LA SVOLTA ECOLOGICA ITALIANA

Nonostante le numerose forme d’inquinamento, il paese registra una crescita nell’ambito ecologico

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Spesso e volentieri, associamo all’Italia la poca predisposizione all’antinquinamento. La politica dei Verdi non attira: questo si evince anche delle ultime elezioni europee, che vedono il partito ecologista al di sotto della soglia del 3%.

Eppure, nonostante tutto il Paese registra un aumento in ambito ambientale, riposizionandosi nella parte centrale dei paesi europei green. Il caso Ilva sembra non aver frenato una crescita avviata ormai dal 2017.

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Nel rapporto annuale, l’Istat evidenzia come tutta l’Italia abbia raggiunto uno speranzoso 17%, utilizzando le fonti rinnovabili (acqua, vento, sole). Come già detto, siamo a metà della classifica ma gli obiettivi sono stati raggiunti, precedendo Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna.

Altri risultati incoraggianti emergono dal Piano nazionale dell’energia e del clima, che afferma: “Tra otto anni rinunceremo alle ultime Carbon Industries”.

Anche le cosiddette eco-fabbriche fanno registrare un aumento del Pil pari al 2,3% (superiore alla media europea), nonostante non godano di nessuno sconto ambientale. Numerosi ambientalisti hanno osservato come l’Italia sia un paese scarso di materie prime e per questo propenso al riciclo.

Svariati sono gli esempi partendo da Prato - dove si sono specializzati negli stracci - alla provincia di Lucca - dove troviamo una maggiore propensione a riciclare la carta -, fino ad arrivare a Brescia, ormai nota per il riciclo dei rottami.

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Ciononostante, c’è chi considera l’aspetto ambientale come un toccasana anche per l’economia: “L’ecologia fa bene anche al business” ha dichiarato Renzo Piano in una recente intervista.

Giuseppe Capano

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