LE INTUIZIONI DELLA MENTE

Il fumo di sigarette negli adolescenti (Parte I)

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Il fumo di sigarette, a causa della sua ampia diffusione non solo tra gli adolescenti ma anche tra gli adulti, viene spesso percepito come il comportamento a rischio meno grave di tutti. Esso infatti non è associato a processi psicopatologici o devianti, non comporta danni immediati ed è socialmente tollerato.

Tuttavia è stato ormai dimostrato che il fumo di sigarette non è semplicemente un comportamento che può essere dannoso per la salute; al contrario, esso si configura come un comportamento nocivo a breve e lungo termine.

La nicotina, al pari di altre sostanze psicoattive, svolge un’azione sul sistema nervoso centrale, alterandone in parte l’equilibrio biochimico ed agendo sui centri della ricompensa (Julien, 1995); ma soprattutto il fumo è altamente correlato a malattie cardiocircolatorie e polmonari ed aumenta il rischio di contrarre alcuni tipi di tumore.

Nonostante l’accordo di innumerevoli ricerche sulla nocività di tale comportamento, il consumo di sigarette è assai diffuso proprio tra i giovani.

I più recenti dati ISTAT (2018) indicano una riduzione della prevalenza dei fumatori dal 23,8% degli ultraquattordicenni nel 2016 (31% maschi – 17,4% femmine) al 22,2% nel 2018 (28,6% maschi – 16,3% femmine).

Anche l’indagine telefonica DOXA del 2018 – promossa dall’ISS/Osservatorio fumo, alcol e droghe - registra una riduzione complessiva di 1,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente nella prevalenza passata dal 23,5% al 22% delle persone dai 15 anni in su (pari a 11,2 milioni di persone).

La diminuzione è della stessa entità sia per gli uomini che per le donne. Secondo questa indagine gli uomini fumatori sono passati dal 27,9% del 2017 al 26,4% del 2018mentre le fumatrici sono scese dal 19,3% del 2017al 17,9% del 2018.

Le classi di età in cui si registrano percentuali più elevate di fumatori sono quelle dei 25-44 anni e dei 45-64 anni, rispettivamente con una prevalenza del 26,4% e del 25,9%.

La più alta percentuale di fumatori si osserva nell’Italia del sud e nelle isole (25,2%), seguono in ordine decrescente il centro Italia (22,9%), e il nord (19,1%).

Tuttavia, la diffusione dell’abitudine al fumo resta ancora troppo alta, soprattutto tra i giovani (nel 2007, nella fascia d’età 20-24 anni, i fumatori sono il 28,8% (33,8% maschi e 23,5% femmine).

Inoltre, la stessa Indagine Multiscopo (ISTAT, 2018), evidenzia che adolescenti e giovani iniziano a fumare più precocemente rispetto a cinque anni fa.

Infatti, il 7,8% dei giovani di 14-24 anni ha iniziato a fumare prima dei 14 anni.

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L’ampia diffusione del fumo di sigarette appare legata alla sua estesa accettazione sociale, poiché il tabacco non viene associato a manifestazioni sociali e comportamentali problematiche (come invece per lo più accade nel caso dell’elevato consumo di alcolici e dell’uso di altre droghe).

In quanto comportamento diffuso e ritenuto “normale” nell’età adulta, il fumo rappresenta per gli adolescenti un modo facile, visibile e non rischioso sul piano sociale per affermare e segnalare a sé, al gruppo e agli altri il proprio status di adulti, ovvero l’avvenuta evoluzione della propria identità.

Complementare alla funzione di adultità anticipata vi è una “funzione trasgressiva, che consiste nel mettere in atto un comportamento da adulti, quando non si è ancora tali”.

Si tratta, in questo caso, di una trasgressione volta ad affermare uno status sociale che non è ancora riconosciuto dalla società. “La funzione trasgressiva (svolta dal fumo) è confermata dalla correlazione, spesso riscontrata, con i comportamenti antisociali […], con quelli rischiosi ed eccitanti, oltre che dall’alta correlazione con l’uso di marijuana” (ibidem).

