LE INTUIZIONI DELLA MENTE

La marijuana e nuovi stili di consumo nell’Adolescenza

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Il consumo di droghe illecite durante l’adolescenza è divenuto, negli ultimi anni, un fenomeno talmente diffuso da essere incluso tra le problematiche tipiche di questo periodo dello sviluppo. In particolare, il fumo di spinelli si è rilevato un comportamento tipicamente adolescenziale non solo perché generalmente viene attuato per la prima volta in questo periodo della vita, ma anche perché esso viene generalmente abbandonato con l’ingresso nell’età adulta.

L’etichetta di illegalità attribuita alla marijuana riflette la valutazione negativa e l’elevato grado di pericolosità ad essa associato. Tuttavia, nell’ambito delle droghe illecite, al fumo di spinelli viene riconosciuta una minore nocività, tanto che esso viene definito come una “droga leggera” e contrapposto ad altre droghe identificate invece come pesanti, quali l’eroina e la cocaina (Bonino, Cattelino, Ciairano, 2007).

Tale connotazione impropria di droga leggera tende a diminuire la percezione dei rischi connessi all’uso di marijuana.

Da un punto di vista farmacologico il principio attivo THC, il delta-9-tetraidrocanabinolo (presente nella marijuana), altera in modo temporaneo le funzioni cognitive, come la memoria a breve termine, la fluidità verbale, la capacità di attenzione e quella di risolvere i problemi, agendo sui centri della ricompensa, anche se con deboli proprietà rinforzanti.

Dal punto di vista cognitivo, invece, gli effetti immediati, anche a dosi basse, riguardano soprattutto l’incapacità di compiere compiti complessi che richiedono attenzione e coordinazione.

In genere alcuni di questi effetti scompaiono nel giro di qualche ora, ma talvolta rimangono anche per alcuni giorni e c’é chi suggerisce che possano durare molto più a lungo, in caso, però, di assunzioni ripetute di dosi elevate (Rivista Telematica Osservatorio Droga, Marzo 2009).

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Dai dati pubblicati dall’indagine scolastica ESPAD (2007) sul consumo di sigarette, alcol e droghe in giovani compresi tra i 15 e i 16 anni, è emerso che il 23% dei ragazzi e il 17% delle ragazze ha provato almeno una droga illegale (come cannabis, anfetamina, cocaina, crack, ecstasy, Lsd ed eroina).

Secondo l’indagine, l’Italia, con il 25%, è al 13esimo posto della classifica europea.

La ricerca ha coinvolto più di 100 mila studenti di 35 Paesi europei, comprese Armenia e Federazione russa. L’uso di droghe è risultato molto variabile a seconda dei Paesi: percentuali elevate si registrano in Repubblica Ceca (46%), Francia, Isola di Man, Slovacchia e Svizzera, mentre valori decisamente più bassi sono riscontrabili a Cipro (6%) e alle isole Faroe, in Norvegia e Romania.

La droga più diffusa è la cannabis, seguita da ecstasy, cocaina e anfetamine.

Riguardo l’utilizzo della cannabis, l’uso una tantum è riferito dal 19% degli studenti (l’Italia è al 14esimo posto con il 23%), mentre il 7 % ha provato una o più delle altre sostanze tra anfetamine, cocaina, cocaina crack, ecstasy, LSD ed eroina (Italia 12esima con il 9%).

Dall’indagine l’ecstasy risulta particolarmente comune in Bulgaria, Estonia, Isola di Man, Lettonia e Slovacchia, con un tasso di prevalenza del 6-7%.

In quasi tutti i Paesi l’uso di cannabis è più diffuso tra i maschi che tra le femmine e si registrano trend in aumento nell’uso di droghe in Estonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Lituania e Malta.

Dai dati apparsi nella “Relazione annuale 2018 sull’evoluzione del fenomeno della droga in Europa”, pubblicata, come ogni anno, dall’ Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (OEDT, 2018), è emerso come in alcuni paesi il consumo complessivo di cannabis si sia stabilizzato o stia diminuendo.

Nonostante ciò, per il momento si riscontrano ancora tendenze poco uniformi a livello nazionale e differenze sostanziali da un paese all’altro.

Tutto ciò si riflette inevitabilmente nei dati di tendenza di medio termine, dove si osservano sia incrementi dei consumi, spesso segnalati dai paesi contassi di prevalenza più bassi, sia una situazione stabile in molti altri paesi, sia infine una diminuzione in alcuni paesi con tassi di prevalenza più elevati.

