LE INTUIZIONI DELLA MENTE

Le dimensioni della Prospettiva Temporale-Adolescenziale

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Il Passato

Il Passato non può essere definito come un semplice accumulo di ricordi, ma come una concatenazione, un ordine sulla linea continua. Rappresentarsi il proprio Passato presuppone un principio organizzatore che poggia sulla nozione di tempo, sulla stima oggettiva e soggettiva della durata, e che intreccia stretti rapporti con il sentimento di continuità del sé.

L’evocazione del Passato è un’operazione che la mente compie in modo selettivo poiché la memoria privilegia solo alcuni eventi, mentre altri tendono a sbiadire o ad essere rimossi. Nel momento in cui un ricordo diventa oggetto di comunicazione, scatta un secondo livello di selezione, in quanto è estremamente difficile esprimere a parole l’evento ricordato e, contemporaneamente, riuscire a comunicare tutte le sensazioni ed emozioni che ad esso si associano nella memoria. Quando un soggetto parla del proprio Passato, si innesca una serie di meccanismi di natura principalmente inconscia, i quali producono alcune distorsioni. Da un lato, il Passato ne risulta impoverito poiché si perde la ricchezza di stati d’animo che l’hanno accompagnato e perché l’evento non può essere espresso in tutta la complessità di situazioni che l’hanno caratterizzata; dall’altro, ne viene arricchito, poiché ad esso si associano dei significati che prendono forma solo a partire da ciò che il soggetto è nel presente. Spesso la reticenza o l’incapacità nel ricordare il Passato rappresenta, più che una mancanza di eventi significativi nella vita, il risultato di una rilettura critica dell’esperienza che ha avuto come esito l’appiattimento o la rimozione della memoria. Una parte del proprio vissuto viene praticamente eliminata nel ricordo, non perché priva di significatività per il Presente, ma poiché potrebbe far nascere incertezze e dubbi circa l’attuale immagine che il soggetto vuole offrire a se stesso e agli altri.

Nel riesame critico del Passato, l’adolescente è spinto dall’esigenza inconscia di fissare nella memoria tutto ciò che può confermarlo nella sua ricerca di identità stabile. Egli tende a privilegiare quegli eventi o processi che evidenziano l’esistenza, da una parte, di una continuità di ricerca e di maturazione e, dall’altra, di una relativa autonomia di giudizio o di scelta (Erikson, 1974). Da ciò si evince che i criteri che stanno alla base del meccanismo atto alla selezione e alla valutazione delle esperienze passate, sono la capacità di leggere il proprio passato in termini di continuità interiore e la possibilità di attribuire alle scelte operate le caratteristiche dell’autonomia oppure della dipendenza. Inoltre, sono importanti i fattori come il contesto situazionale, che senza dubbio influenza l’accessibilità di certi ricordi, così come la motivazione del soggetto a svelare determinati contenuti.

“Se dal Passato si ricava una sfiducia nelle proprie capacità di reagire a situazioni imposte dall’esterno, allora è meglio non pensarci: tutto ciò non solo crea angoscia per il proprio Futuro, ma pone seri problemi per il Presente” Secondo questa ottica, il Presente diventa una dimensione a se stante perché appare come l’unica reale e tangibile; tuttavia, la mancanza di memoria e di prospettiva tende a privare di significatività anche questa sfera, per cui il problema del presente è viverlo in qualche modo, riempire il tempo, trovare qualche cosa da fare indipendentemente da una sua finalizzazione precisa.

Il Presente

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Oggi la modalità con cui i giovani vivono il Presente risulta sostanzialmente modificata rispetto alla tradizionale rappresentazione del loro vissuto temporale. Se la fase adolescenziale, in passato, veniva definita come il tempo vuoto dell’attesa, che trascorre lentamente, oggi risulta, invece, carica di molteplici esperienze e attività possibili, tanto che spesso comporta, per chi la vive, una sensazione di scarsità del tempo disponibile (Paolucci, 1986, 1989). Benché una serie di condizioni strutturali (tecnologia, mass media, mezzi di trasporto, ecc.) permettano di “risparmiare” tempo, risulta paradossalmente sempre più evidente e comune il bisogno di dilatare il tempo. Il tempo necessario a svolgere le singole attività diminuisce in ragione del progresso tecnologico, eppure si moltiplicano le possibili attività che ogni individuo distribuisce nell’arco della giornata: “più si guadagna tempo, più il tempo fugge.