Numerosi studi confermano, a questo proposito, che la facilità d’accesso e la legalità del consumo fanno del tabacco la prima sostanza psicoattiva ad essere utilizzata.

Seppure gli studi sul consumo di sigarette in adolescenza siano numerosi, la maggior parte di essi ha descritto il fenomeno e lo ha analizzato in relazione a variabili ed a caratteristiche individuali. Tali ricerche hanno il merito di aver dimostrato l’influenza di importanti fattori cognitivi, quali la conoscenza delle conseguenze negative sulla salute, la percezione del rischio, gli atteggiamenti e le credenze legati al fumo e i fenomeni di dissonanza; esse inoltre hanno evidenziato anche altri rilevanti fattori affettivi ed emotivi, quali l’immagine di sé e l’autostima.

Altri studi, ricercando le cause del consumo di sigarette in specifiche caratteristiche del contesto sociale, si sono invece maggiormente interessati al ruolo svolto dai modelli, dagli atteggiamenti e dalle rappresentazioni sociali, dalle norme istituzionali e di gruppo.

Solo recentemente sono stati proposti modelli teorici più complessi, capaci di considerare simultaneamente l’interazione tra diversi fattori, quali appunto quelli personali, sociali e culturali. In questo filone di ricerche viene posto al centro l’individuo che, attraverso processi di percezione, valutazione ed interpretazione, attua determinati comportamenti finalizzati al raggiungimento di specifici scopi. Tali scopi e le modalità per raggiungerli sono a loro volta influenzati dalle opportunità e dai vincoli offerti dal contesto sociale di cui l’individuo è parte.

Secondo tale modello, quindi, gli adolescenti al pari degli altri individui, tendono ad adottare forme di comportamento finalizzate ad uno scopo e sperimentate come vantaggiose, anche se spesso vengono presi in considerazione in prevalenza obiettivi cruciali per il presente.

Un importante studio, che ha analizzato l’influenza dell’interazione tra fattori individuali, contestuali, sociali e comportamentali sul fumo degli adolescenti è stato compiuto da Bonino,). Lo studio è stato effettuato su un vasto campione di adolescenti (2273, 46 % maschi e 54 % femmine) tra i 14 e i 19 anni. Dall’analisi è emerso che l’accostamento al fumo di sigaretta sembra trovare un periodo sensibile tra i 13 e i 15 anni, il periodo d’accostamento pertanto coincide con il passaggio dalla scuola media inferiore a quella superiore. Tale passaggio è spesso vissuto come un indicatore del diventare grandi e non a caso è proprio a questa età che gli adolescenti attuano per le prime volte comportamenti accettati, diffusi e ritenuti “normali” negli adulti, quali appunto il fumo di sigarette e il consumo di alcolici.

Il fumo di sigarette sembra, pertanto, assumere la funzione di segnalare ed affermare in modo facile e visibile, sia a se stessi che agli altri, il proprio nuovo status di adulto. Quest’esigenza appare maggiore laddove vi è una più forte spinta a diventare adulti presto ed una maggiore difficoltà ad affermare il proprio “essere grandi” attraverso altre manifestazioni più essenziali e meno esteriori dell’adultità, quali ad esempio l’autonomia, l’assunzione di responsabilità, l’indipendenza di giudizio (Cattelino, Bonino, 2000).

I dati di questo studio evidenziano, inoltre, come siano gli studenti degli istituti professionali ad essere maggiormente implicati nel consumo forte ed abituale, seguiti da quelli dei licei pedagogici e degli istituti tecnici. Sembra trattarsi, quindi, di adolescenti maggiormente orientati ad una realizzazione adulta attraverso un precoce, anche se spesso illusorio, ingresso nel mondo del lavoro. Il maggiore coinvolgimento degli adolescenti di alcuni tipi di scuole non può essere ricondotto semplicemente alla provenienza familiare ed alle variabili di tipo socio-economico, che selezionerebbero l’accesso degli adolescenti alle varie scuole, ma va ricercato secondo gli autori all’interno delle scuole stesse, ed in particolare nel diverso orientamento verso l’età adulta che esse comportano, nelle differenti opportunità di manifestazione dell’adultità che esse offrono, nelle diverse culture di gruppo che si vengono a costruire nel tempo, nella diversa soddisfazione che dalla scuola si trae (Cattelino, Bonino, 2000). Questo è evidenziato anche dal fatto che sono gli adolescenti che nutrono un minor senso di autoefficacia scolastica e che percepiscono l’esperienza scolastica come scarsamente utile per la loro vita presente ad essere maggiormente implicati nel consumo di sigarette.

