LA QUESTIONE TAV INFIAMMA IL PARLAMENTO

Botta e risposta tra Toninelli e Tajani. Al governo, Cinque Stelle e Lega ancora divisi

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In questi giorni, in Parlamento, divampa il dibattito sulla prosecuzione dei lavori della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Un’iniziativa tanto elogiata dalla fazione favorevole, che la considera una pietra miliare per la ripresa dalla deriva economica del nostro Paese, quanto boicottata dalla fazione opposta, che la riconosce come un progetto ormai superato, in cui non crede più nessuno, che ha consumato una fetta importante di fondi pubblici, e dunque un qualcosa su cui non vale più la pena investire tempo e denaro. A dimostrazione di ciò il botta e risposta tra l’attuale Ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, e il presidente del Parlamento europeo, numero due di Forza Italia, Antonio Tajani. Il ministro, infatti, accusa il progetto Tav di essersi ridotto ad una fonte di speculazione, tanto da twittare: «Mi sporco le mani da quando sono nato. Uso i soldi pubblici del ministero con la stessa attenzione che usavano i miei genitori per gestire le poche risorse familiari. Antonio Tajani e tutti gli altri che blaterano su #Tav, si mettano l’anima in pace. La mangiatoia è finita!».

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D’altro canto il presidente Tajani, in visita al cantiere Tav di Saint-Martin-La-Porte, conferma il suo appoggio convinto e la cieca fiducia riposta in questo progetto, ribadendo, tra una critica e l’altra all’attuale governo gialloblu, che in quanto presidente del Parlamento Europeo si batterà affinché la realizzazione della linea prosegua: «Crea occupazione, riduce le emissioni di Co2 e riduce i rischi sulle strade. Abbiamo bisogno di infrastrutture moderne. - afferma - I vantaggi della realizzazione del Tav Torino-Lione sono inequivocabili». Alla fine di una lunga giornata di accesa discussione, entra nel dibattito la voce del vicepremier grillino Luigi Di Maio, che spiega: «Sono 30 anni che è stata progettata quest’opera, oltre 10 anni che si prova ad avanzare, si dà la colpa ai no Tav ma la verità è che questa è un’opera in cui nessuno crede più. Dieci miliardi buttati».

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Ma neanche il governo possiede un’opinione univoca sulla questione, e le controversie tra Cinque Stelle e Lega sono rese evidenti dalla moderatezza del viceministro alle Infrastrutture, il leghista Armando Siri, che, intervistato dall’agenzia Ansa, dichiara: «Non è che fare la grande opera significhi alimentare una mangiatoia. Nel contratto di governo c’è scritto che avremmo ridiscusso l’opera verificando costi e benefici, ed è quello che stiamo facendo. Questo non implica uno stop». Sarà dunque necessario esplicitare la linea che si vorrà intraprendere sulla questione per evitare di creare false illusioni nei cittadini (sia in un senso che nell’altro) e cercare di ridelineare ciascuna identità politica.

Federica Scippa

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