Quando risulta notevolmente sacrificato il tempo personale individuale a favore del tempo sociale esterno, la vita quotidiana può, allora, apparire un insieme di segmenti temporali organizzati secondo criteri che prescindono da aspirazioni ed esigenze individuali. L’adolescente, pressato a realizzare una sincronizzazione fra tempi esterni ed eterogenei fra loro, può sentire minacciata la capacità di decidere autonomamente ciò che è prioritario per sé e per il proprio progetto di vita.

Inoltre, gli adolescenti di oggi non solo hanno la sensazione di una carenza quantitativa di tempo, ma anche di un sentimento di inadeguatezza nel regolare autonomamente la propria vita. L’adolescente si trova, infatti, a dover scegliere fra una gamma molto vasta di esperienze possibili; prendere una decisione richiede capacità di rinuncia, distacco da ciò che si lascia, tolleranza di una perdita: la decisione e la scelta implicano sul piano emozionale un’esperienza depressiva che deriva dalla consapevolezza del limite. Questo aspetto rappresenta una differenza significativa nell’esperienza della vita quotidiana degli adolescenti di oggi rispetto a generazioni precedenti, per le quali era invece più frequente la frustrazione derivata dai divieti, dalle severità.

Il sovraccarico di sollecitazioni e di proposte cui gli adolescenti sono sottoposti, senza che ad esse corrispondano scelte convinte e investimento motivazionale intenso, può condurre ad una condizione di saturazione che ha come corrispettivo emozionale la noia e la passività. Questo stato emozionale spingerebbe gli adolescenti a ricercare uno stato di attivazione/eccitazione spesso connotato da un certo grado di rischio.

In questa luce si potrebbero spiegare molti comportamenti a rischio messi in atto dagli adolescenti.

La vita quotidiana, attraverso la molteplicità delle opportunità che propone all’individuo, appare, quindi, da una parte fonte di incertezza, ma dall’altra costituisce, comunque, un’occasione di sperimentare modi diversi e nuovi di vivere il tempo.

L’analisi del tempo quotidiano consente di indagare il legame tra esperienze sociali e tempo vissuto. Poiché il nesso tra i modi di concepire e modi di utilizzare il tempo è particolarmente stretto, è possibile risalire dall’uso della quotidianità alle specifiche modalità di rapporto con la temporalità, definendo le relazioni tra tempo soggettivo-interno e tempo sociale-esterno.

Il tempo quotidiano, infatti, un tempo Presente per eccellenza, viene plasmato dall’atteggiamento verso il Passato, da un lato, e verso il Futuro, dall’altro.

Se, ad esempio, il pensiero del futuro è caratterizzato da incertezza e da inquietudine, allora anche il quotidiano perderà di senso e di valore. Il suo tempo smetterà di apparire una risorsa preziosa e sarà considerato un mezzo che consente di raggiungere obiettivi futuri, ma potrà apparire alla coscienza come eccessivamente lungo, uniforme e senza qualità.

Sia l’impiego del tempo quotidiano, sia il suo vissuto soggettivo sono, per gli adolescenti in particolare, largamente condizionati dalla capacità di proiettarsi nel Futuro, sulla base della percezione della continuità tra ciò che è stato vissuto, ciò che oggi si vede e ciò che, in prospettiva, appare come possibile vivere.