“Sembra insomma che i ragazzi, e soprattutto le ragazze, che sono più insoddisfatti dell’esperienza attuale della scuola ricorrano maggiormente al fumo di sigarette come modalità per proiettarsi nel futuro ruolo di adulti, per affermare in modo esteriore, poco rischioso sul piano psicologico e sociale, il loro voler essere già grandi” (ivi, p. 43).

Dallo studio è anche emerso che il fumo di sigaretta tende ad aumentare nel tempo, a differenza di altri comportamenti, come il fumo di marijuana, che presentano una punta intorno ai 16-17 anni, per poi diminuire. Questo andamento è riconducibile alla diffusione del fumo tra gli adulti, la quale favorisce l’identificazione di questo comportamento come un marcatore “normale” dell’adultità non solo nei primi anni dell’adolescenza ma anche in seguito.

Inoltre, a differenza di altre sostanze psicoattive (alcol e marijuana) che vedono un maggior coinvolgimento dei ragazzi rispetto alle ragazze, l’implicazione nel fumo di sigarette appare molto simile nei due sessi. Questo dato condiviso anche dai piu’ può essere dovuto alla tendenza verso una sempre maggiore omogeneità di comportamenti tra maschi e femmine.

Dall’analisi è emerso inoltre la numerosità delle variabili legate al fumo adolescenziale, che si configura come un fenomeno multidimensionale. In particolare svolge un ruolo significativo il contesto sociale prossimo. Infatti, la consapevolezza dei genitori del fatto che il figlio o la figlia fumino ed il modello degli amici sono i migliori predittori del fumo di sigarette degli adolescenti.

Il fatto che i genitori siano a conoscenza del fumo dei figli sembra configurare, per gli adolescenti, un’approvazione implicita ed indiretta che appare ancora più importante dell’approvazione esplicita; essa probabilmente libera gli adolescenti dal fumare di nascosto o fuori casa, ed aumenta perciò il consumo. Questo dato appare particolarmente interessante. Infatti, molti studi hanno sottolineato l’influenza del modello dei genitori sul fumo degli adolescenti; dai dati di questa ricerca emerge invece che, più del modello comportamentale del genitore, sono importanti i concreti atteggiamenti degli adulti nei confronti del fumo. Ecco allora che anche genitori fumatori possono svolgere un ruolo educativo di protezione nei confronti dei loro figli non colludendo con il comportamento a rischio di questi ultimi.

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Associato al fumo degli adolescenti di entrambi i sessi è invece il modello degli amici: infatti i soggetti più implicati riferiscono di avere un maggior numero di amici fumatori e di frequentare per molte ore alla settimana i locali pubblici di ritrovo. Il fumo adolescenziale si configura così come uno strumento di socializzazione e come una strategia per farsi degli amici (Silbereisen, Noack, 1988). Per quanto vi sia la tendenza da parte di chi fuma a sopravvalutare il numero degli amici fumatori per un’esigenza di normatività, a sua volta legata all’affermazione positiva della propria identità, vi è tuttavia una relazione reale tra il fumo degli adolescenti e quello degli amici: l’influenza dei coetanei. Questa influenza è estremamente rilevante, in quanto le opinioni ed i modelli delle persone affettivamente più vicine costituiscono il contesto relazionale in cui avviene il consumo. L’approvazione da parte degli amici è decisiva soprattutto quando si comincia a fumare, in seguito contano di più i modelli, cioè il fatto che gli amici fumino. Inoltre, nel corso dell’adolescenza i giovani investono molto tempo e molte energie nell’amicizia: gli amici diventano un’importante fonte per la definizione di sé e per la propria autostima. Ne consegue che la partecipazione al gruppo di amici e la condivisione dei suoi rituali e delle sue norme diventano importanti per la costruzione dell’identità e per la promozione del benessere personale dei giovani.

