LA VILLE LUMIERE CELEBRA L’ONIRICO

PARIS HAUTE COUTURE PRIMAVERA-ESTATE 2018

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Dal ventidue al venticinque gennaio scorsi l’atmosfera inconfondibile di Parigi è stata il palcoscenico ideale nel quale, i più grandi designer, hanno potuto dare libero sfogo alla propria creatività e realizzare, attraverso le loro linee di haute couture, i sogni delle poche e fortunatissime clienti che indosseranno le loro preziose creazioni magari calcando un red carpet come il prossimo per l’assegnazione degli Oscar. L’haute couture resta per il designer un esercizio di pura e sublime creatività, della perfetta esecuzione di un abito, di poter utilizzare tessuti e ornamenti preziosi senza dover badare, come succede nel pret-a-porter, al budget e al mercato. Come ogni anno si rinnova lo “scontro” creativo tra l’haute couture francese e l’haute couture italiana entrambe rappresentate da titani della moda, senza dubbio gli osservati speciali in questa sfida che si perde nella notte dei tempi sono per la moda francese: Dior e Chanel e per la moda italiana: Armani e Valentino. Anche se bisogna sottolineare che anche Dior ha un’anima creativa italiana visto che il direttore creativo della maison è la bravissima e italianissima Maria Grazia Chiuri. L’addio della maison Versace comunicato l’anno scorso è stato confermato, ormai è cosa acclarata che la maison della medusa presenterà le sue collezioni, con sfilate e show, nei suoi mercati chiave sparsi in tutto il mondo e non più nelle fashion week canoniche. Per tutte noi donne comuni che non facciamo parte di quella élite di donne che indosseranno queste meraviglie non ci resta che guardare le sfilate e immaginare quale sensazione meravigliosa sarebbe indossare, un giorno forse chissà, un abito di haute couture.

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L’attesissima sfilata di Dior è stata quella che più ha meglio rappresentato l’onirico nell’haute couture iniziando da una scenografica passerella diventata un’enorme scacchiera con pezzi di corpo umano scolpiti nel gesso che fluttuavano nell’aria. La designer Maria Grazia Chiuri porta in passerella il surrealismo in chiave moderna, perché l’alta moda è soprattutto sperimentare proprio come hanno fanno i surrealisti nel campo dell’arte. Belli gli abiti bustier con la gonna in tulle dalla forma ad A, il tailleur dal sapore maschile riflette grazia e femminilità grazie al taglio sartoriale e ai sandali color oro da indossare con calze a rete. La collezione Dior è a metà strada tra sogno e realtà, le pieghe di una gonna ad uno sguardo più attento diventano pagine da leggere e le tessere del domino vengono usate per creare pannelli di un prezioso cappotto in raso. Si gioca molto sul binomio black and white, contrapposto al color nude che prende vita grazie al rosso e all’argento. Anche i tessuti e le decorazioni usate sono soffici come un sogno, il velluto, il tulle, lo chiffon, le piume, i cristalli e le paillettes rendono la realtà meno dura.

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Anche per il make up Dior punta tutto su l’audacia del surreale con bellissime maschere indossate dalle modelle e con la realizzazione di un cat eye dai tratti grafici e amplificati che arriva sino alle sopracciglia incorniciando lo sguardo e lasciando le labbra nude. Il must have è una pelle di porcellana, la donna Dior (di uno chic che sa d’altri tempi) evita il sole anche nella bella stagione. Niente gioielli in passerella solo tatuaggi temporanei che riprendevano alcune frasi di Andre Breton.

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L’ispirazione surrealista per Dior non si è conclusa in passerella, ma è continuata con l’after party che si è tenuto al Musée Rodin, il giardino si è trasformato in un’enorme scacchiera per ospitere un ballo in maschera, una performance di magia e un mini concerto.

