LE FIAMME DELL’ISIS

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L’ennesimo orrore dello Stato Islamico. Ancora sdegno, sgomento. Probabilmente tra qualche tempo si smetterà anche di chiedersi perché accade tutto questo e nella peggiore delle ipotesi ci si abituerà a vedere foto di corpi acefali o video di torture medievali. Fino a che punto si spingeranno questi fanatici e cattivi interpreti della religione islamica? Vogliono “raise the bar” come direbbero gli anglofoni ma in quest’ultima barbarie la soglia dell’orrore è stata più che superata: il pilota giordano Muadh al-Kasasibah è stato bruciato vivo in una gabbia e poi ricoperto di macerie.

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Puntuali arrivano le voci dei potenti, più autoritarie che mai. Re Abdallah di Giordania, che si trovava in visita negli Usa, ha interrotto il viaggio ed è ripartito immediatamente senza rilasciare dichiarazioni. Per Barak Obama il filmato è un’indicazione della brutalità dell’Is e ha dichiarato “ci costringe a raddoppiare la nostra determinazione”. Il raddoppiamento eviterà altre vittime innocenti?

cms_1816/Sajida-al-Rishawi.jpgPer il momento, di sicuro c’è solo la reazione all’azione: la Giordania per ritorsione ha annunciato la condanna a morte della terrorista di cui l’Is aveva chiesto la liberazione in cambio del rilascio del pilota giordano e del giornalista giapponese Kenji Goto. Stando a Sky News Arabia, fonte vicine ad Amman, la terrorista irachena Sajida al Rishawi (aveva partecipato nel 2005 ad un attentato suicida ad Amman) e altri condannati sarebbero stati giustiziati. La vendetta non tarda a farsi sentire, l’orrore quindi continua. L’Università di Al-Azhar al Cairo, il più prestigioso centro di insegnamento dell’Islam sunnita, ha chiesto l’uccisione e la crocifissione dei terroristi dell’Isis.

cms_1816/prigioniero.jpgUn passo indietro: Muadh al-Kasasibah cade nelle mani dello Stato Islamico il 24 dicembre, precipitando in Siria nella zona di Raqqa, abbattuto il suo caccia F-16. L’Is lancia un sondaggio online shock chiedendo in che modo ucciderlo. Il 2 gennaio, la tv iraniana Al Mayadin dà la notizia dell’uccisione di al-Kasasibah, anche se non ancora confermata. La sorte del pilota torna sulle prime pagine legandosi a quella dei due ostaggi giapponesi poi assassinati dall’Is. Per la liberazione di Haruna Yukawa e Kenji Goto, il 20 gennaio lo Stato Islamico chiede a Tokyo il pagamento di un riscatto da 200 milioni di dollari ma scaduta l’ultimatum di 72 ore, Yukawa viene decapitato il 24 gennaio. Lo Stato Islamico diffonde un video in cui la voce del reporter Kenji Goto risuona su un fermo immagine del prigioniero, in mano la foto del compagno ucciso, dettando le nuove condizioni per il suo rilascio: la libertà dell’aspirante kamikaze Sajida al-Rishawi, in carcere in Giordania. Il Giappone chiede la collaborazione di Amman ma in attesa di trattative difficili arriva un nuovo ultimatum in un messaggio audio attribuito ancora a Kenji Goto: "Se Sajida al-Rishawi non sarà pronta per lo scambio con la mia vita al confine turco al tramonto di giovedì, 29 gennaio, ora di Mosul, il pilota giordano Muadh al-Kasasibah sarà ucciso immediatamente". Il 31 gennaio l’Is ha diffuso il video della decapitazione di Kenji Goto.

Da giorni le prove dell’atroce fine di al-Kasasibah.

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Nel video, ormai diffuso e visualizzato da milioni di utenti, non c’è il solito “Jihad John” (il boia vestito di nero dall’accento britannico). Questa volta il carnefice è un jihadista in tuta militare, pare si tratti di un comandante di una regione dello Stato Islamico colpita dai bombardamenti. Il filmato è anche più avanzato in termini tecnologici, specie nella prima parte di 22 minuti in cui gli jihadisti mostrano il pilota che parla e si alternano immagini di operazioni militare condotte dall’esercito giordano contro le milizie islamiste. Muadh al-Kasasibah racconta in prima persona l’ultima missione avvenuta a bordo del suo caccia, missione che risale al 24 dicembre e descrive l’obiettivo del raid e parla delle nazioni coinvolte nell’operazione: Emirati Arabi, Marocco e Arabia Saudita. A termine del racconto il filmato mostra gli obiettivi colpiti riprese dagli aerei di guerra e immagini di feriti su letti d’ospedale e corpi carbonizzati. Quindi il passaggio all’esecuzione del pilota giordano. Più di una descrizione minuziosa, il video di tale orrore rende ovviamente l’idea. Il video si conclude con la taglia posta dallo Stato Islamico su oltre 50 piloti giordani che, secondo i jihadisti, partecipano ai raid della Coalizione, con allegata lista dettagliata delle loro generalità, dei gradi militari e delle località di provenienza. Persino la scritta riguardo una ricompensa: “100 dinari d’oro a chiunque uccida un pilota crociato”.

cms_1816/total_libia.jpgE notizia di qualche giorno fa un presunto sequestro di un tecnico francese in Libia. Presunto perché da una parte fonti di sicurezza libiche parlano di un “dipendente del gruppo petrolifero Total rapito dagli jihadisti alleati dell’Isis” e dall’altra la compagnia francese Total (che gestisce il campo petrolifero con la National Oil Corp) fa sapere di aver ritirato tutto il suo staff dal sito. La Noc ha comunque confermato che un commando di jihadisti di Ansar al Sharia, alleati dello Stato islamico, ha attaccato nella notte il campo petrolifero di Al Mabrook, nel centro della Libia, senza aggiungere altri dettagli. I media libici, citando fonti militari, avevano parlato anche di alcuni morti nell’attacco, ma la notizia non ha trovato conferma.Altra notizia di questi giorni, la redazione del quotidiano belga di lingua fiamminga Het Laatste Nieuws ha ricevuto una lettera anonima di minacce secondo la quale il Belgio è obiettivo dell’Isis, che colpirà con «autobomba ed esplosivo». L’autore della lettera promette che quello che è successo in Francia si ripeterà anche in Belgio.Probabilmente succederà in altre nazioni europee, probabilmente nel cuore del Mediterraneo o nel nostro paese. L’irreale è più reale di quanto possa temere.

Giacomo Giuseppe Marcario

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