LA PRESCRIZIONE DI REATI PER FRODE, NEL CAMPO DELL’IVA, E’ INCONCILIABILE CON IL DIRITTO DELL’UNIONE

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La prescrizione di reati relativi a frodi nel campo dell’Iva che si applica in Italia è «inconciliabile con il diritto dell’Unione» e quindi «non deve essere più applicata». Lo ha sostenuto l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Ue in vista del pronunciamento definitivo su una “domanda pregiudiziale” posta dal Tribunale di Cuneo. Il tema delle evasioni e delle frodi Iva è oggi in Italia un tema infuocato.

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I militari delle Fiamme Gialle di Trieste hanno scoperto e denunciato gli Amministratori di due società di Trieste e Gorizia che avrebbero trascurato (è un semplice eufemismo) di versare l’Iva all’erario per oltre 10 milioni di euro. Al termine delle oculate indagini, coordinate dalle Procure della Repubblica di Trieste e Gorizia, sono stati eseguiti sequestri preventivi per circa 18 milioni di euro, costituiti da titoli mobiliari, azioni e quote societarie, immobili e conti correnti bancari. Tra l’altro ha trovato spazio il sequestro di una barca a vela di pregio. A Palermo, invece, due noti imprenditori, sono stati arrestati dalla Guardia di finanza che li ritiene coinvolti in una frode fiscale in materia di Iva, per un valore complessivo di 7.400.000 euro. Il pronunciamento dell’Avvocato Generale sottolinea che «una normativa nazionale sulla prescrizione dei reati, la quale, per motivi sistemici, comporta in numerosi casi la non punibilità dei responsabili di frodi nel settore dell’Iva, è incompatibile con il diritto dell’Unione e deve essere disapplicata dai giudici nazionali in procedimenti penali pendenti».

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I Giudici del tribunale di Cuneo hanno chiesto il parere della Corte nel quadro di un processo in cui gli imputati sono accusati di frode fiscale e, in particolare, di dichiarazioni Iva fraudolente. Processo che rischia di finire con un nulla di fatto perché i reati, si legge in una nota della Corte, «con ogni probabilità saranno prescritti ancor prima della pronuncia di una sentenza penale definitiva». L’Iva però non è un’imposta qualunque, bensì fa parte delle cosiddette risorse proprie della Ue (una sua quota viene automaticamente girata al bilancio europeo) ed è quindi vincolata al rispetto delle norme dell’Unione. Il Tribunale di Cuneo ha quindi chiesto ai giudici europei di chiarire «se il diritto dell’Ue tolleri la normativa italiana sulla prescrizione». Nelle sue conclusioni - che non vincolano la decisione finale della Corte ma nella maggior parte dei casi vengono accolte - l’Avvocato Generale scrive che «il trattato Ue e la direttiva 112 del 2006 obbligano gli Stati membri a prevedere sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive per irregolarità commesse nel settore dell’Iva». Inoltre, ricorda l’Avvocato Generale, la convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee prevede l’obbligo di sanzioni che, almeno nei casi di frode Iva grave, devono prevedere «pene privative della libertà». La cosa assurda potrebbe essere che l’Ue incriminasse l’Italia per sottrazione fondi derivanti dalle irregolarità commesse dai propri cittadini nel settore dell’Iva.

Francesco Mavelli

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