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L’altra maison simbolo della moda francese con Dior è Chanel che per questa collezione sceglie di rendere omaggio alla rosa allestendo una passerella che è un prato all’inglese sommerso dalle rose con tanto di panchine e una fontana zampillante. Anche in questo c’è la voglia di staccarsi, ma non troppo, da Coco Chanel che invece adorava le camelie tanto da farne un suo simbolo identificativo, ma subito, dopo la prima modella si intuisce che la storia della grande maison non può essere cancellata è così sfilano gli amati tailleur in tweed resi freschi e appetibili per una clientela più giovane grazie alle gonne che accorciano l’orlo e prendono una forma a corolla. I lunghi abiti a balze indossati con boots dal tacco in plexglas vengono immediatamente traghettati dal mondo onirico alla realtà, le stampe ad acquerello sono la cosa più bella ed ipnotica dell’intera collezione trasformando una semplice gonna un vero capolavoro da indossare. I colori su cui ruota l’intera collezione è il black and white, ma c’è spazio anche per i delicati colori ispirati dai fiori come il peonia, il viola e il rosa.

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Dopo le due colonne portanti della moda francese a salire in passerella è l’haute couture tutta italiana di Giorgio Armani Privè che nel Theatre de Chaillot ha portato le nuvole come ispirazione per le linee dei suoi abiti e il cielo e le sue sfumature come tavolozza dei colori, non a caso la collezione si intitola “nuages”. Nei sessantaquattro outfit portati in passerella il comune denominatore sono le gambe in bella mostra grazie a shorts e miniabiti perché a detta dello stilista le donne (soprattutto le sue facoltose clienti cinesi) hanno voglia di mostrare le gambe anche nell’haute couture. Sublimi le stampe con le nuvole disegnante personalmente da Armani e adagiate su gonne da sogno fatte da cinquanta metri di organza. Gli abiti sono leggeri come nuvole, d’altronde l’haute couture deve regalare sogni e cosa c’è di più sognante del cielo e delle nuvole? Non mancano i suoi tailleur pantaloni e le sue iconiche giacche destrutturate, ma l’intento principale di questa collezione è “svecchiare” l’alta moda abbandonando anche i clichè che sono l’impronta della maison, intento condivisibile e decisamente riuscito.

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L’altro italiano, il designer Pierpaolo Piccioli ha creato la sua più bella collezione di Haute Couture che la maison Valentino ricordi dopo il ritiro del grande Valentino Garavani. Al termine della sfilata ci sono stati applausi scroscianti e grandi elogi da parte dalle tante vip presenti e dalla sua collega Donatella Versace che ha cosi commentato:” mai visto una sfilata così bella, questa si che è alta moda”. Ogni abito che ha sfilato in passerella ha portato il nome della sarta che l’ha cucito con sapiente maestria, tempo speso (in media un abito di haute couture “costa” novecento ore di lavoro manuale) e maniacale minuzia. E’ un tributo sentito e doveroso che lo stilista ha voluto riconoscere alle sue sarte e al loro lavoro che in molti casi dura da cinquant’anni. Per Piccioli l’haute couture è speciale perché fuori dal tempo, realizzando un sogno per la donna che indossa un abito Valentino e in questa collezione ci sono tutti gli ingredienti per sognare: pizzi, sete, taffetà, piume, paillettes e ricami preziosi. Le linee sono pulite e senza tempo, fluide e leggermente over, ma tutto è reso glamour dalla palette di colori, semplicemente straordinaria. Anche la combinazione tra le varie nuance è ultra chic, immancabile il rosso Valentino anche in total look. Gli accessori: sandali, orecchini e bracciali sono declinati in un unico metallo, l’oro.

Al termine di questa settimana parigina dedicata all’haute couture si può affermare con certezza che sono quattro le macro tendenze che hanno accumunato le scelte stilistiche dei vari designer e sono: le piume (hanno invaso tutte le passerelle), le ruches (anche plateali), le linee over e l’optical black and white (la vincitrice in assoluto, praticamente presente in tutte le collezioni). Per quanto riguarda lo storico derby dell’haute couture tra Italia e Francia quest’anno se lo aggiudica l’Italia perché le collezioni di Armani e Valentino sono da dieci (aggiungerei un mezzo punto in più per quella di Valentino, la più bella in assoluto), mentre per la Francia la collezione di Chanel è sicuramente da dieci, ma la collezione di Dior non va oltre l’otto (questa di sicuro non è stata una delle migliori disegnate da Maria Grazie Chiuri).

T. Velvet

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