto e grazia, ma non hanno l’ideale. La differenza tra l’uomo e la donna è quella che c’è tra l’animale e la pianta; l’animale corrisponde di più al carattere dell’uomo, la pianta di più a quello della donna, che è più vicina al tranquillo sviluppo che ha come principio l’unità indeterminata della sensazione. Lo Stato correrebbe il pericolo se avesse donne al capo del governo, perché non agiscono secondo le esigenze della collettività, ma seguendo le opinioni e le tendenze contingenti.

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Seguendo questi modelli della tradizione occidentale, è evidente che il dominio delle donne sarà la vita privata, essa si realizza nel focolare domestico o nel bordello, mentre gli uomini dovranno impadronirsi della vita pubblica. Mentre le prime sono dotate delle qualità necessarie per governare il mondo privato, i secondi, quello pubblico. Sicuramente, questa distinzione sessuale della vita umana, affinché la vita privata rimanga in mano alle donne e quella pubblica agli uomini, ha pregiudicato le persone concrete dell’uno e dell’altro genere e, a sua volta, queste due forme di vita, quella privata e quella pubblica. Questo perché, come dimostra chiaramente il testo citato da Josè Arana, questa ripartizione obbliga ogni persona a rinunciare alle virtù socialmente attribuite al sesso opposto, perdendo con ciò una indubbia ricchezza umana. E pregiudica le forme di vita sociale, perché nè la vita privata è un dominio in cui non sia necessaria l’intelligenza, né la pubblica è quella in cui si trovano di più la tenerezza e la compassione. Giustificare la distribuzione delle qualità per sessi secondo il determinismo biologico è un modo che non soddisfa nessuno sin da quando sappiamo che gli esseri umani si creano considerando l’eredità biologica, ma anche, e soprattutto, il lungo processo di socializzazione e le scelte personali. Ed è in questo processo di socializzazione in cui svolgono un ruolo decisivo i tipi ideali di autentica donna e autentico uomo, ai quali devono aderire quanti non vogliono restare squalificati, nei margini. Con ciò si sta esercitando una forte violenza sulle persone di ambo i sessi, perché gli si sta forzando a rinunciare in ogni caso a delle qualità che sono in fin dei conti patrimonio dell’umanità.

Leonardo Bianchi

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