LA SPOSA BAMBINA

TRA BOTTE E PAURA DENUNCIA IL MARITO AGUZZINO

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La storia di Amina figlia di genitori immigrati e fortemente legati alle proprie tradizioni inizia a Roma dove viveva con loro, ma il ventidue maggio scorso a Vicenza questa ragazzina di origini bengalesi al banco dei testimoni del tribunale racconta la sua verità, un racconto crudo e brutale per denunciare un fatto che ancora oggi accade a tante adolescenti figlie di immigrati. “…stavo in una famiglia musulmana…ecco perché fin da piccola i miei mi hanno sempre detto che non dovevo avere contatti con i maschi”, queste sono alcune dichiarazioni di Amina che continua così il suo racconto: “nel 2007 si presentano in visita alcuni parenti che abitavano a Vicenza e tra questi c’è Ashraf un mio cugino di terzo grado, io avevo solo quattordici anni lui vent’uno o ventidue.” Dopo pochissimo tempo Ashraf anche lui originario del Bangladesh diventa “il principe azzurro” e dopo un anno dal loro primo incontro lui chiede ai genitori della ragazzina l’autorizzazione di potersi fidanzare con Amina. Nel 2008 i due cugini convolano a nozze, un matrimonio combinato celebrato con il rito islamico e vanno a convivere a Vicenza, ma da quel fatidico giorno tutto è cambiato per la povera sposa-bambina che ha iniziato a vivere un incubo. Era segregata in casa, per lei solo imposizioni e divieti, era sempre lui a decidere tutto, dal cibo ai vestiti, la ragazza aveva il divieto assoluto di frequentare chiunque ad esclusione dei suoi parenti che purtroppo vivevano a Roma o i parenti del suo consorte. Amina era continuamente sottoposta a minacce e maltrattamenti fisici, stupri, sottomissione psicologica senza possibilità di potersi ribellare.

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Un matrimonio infernale durato cinque anni durante i quali la ragazza ha sempre cercato di scappare senza mai riuscirci, ma Amina voleva disperatamente tornare dai suoi genitori che abitavano nella capitale insieme al suo bambino nato dal matrimonio con Ashraf. Fortunatamente nel 2013 Amina riesce a fuggire da quel marito-padrone con la scusa di andare a fare visita ai suoi genitori a Roma e trova la forza di ribellarsi al suo destino di “sposa-bambina” recandosi invece in questura dove ha denunciato alla polizia tutte le violenze e i soprusi che aveva subito nelle mura domestiche sino a quel momento. Tutte le dichiarazioni di Amina sono state valutate attentamente dalla Procura che ha trovato i giusti riscontri e ha subito deciso di affidare la ragazza ad una struttura protetta insieme al suo bambino. Da quel momento Amina ha ricominciato a vivere riuscendo anche a riconciliarsi con i suoi genitori che all’inizio l’avevano rifiutata, ma non ha mai perdonato il suo sposo. Ora quell’uomo finalmente è stato condannato ad otto anni e sei mesi di carcere e dovrà anche risarcire Amina con sessantamila euro per tutti i maltrattamenti e le violenze che le ha procurato, oggi lei vive lontano da Vicenza è diventata maggiorenne ed è una mamma felice. Il dramma delle” spose bambine” purtroppo ancora oggi coinvolge migliaia di giovanissime isolate dalla società e private di un’infanzia normale, dove famiglie povere vedono in queste unioni un possibile cambiamento di vita considerando le proprie figlie alla stregua di semplice merce da barattare.

Anna Di Fonzo

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