I dati provenienti dall’ultimo studio HBSC (Health behaviour in school-aged children, un’indagine realizzata nelle scuole che esamina lo stato di salute e gli stili di vita dei giovani in età scolare) mostrano una tendenza del consumo di droga tra gli studenti di15 anni stabile o in diminuzione nella maggior parte dei paesi nel periodo 2011-2016 come confermato dai dati ESPAD.

Le ragioni per cui si presume che l’uso della cannabis stia diventando meno popolare tra i giovani non sono ben documentate, ma potrebbero essere collegate a un possibile cambiamento nella percezione dei rischi associati al consumo di questa sostanza.

Alcuni osservatori suggeriscono che il calo di popolarità della cannabis potrebbe essere associato a una variazione di atteggiamento nei confronti del consumo di sigarette. In Europa, infatti, la cannabis viene spesso assunta assieme al tabacco, ed è per questo che i programmi di prevenzione mirano con sempre maggior frequenza a risolvere contemporaneamente i problemi di salute provocati dal consumo di sostanze sia lecite che illecite.

Nonostante le tendenze in atto, i livelli del consumo di cannabis in Europa rimangono alti rispetto agli standard storici; in molti paesi si trovano popolazioni numerose di consumatori intensivi e regolari, tra cui prevalgono i giovani di sesso maschile. Poiché le statistiche relative al numero di soggetti dediti a un consumo intensivo e regolare di cannabis potrebbero seguire un andamento autonomo rispetto al dato del consumo nella popolazione generale, occorre prestare maggiore attenzione a questi modelli di consumo e ai problemi che comportano.

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Se l’utilizzo di droghe aveva una connotazione trasgressiva e contestataria negli anni Sessanta, di autoemarginazione e comunicazione del disagio interiore negli anni Settanta, oggi il consumo di sostanze (e soprattutto di “nuove droghe”) rappresenta un fenomeno opposto. Riguarda infatti giovani bene integrati, che dispongono di adeguate risorse personali e relazionali e che utilizzano queste sostanze per essere all’altezza dei modelli e delle aspettative della società, celando e al tempo stesso mantenendo il proprio disagio.

Il panorama del consumo di droghe viene quindi a modificarsi notevolmente, capovolgendo i parametri finora conosciuti della tossicomania; è frequente infatti, sentir parlare di “nuove droghe” e “nuovi stili di consumo”. Tuttavia le sostanze impiegate proprio “nuove” non sono e, dunque, la novità va ricercata nelle modalità e nelle dimensioni culturali giovanili che stanno alla base di tali consumi.

In realtà “questo fenomeno appare all’opinione pubblica piuttosto sfumato e poco conosciuto, forse perché erroneamente connesso a un basso livello di allarme circa la pericolosità di tali sostanze”.

Il fenomeno si inquadra più ampiamente all’interno di uno scenario sociale in cui la manipolazione biochimica del corpo da parte degli individui diventa ormai una pratica sempre più diffusa e condivisa al fine di ottenere fini diversi: essere instancabili, creativi, disinvolti, magri. Nello specifico caso del consumo di sostanze da parte di adolescenti sempre più giovani, si tratta di una manipolazione che risponde in maniera particolarmente accattivante ad alcune esigenze tipiche di questa fase.

Da una parte le droghe consentono di accedere a particolari dimensioni del sé, e questo fornisce all’adolescente l’illusione di poter accelerare e rendere più intenso e profondo il lavoro di costruzione della propria identità.

Nello stesso tempo, poiché il consumo avviene nel gruppo dei pari, esso assume le caratteristiche di un fenomeno generazionale e come tale produce un effetto rassicurante di omologazione e di appartenenza.

La letteratura riconosce nella sperimentazione una delle funzioni del consumo di cannabis in adolescenza (Ravenna, 1993). Si tratta della sperimentazione di sé e delle proprie possibilità fisiche e psichiche, la quale ritraduce nella ricerca di sensazioni nuove, inusuali ed estreme. È questa una funzione che accomuna il consumo di cannabis a molti altri comportamenti a rischio, quali l’ebbrezza della guida pericolosa, il binge drinking, le attività sessuali rischiose. Questa sperimentazione é legata alle vicende dello sviluppo e alla conferma dell’identità, il cui status è particolarmente durante l’adolescenza. Si rivela, in tal modo, una forte tendenza tra i giovani a presentificare il tempo, a vivere l’istante con intensità e ad accelerare le proprie potenzialità soggettive senza curarsi delle conseguenze future.

