LA SOLITUDINE COME DONO

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Durante la vita è possibile che accada di ritrovarsi alla ricerca spasmodica di una persona, che riempi il vuoto percepito nel nostro intimo. Sebbene questo avvenga in parte a causa dell’esperienza pedagogica da cui abbiamo attinto questa informazione; ed è anche questo uno dei motivi per cui diamo per scontato che la persona che ci sta accanto si sostituisca a noi, e risolva anche ogni problematica del quotidiano o peggio che adotti la suocera e il cane. Ecco spiegato il motivo secondo cui molti di noi danno priorità a costituire la vita fondata sulla coppia, e sul desiderio di ottenere consensi orientati verso la quantità, piuttosto che la qualità. Il nostro valore dipende da ciascuno di noi, e bisogna lavorare su questo per raggiungere uno stato sereno dell’anima, e il pieno equilibrio con l’universo.

L’isolamento, diversamente dalla solitudine, rappresenta un disturbo caratterizzato da disordini della psiche.

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La solitudine è una scelta, non una malattia e optano verso questa condizione le persone che gradiscono particolarmente stare da sole. Pare (i giapponesi ne sono convinti) che le persone più sole siano quelle con un alto livello di intelligenza e che amino poco stare a contatto con gli altri; sono più concentrate nella realizzazione dei propri obiettivi, e quindi hanno meno disponibilità di tempo per socializzare oltre al fatto che ottenere un riconoscimento nel gruppo, non rappresenta una priorità di vita.

La vita delle persone che preferiscono stare in solitudine sembra essere triste. In effetti, si tratta di uomini e donne equilibrate che mantengono alto il contatto con il proprio sé, creando armonia tra spazio e interiorità.

Il timore della solitudine, scaturisce dall’idea che il vuoto e il silenzio potrebbero metterci in contatto con cose da cui non siamo in grado di difenderci. All’interno di questo spazio vuoto, potrebbe esserci la paura della morte, e il timore di perdere la propria identità; o più semplicemente, la paura di non essere amati. La solitudine è utile a buttare giù la maschera in un confronto onesto e sincero con il sé, dove è possibile interrogarsi veramente su cosa siamo o cosa ci appartiene veramente.

La solitudine interiore può essere considerata un giardino da apprezzare e da coltivare, per star bene con sé stessi e con gli altri. Non a caso le tecniche orientali di meditazione, diffuse largamente anche in Occidente, mirano sostanzialmente proprio a questo: lasciar andare pensieri e preoccupazioni quotidiane per rivolgere l’attenzione verso il centro della propria interiorità, rifuggendo dall’attaccamento, che ci contraddistingue e ci rende prigionieri dell’avere tutto e a tutti i costi.

Susy Tolomeo

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