In particolare sembra che il modello dei coetanei abbia un’influenza maggiore sul comportamento dei più giovani e che funga da facilitatore per la sperimentazione del consumo di sigarette.

Tuttavia alcuni autori hanno messo in discussione la direzione della causalità tra fumo degli adolescenti e fumo dei loro coetanei contrapponendo la tesi della selezione sociale a quella dell’influenza (Ennet, Bauman, 1994; Engels et al., 1997) e postulando una sorta di attrazione tra chi condivide lo stesso comportamento (Eiser et al, 1991). Secondo questo modello, quindi, la selezione degli amici fumatori sarebbe la conseguenza e non la causa dell’uso di sostanze (Bauman, Ennett, 1996). Se l’ipotesi dell’influenza sociale sembra utile per spiegare la sperimentazione ed il consumo saltuario di sigarette, l’ipotesi della selezione appare più utile per spiegare la stabilizzazione del consumo. Questa nuova interpretazione è in accordo con i recenti modelli teorici che considerano il ruolo attivo del soggetto che, lungi dall’essere alla mercé delle influenze ambientali, esercita un controllo sul contesto scegliendo attivamente gli amici e creando il proprio ambiente sociale.

In questo caso, il fumo sembra essere uno dei modi, accettati e riconosciuti dal gruppo, sia per rappresentare se stessi all’esterno che per comunicare con gli altri al proprio interno. La sigaretta rappresenta una modalità ritualizzata sia per marcare il passaggio visibile all’età adulta, sia per stabilire il legame con i propri coetanei (Bonino, 1987).

Appare chiaro, quindi, che gli interventi di prevenzione devono essere collocati all’interno di un quadro generale che tenga presenti le problematiche adolescenziali e le funzioni svolte da tale comportamento in quest’età della vita.

La ricerca conferma che gli interventi sono del tutto inefficaci se si limitano a descrivere i danni fisici del fumo. La conoscenza deipotenziali e probabili rischi fisici di un comportamento è scarsamente in grado sia di impedirne l’attuazione che di causarne l’abbandono. Infatti per un’esigenza di consonanza, le persone impegnate in attività rischiose negano maggiormente il pericolo insito in ciò che stanno facendo e sviluppano un’illusoria sensazione di controllo.

Inoltre, data la notevole diffusione del fumo nel mondo adulto e il peso dei modelli adulti, appare assolutamente illusorio pensare di limitare il fumo in età adolescenziale senza un parallelo intervento volto a ridurre il fumo negli adulti. Fino a quando il fumo continuerà ad essere un comportamento tipico dell’adulto, gli adolescenti continueranno ad assumerlo come simbolo dell’identità adulta e ad imitarlo

L’importanza, sia diretta che indiretta, della famiglia indica la necessità del suo coinvolgimento nei programmi di intervento. La famiglia svolge un ruolo cruciale sia attraverso la disapprovazione esplicita del fumo e la presenza di modelli, sia attraverso la capacità di bilanciare in modo adeguato il sostegno e il controllo dei figli adolescenti.

Un’altra importante indicazione deriva dal ruolo protettivo svolto dall’esperienza scolastica, quando è vissuta dagli adolescenti come utile per la loro vita presente e come fonte di realizzazione personale. La scuola dovrebbe fornire, infatti, agli adolescenti la possibilità di riflettere sulla propria esperienza, di sviluppare strumenti cognitivi e capacità di relazione sociale, elaborare un progetto di vita che consenta di dare un senso al presente in relazione al futuro. In questo modo consente agli adolescenti di raggiungere ugualmente obiettivi di sviluppo significativi senza mettere in pericolo, però, la loro salute e il loro benessere.

La scuola sembra essere il luogo privilegiato sia per riflettere sul come stare insieme e marcare la propria appartenenza al gruppo, sia per sviluppare la competenza sociale necessaria per risolvere le situazioni di disagio senza ricorrere all’accensione ritualizzata della sigaretta.

Leonardo Bianchi

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