LA SELETTIVITA’ ALIMENTARE

“Fa’ che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo”

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cms_14868/DSC_2838.jpgCaro Lettore, ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…oggi vorrei parlarvi di una problematica che riguarda molte ragazze adolescenti ma anche bambini e ragazzi affetti da patologie del comportamento come autismo o altri disturbi legati al discontrollo degli impulsi.

Quando parliamo di selettività alimentare parliamo del comportamento da parte dell’individuo di mangiare soltanto una gamma ristretta di cibi escludendone altri o la maggior parte; l’alimentazione è un aspetto fondamentale della vita dell’essere umano, non soltanto per l’essere indispensabile alla sopravvivenza ma anche come elemento che tanto può indicare sulla qualità delle relazioni di accudimento da parte del caregiver verso il bambino in particolare nelle prime fasi della sua vita.

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Nella pratica clinica, soprattutto nell’ambito della disabilità, succede spesso di rilevare e osservare la presenza di forme di selettività alimentare anche abbastanza rigide; in particolare nelle forme di autismo, è comune la tendenza da parte di chi è affetto da tale patologia di alimentarsi con gli stessi cibi e di rifiutarne altri: questo deriva soprattutto dall’estrema rigidità comportamentale che caratterizza l’autismo e la difficoltà all’esplorazione, anche alimentare così come ad ogni tipo di cambiamento. Nel disturbo del comportamento in genere, è molto frequente che i ragazzi si alimentino con una gamma di cibi molto ristretta. Oggi vorrei mostrare e raccontare ai miei lettori in che modo il sistema, ovvero la famiglia o le realtà socio-educative come i centri diurni, possono, attraverso protocolli educativi, modificare in qualche modo la difficoltà ad avere un’alimentazione sana e corretta; nei casi di alcuni ragazzi frequentanti il centro dove lavoro, infatti, all’inizio si è scelto di assecondare il loro bisogno di fare un’alimentazione ristretta ma ciò che ho potuto osservare è che col passare del tempo, attraverso un lavoro multidisciplinare, l’alimentazione di questi pazienti inizia ad essere maggiormente variegata e questo cambiamento, seppur lieve, spesso va di pari passo con una maggiore disponibilità nelle relazioni e interazioni con gli altri. Da questo dato possiamo desumere che l’alimentazione è strettamente correlata alla qualità delle relazioni e in particolare con il senso di auto efficacia nelle stesse.

Il sistema è sia chiave di lettura, interpretativa delle disfunzioni alimentari sia chiave terapeutica perché è il contenitore all’interno del quale si lavora affinchè le relazioni possano essere maggiormente funzionali, da un po’ di tempo si parla di psiconutrizione e ci si riferisce ad una branca che si occupa delle problematiche legate alla fame emotiva e alla dipendenza da cibo; in questo senso è molto importante la definizione che l’OMS ha dato di salute e cioè uno stato di benessere fisico, psichico e sociale da cui è derivata la creazione del modello bio-psico-sociale: è necessaria oggi più che mai il lavoro integrato e multidisciplinare di psicologo e nutrizionista in merito ai problemi correlati all’alimentazione. Nello stesso tempo pè strettamente necessario lavorare sulle dinamiche relazionali familiari nelle quali di solito non esistono confini e regole e questo spesso da vita a disfunzioni alimentari.

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Mi è capitato di seguire un caso di una ragazza in tarda adolescenza che ho conosciuto poiché avevva gravi attacchi di panico in procinto degli esami di stato; risolto l’aspetto della paura, col tempo la ragazza ha sviluppato un disturbo del comportamento alimentare che è stato trattato con uno psicofarmaco per i disturbi ossessivo compulsivi e soprattutto con dei colloqui sia individuali che familiari orientati al ripristino dei confini tra sottosistemi genitoriale e della fratria e alla caduta di uno stereotipo sulla magrezza che col tempo aveva prodotto silenziosamente una vera e propria ossessione; la ragazza in quella fase era portatrice del sintomo e cioè stava portando la sua famiglia e in particolare sua madre in terapia. Dopo qualche tempo infatti la richiesta di aiuto è arrivata per suo fratello anch’egli assalito da insicurezze multiple e poi per l’altra sorella, la maggiore che sino a qual momento aveva tenuto represse tutte le sue angosce.

In diversi casi mi è successo di utilizzare come strumento di terapia la fratria: si è rivelata una preziosa risorsa in quanto attiva risorse inaspettate.

Un po’ di tempo fa ho letto un libro di Banana Yoshimoto: “Il corpo sa tutto”: “corpo e psiche attaccati al dolore fino ad opporsi alla guarigione. E’ il filo che unisce i racconti di questo libro che dipanano l’arduo percorso dal dolore alla guarigione attraverso una gamma sorprendente di modulazioni, tra difficilissime prove e piccole gioie, fin quando la liberazione si fa strada, accarezzando la mente e alleggerendo il peso della carne”. Corpo e mente in effetti sono strettamente correlati e uniti, anche quando parliamo di somatizzazioni o patologie dermatologiche che hannoa che vedere con disfunzioni del comportamento.

Insegniamo ai nostri ragazzi a parlare dei loro disagi perché qualsiasi cosa che resta sul fondo della nostra psiche prima o poi cerca e trova espressione in un sintomo fisico, quando non ascoltiamo la nostra mente, il nostro corpo parla anche attraverso la selettività alimentare o con la mancanza o l’eccesso di appetito. Non commettiamo l’errore di pensare che una disfunzione alimentare sia in sé per sé patologia perché in realtà può celare, in quanto sintomo, una patologia insita nelle relazioni affettive.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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