È l’essere umano, nella sua doppia qualità di individuo e di membro di una collettività, a produrre i propri tempi: il tempo personale, attraverso il quale egli esprime la propria individualità psichica e biologica, e il tempo sociale, che corrisponde alla collettività in cui si è inseriti. Tuttavia non è libero di scegliersi il tempo in cui vive poiché nascendo, il soggetto si trova inserito nel flusso di un particolare tempo sociale, storicamente determinato, al cui interno scorrerà inevitabilmente la sua vita e prenderà forma la sua quotidianità.

La struttura temporale della vita quotidiana impone al tempo individuale un ordine e dei ritmi a cui non è dato sottrarsi, pena l’estraniazione dalla vita sociale. Poiché gli individui non vivono nell’indipendenza temporale, essi dovranno forzatamente, nella loro quotidianità, definire e ridefinire costantemente i termini del loro rapporto con l’ordine socio-temporale dominante. La capacità di armonizzare il proprio tempo alla pluralità di tempi sociali, dipende dalla possibilità, per il soggetto, di riconoscere contemporaneamente la diversità e la sostanziale unità tra il proprio tempo e quello altrui. Questo processo implica sia la capacità di autoriconoscersi, sia la certezza di essere riconosciuto dagli altri e rimanda quindi all’esistenza di uno stabile senso dell’identità personale.

Per gli adolescenti, la quotidianità sembra essere diventata il luogo privilegiato dove le molte possibilità di esperienze culturali, le molte immagini del possibile, accrescono oltre misura l’incertezza ma, contemporaneamente, anche le occasioni per sperimentare modi diversi di vivere il tempo.

Se il valore e il significato del tempo della quotidianità mutano in rapporto ai diversi vissuti di questa medesima condizione, acquista una differente rilevanza il rapporto con il tempo sociale dominante. Si potrà decidere di armonizzare il tempo personale ai suoi ritmi, oppure, al contrario, estraniarsi completamente dalle logiche temporali istituzionali, o ancora, adeguarsi alla sua presenza accettando che il proprio tempo ne segua le cadenze.

Il Futuro

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Nel periodo adolescenziale l’individuo sente il bisogno di dare un significato (e quindi anche una direzione alla propria vita): questo sforzo di trovare il proprio percorso, di conquistare l’autonomia, di costruire gradualmente la propria identità, pone continuamente l’individuo di fronte alla necessità di confrontarsi con il futuro, di fare i conti con la pianificazione del proprio sviluppo, di concepire un progetto di vita più o meno articolato.

La prospettiva temporale futura ha, pertanto, una particolare rilevanza sociale dal momento che la capacità di avere degli scopi a lungo termine rappresenta certamente una strategia con maggiori potenzialità adattive rispetto alle strategie espresse dagli altri orientamenti temporali.

L’atteggiamento affettivo verso il Futuro dipende dal valore positivo o negativo degli avvenimenti che si progettano e si prevedono e dalla probabilità soggettiva della loro realizzazione. Di fondamentale importanza è la percezione delle 3 dimensioni temporali (Passato, Presente, Futuro) come legate fra loro definite queste impressione di continuità o di discontinuità temporale, integrazione temporale, cioè la coscienza di un Futuro in continuità attiva con il Presente ed il Passato e una disposizione all’attribuzione interna che riconosce il ruolo dell’azione personale nei risultati ottenuti. L’atteggiamento positivo verso l’avvenire va spesso di pari passo con un’ampia estensione della Prospettiva Temporale futura. La relazione tra Presente e Futuro può interpretarsi, in parte, sulla base del fatto che l’esperienza positiva del Presente è dominata spesso da previsioni felici per l’avvenire. Quanto alla relazione Passato-Futuro,) ha rilevato che un atteggiamento pessimista verso il Passato tende a coesistere con l’attesa ottimistica di un avvenire positivo: un Passato molto negativo fa sperare in un cambiamento in meglio per l’avvenire.

