LA SPOSA DI BUDDHA

CAPITOLO X - LE MANCHOT

LA_SPOSA_DI_BUDDHA_CAPITOLO_DECIMO_LE_MANCHOT.jpg

Benedetta esegue riverente un inchino, e a voce alta recita il solito mantra, che in passato le ho insegnato. Mi allontano anch’io dal suono che produce la sua voce, e anche dalla stanza, perdendomi nel tempo. Mi ritrovo nella classe di quinta elementare, pienamente immersa in una lezione di analisi logica, in veste di maestra. La frase che leggo ai bambini è tratta da un’opera di Pirandello, Il fu Mattia Pascal. "Chi era Pirandello?” chiede uno dei miei alunni. Io, contenta di divagare, assegno cinque frasi da eseguire a casa. Mi siedo sulla cattedra, e poi mi alzo in piedi sostenuta da una delle mie stampelle, mentre l’altra mi scivola di mano, tant’è che rischio di cadere, suscitando ilarità nei miei alunni. Respiro profondamente per calmarmi e guardando in viso ciascuno dei bambini, parlo di Luigi Pirandello come fosse il vicino della porta accanto, e spiego l’umorismo pirandelliano attraverso la metafora delle lumache. “Se poniamo delle lumachine in una padella per friggerle, le sentiremo sfregolare nell’olio bollente: pare che esse ridano, ma in realtà le lumache si stanno contorcendo dal dolore”.

La scolaresca ride. Non era certo questo l’effetto che volevo ottenere, la loro reazione m’infastidisce. Ho un malore, mi siedo cercando di recuperare le forze. Un alunno marocchino, notando il mio disagio, al fine di attirare l’attenzione su di sé fa notare agli altri il mio problema.

“Elle est manchot, manchot!” facendo riferimento alle mie stampelle. Adesso i bambini smettono di ridere e fanno rispettoso silenzio, mentre Saretta mi porge la sua bottiglietta d’acqua, intimidita. La ringrazio, sorridendo. Contengo il disappunto per l’offesa ricevuta, mentre verso un po’ d’acqua in un bicchiere con alcune gocce di Coumadin. Continuo la lezione rialzandomi lentamente, facendo forza sulle stampelle, sforzandomi di non piangere.

“Tari, conosci Colapesce?”. Tari, il bambino del Marocco, non risponde e abbassa lo sguardo, forse pentito della parola detta. Mi risponde a voce bassa: “No, maestra Nabhila”.

La vera storia di Colapesce ve la racconto io, premettendo che attraverso la pedagogia del disagio dobbiamo guardare alla diversità come risorsa. Ognuno di noi è diverso, e questo sancisce la nostra unicità, rendendoci speciali.

cms_10095/2.jpg

“C’era una volta Cola, un giovane di Messina, figlio di un pescatore e di una pia donna che amava il ragazzo oltre ogni cosa, perché lo aveva partorito in tarda età, dopo tanti anni di attese e speranze. Cola, detto anche Pip, amava il mare e trascorreva parte delle sue giornate in acqua. Spesso Pip restava seduto sulla battigia e fissava il mare sognando ad occhi aperti di essere un pesce.

Il ragazzo aveva smesso di frequentare i corsi di studio molto presto, poiché i suoi compagni lo schernivano per via delle squamette che gli erano cresciute sul petto e sulle mani. Colapesce era felice quando il mare lo avvolgeva, perché questo lo rendeva libero. Sua madre era triste, avrebbe dato qualunque cosa per vedere il suo figliolo sorridere. Una mattina che il ragazzo era seduto sul pontile e guardava pensieroso il mare, fu invogliato dalla madre a tuffarsi in acqua per recuperare un rosario che le era sfuggito dalle mani. Nonostante le acque fossero agitate in vista di una tempesta, Colapesce si tuffò in mare per cercarlo ma non riemerse più. La madre racconta che il suo ragazzo ogni mattina riemerge dalle acque per farle un saluto e le sorride. Nel dire questo, anche lei sorride”.

"Cosa avete capito da questo racconto?" chiedo ai miei alunni. Nessuno risponde.

Io li osservo uno ad uno, consapevole che i miei bambini difficilmente dimenticheranno Colapesce.

"Quello che deve starci a cuore è che in noi non venga mai meno l’amore per la vita, né stretti nella paura di vivere ma semplicemente in stato di attesa, intenti a prepararci ognuno verso la propria vocazione, in quanto la vocazione è per ogni essere umano la più alta espressione di amore per la vita, non dimenticando che ogni persona ha un significato tale da non poter essere sostituita nel posto che essa occupa nell’universo delle persone".

Tari è un ragazzo sensibile ma un po’ confuso. Crescendo cambierà, ne sono certa.

“Un luogo dove stare al riparo della paura non esiste. Non esiste nello spazio, non esiste nell’oceano,e neppure se sei nel mezzo della montagna.”