Dietro il consumo di sostanze sembra esserci la richiesta di un supporto alla fatica di dover mettere a punto l’organizzazione di nuove forme di vita sociale e affettiva; un sostegno dunque per affrontare la realizzazione dei compiti di sviluppo, attraverso l’utilizzo di mediatori chimici che producono la sensazione di muoversi con inattesa scioltezza e disinvoltura (Di Blasi, 2003).

Si tratta di ragazzi che vivono con notevole disagio la loro condizione adolescenziale di sospensione sociale, in un contesto familiare e scolastico di cui si sentono poco partecipi se non addirittura estranei, ed in assenza sia di un progetto di vita a lungo termine, che della previsione di realizzazioni future all’insegna di uno spensierato chi vuol essere lieto sia, del domani non v’è certezza.

L’uso della marijuana sembra rappresentare una via di fuga da famiglie percepite come scarsamente supportive e da un presente nel quale non si trovano realizzazioni significative, e in cui si vivono conflitti, come quello tra genitori e amici, che non si sanno né risolvere e né nemmeno chiaramente esprimere (Bonino, 2005). Allo stesso tempo, l’esperienza scolastica appare del tutto priva di interesse e di significato, in quanto manca non solo la fiducia nelle proprie future possibilità di realizzazione, ma anche la capacità stessa di rappresentarsele.

Il consumo di cannabis sembra, pertanto, offrire nello stesso tempo una fuga dal presente e una fuga nel presente, in una soddisfazione immediata priva di progettualità, la quale tende a ridurre a sua volta, come in un circolo vizioso, le possibilità di realizzazione futura.

Tuttavia, ridurre tale consumo, soltanto alle sue funzioni di fuga o sperimentazione di sé e delle proprie possibilità appare assolutamente riduttivo.

Il fumo di spinelli, infatti, fornisce anche un importante “vantaggio” di tipo sociale, in quanto tale consumo è fortemente legato, per diversi aspetti, alla vita di gruppo.

In questi riti collettivi, l’individualità cede il passo alle dinamiche della gruppalità, con fenomeni di dissoluzione dell’identità individuale.

Gli amici facilitano l’accostamento alla droga poiché si pongono, con la loro esperienza, come modelli credibili e rassicuranti, lontano dall’immagine terrificante del “drogato” comunemente descritta. La stessa iniziazione avviene all’interno del contesto rassicurante e protettivo del gruppo.

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Il consumo di queste sostanze, ancor più del fumo di sigaretta, si configura non solo come un rito di legame, ma soprattutto come un rito di iniziazione.

In quanto rito di legame (il fumare insieme presuppone gesti ritualizzati), conferma e rafforza l’appartenenza a un gruppo che si distingue dagli altri per il suo mettere in atto comportamenti illegali e pericolosi.

Si configura, invece, come rito di iniziazione, in quanto come sostiene Bonino segna il distacco dal mondo dell’infanzia e dalle regole genitoriali che lo governano, alla ricerca, attraverso un’azione proibita e forte, di conferme della propria incerta identità di “quasi adulti”. Fumare lo spinello sembra, per molti adolescenti, una sorte di passaggio rituale, nel quale affermare le proprie capacità di non essere più bambini.

Nonostante l’influenza negativa che i gruppi dei pari possono esercitare nel determinare questi comportamenti a rischio, è necessario comunque ricordare il ruolo importante che essi svolgono nello sviluppo affettivo, cognitivo e sociale dell’adolescente e l’apporto dato al suo adattamento psicosociale. Essi soddisfano, infatti, il bisogno di affiliazione e di appartenenza tipico degli adolescenti e contribuiscono al processo di separazione/individuazione dall’universo familiare verso una propria autonomia emotiva, in quanto forniscono una rete di relazioni strutturata, libera dal controllo degli adulti e regolata da norme flessibili e stabilite dalla collettività (Inguglia, 2003).

All’interno delle culture giovanili si possono rintracciare diverse costellazioni tipiche di comportamenti di sfida e di ribellione che diventano modalità d’espressione e di affermazione caratteristici della condizione adolescenziale: comportamenti “devianti” se osservati da un occhio adulto, ma coerenti in un sottosistema culturale che attribuisce loro significati particolari.

La continua e a volte esasperata ricerca del rischio “a tutti i costi” è, forse, la conseguenza immediata del carattere precario e oppositivo di questi sistemi culturali, in cui rischiare e vivere al limite costituiscono una sfida alla società adulta.

Leonardo Bianchi

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