Il reale sviluppo della prospettiva futura e la reale possibilità di diventare adulti vengono paradossalmente dalla capacità di saper andare indietro verso i nodi e i conflitti emotivi non risolti durante l’infanzia. La capacità di vedere i propri limiti è un fattore importante nello sviluppo adolescenziale. […] In questo senso il sentiero che conduce al futuro deve prima andare verso il passato. Non è un percorso facile perché si tratta di trattenere dentro di sé, e di elaborarlo, il dolore mentale che viene dall’esperienza emotiva. Se l’adolescente cerca semplicemente di evitare il dolore mentale gli riuscirà più difficile percorrere la strada che conduce al mondo adulto e all’acquisizione di quelle capacità di programmazione che fanno parte della prospettiva temporale.

In base alla teoria classica dell’identità, il Futuro acquista rilevanza e profondità nella misura in cui il ragazzo riesce a visualizzarlo attraverso un progetto che, a partire dal Presente, orienti la sua azione ad uno scopo differito nel tempo. Tuttavia, da alcune ricerche (Rampazi,1985), è emerso che non in tutti i giovani si verifica questo tipo di proiezione. Infatti il vissuto temporale degli adolescenti può essere caratterizzato da una proiezione nel Futuro tanto forte da annullare il Presente o, al contrario, da una sopravvalutazione del Presente accompagnata dall’appiattimento del Futuro, o ancora, da una scansione temporale per cui, pur esistendo un collegamento tra Passato, Presente e Futuro, viene evitata ogni sovrapposizione fra di essi.

La capacità di strutturare un progetto di vita che sia frutto e motivo di collegamento fra le tre istanze temporali, dipende dalla presenza di una componente di natura soggettiva; è la speranza di riuscire non solo a compiere delle scelte superando i dubbi che emergono in questa fase di vita, ma anche, e soprattutto, di attuare delle scelte significative per la propria esistenza. Di fronte al Futuro, che comporta sempre e comunque un certo grado di inconoscibilità, è facile sentirsi coinvolti in un’altalena di sentimenti contrastanti: attesa e curiosità per ciò che può accadere si accompagnano, a volte, al timore di esserne travolti e l’impazienza di esplorare le possibilità che si intravedono è frenata dal dubbio di non farcela. La progettualità, allora, diviene possibile solo quando, al di là delle ambivalenze e dei timori, prevale la fiducia che consente di porre nel Presente le basi per la realizzazione di uno scopo che si prospetta a più lunga scadenza (Maggiolaro, 1999).

Senza speranza non appare possibile un investimento nell’avvenire; non si riesce a superare la "temporanea sfiducia nel tempo" (Erikson, 1974) che finisce col diventare una caratteristica permanente, dando luogo alla presentificazione dell’esistenza.

Il tentativo di conquista dell’autonomia e la ricerca di una propria identità, dominanti nell’adolescenza, implicano una riflessione non solo sul Passato ma anche e soprattutto sul Futuro.

"Chi sono io?" è un interrogativo che può trovare una risposta soltanto se il ragazzo riesce a configurare una soluzione al problema "Chi voglio e posso diventare?".

A volte il timore di sbagliare può diventare così pervasivo da originare un rifiuto o una rinuncia al Futuro, spesso a causa della difficoltà obiettiva di orientarsi in un contesto che, per la sua multiformità, appare confuso e contradditorio.

Il "desiderio di crescere" rappresenta un motivo per integrare il Futuro nella propria Prospettiva Temporale, solo se si spera di intravedere un orientamento di vita possibile, significativo non solo per sé stessi ma anche per gli "altri".

La speranza si fonda da un lato sulla fiducia nelle proprie capacità e, dall’altro, sulla convinzione che esistano, attualmente o in prospettiva, le condizioni concrete per la realizzazione di un progetto di vita. Se questa convinzione e la fiducia sono basate su errori di valutazione del soggetto, daranno luogo ad una progettualità come sogno inconsapevole, senza presupposti reali. Si può anche verificare il caso in cui, venendo a mancare la speranza, ci si limiti a sognare, con la consapevolezza di farlo, oppure ci si rifiuti di pensare al domani, a causa dell’impossibilità di configurarsi un futuro in cui essere protagonisti del proprio destino.

Leonardo Bianchi

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