Buddha

Sono sospesa sul soffitto, mi muovo come se galleggiassi nell’aria. La sensazione che provo è fantastica: poter vedere senza essere visti, ed ascoltare le voci nella stanza come quando sei nella sala di un cinema e ti emozioni vedendo le scene in cui accadono le disavventure agli altri, mentre tu ti trovi comodamente seduta in poltrona e quelli dentro il film si feriscono, o soffrono, o muoiono. Qui è il contrario del cinema, e comunque la morta sono io. Mi sento ancora una di loro, superata la lanterna e il buio della morte, ora devo aspettare il tempo del fumo, prima di trapassare nel mondo astrale. Antonio mi guarda, ovvero guarda il corpo di Nabhila accarezzandone il sari rosso di tela, e parla di me a voce sommessa con Benedetta.

"Pensi che possa ancora ascoltarci la Sposa di Buddha?"

"Sì. Nabhila è ancora qui... ed io, dimmi Antonio: chi sarei?" chiede Benedetta, ansiosa. "Tu sei Maddalena, compagna di Gesù" risponde Antonio con tono persuasivo.

Li ascolto con una punta di malinconia, con quella malinconia struggente che è ciò che rimane dell’amore, come diceva spesso mia madre. Resto ancora coinvolta alle emozioni terrene, fino a quando i miei cari piangeranno per la mia morte, legando così la mia coscienza ai fatti del mondo.

Puglia, agosto 2015

Siamo seduti tutti intorno ad un tavolo della grande cucina aspettando che si scaldi la minestra, mentre commentiamo il romanzo di Dan Brown, che a turno abbiamo letto la mamma, Benedetta, Antonio, ed io.

“Molto di quanto ci è stato trasmesso dai libri a proposito di Gesù potrebbe essere falso, così come le storie del Santo Graal. Il Santo Graal non è una cosa… in realtà è una persona?” esordisce Benedetta con un punto di domanda, mentre asciuga un calice di vetro. “Forse è Maria di Magdala” risponde nostra madre, riponendo il romanzo in un cassetto. E, continuando a muoversi tra la cucina e i suoi fornelli, dichiara che secondo lei potrebbe essere la Maddalena, che nel dipinto dell’ultima cena del Da Vinci siede accanto al Maestro, laddove altri sostengano che sia l’apostolo Giovanni. Io ritengo che si tratti di Giovanni, specificando che anche l’apostolo pare fosse bellissimo, poiché pure altri pittori lo avevano rappresentato e intesa come figura androgina. Comunque, la teoria centrale de Il Codice Da Vinci è ben espressa nel libro, nel capitolo in cui si parla del presunto matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena.

“Se fosse stato così, Gesù sposandosi con una donna dell’importante Casa di Beniamino, avrebbe unito due discendenze reali” aggiunge Benedetta con aria di orgoglio per il commento fatto. “Ma ci credete? Secondo me, è impossibile che la Chiesa sia riuscita a nascondere questa verità, per tutto questo tempo…un segreto così importante, poi…” dichiara Antonio con animosità.

“Non è un segreto, Antonio” affermo, alzandomi in piedi per aprire la finestra della cucina. Non respiro bene per il caldo afoso, e continuo: "Caro fratello, devi sapere che la discendenza reale di Gesù è alla base della leggenda più duratura che esista, il Santo Graal. La storia di Maria Maddalena è stata urlata per secoli, in tutte le lingue, ed esplicata mediante molteplici metafore”. “Ma ci sono dei documenti che compravano la discendenza reale di Gesù?” chiede Marsela, e aggiunge: “Perciò, l’intera leggenda del Santo Graal riguarda la discendenza reale di Gesù e Maddalena?”. Sì. Potrebbe essere. E mi sento mancare il respiro. Mi siedo asciugandomi la fronte imperlata di sudore.

cms_10095/3.jpg

Sang Real significa, alla lettera, Sangue Reale… avrei voluto aggiungere ma ad un certo punto sento le loro voci allontanarsi, ed i volti sono celati da una fitta nebbia. Benedetta mi soffia con un ventaglio sul viso, e mi porge dell’acqua fresca. Pare un angelo con i suoi capelli ramati sciolti sulle spalle, anche se lei sembra non sudare, nonostante il caldo umido della stanza. Sono tutti abituati a soccorrermi, è la normalità il fatto che io svenga o che stia male, tanto che i presenti continuano a discutere. Nel frattempo mamma ha messo in tavola.

Vi sono ipotesi secondo cui la stirpe reale di Gesù e di Maria Maddalena abbia dato origine alla dinastia dei Merovingi, e che il sangue reale sia circolato nelle vene di questi monarchi di Francia.

"Sì. Potrebbe essere tutto vero, o tutto falso" conclude Benedetta e aggiunge arrossendo, quasi fosse un’arringa la sua: "In fondo, la cosa certa è che Gesù fu maestro e profeta: un vero esempio di uomo integrale, ed è elemento indiscusso la sua eternità, in quanto ancora adesso egli è presente nelle nostre vite, come se fosse andato via soltanto ieri".

Susy Tolomeo

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su