LA MANOVRA CHE PORTA NUOVE TASSE PER TUTTI

Aumento delle addizionali Irpef comunali e dell’Imu, più care le sigarette: le misure che peseranno nelle tasche degli italiani

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La manovra 2019, oltre a contenere delle importanti misure attese da tempo, come gli stanziamenti per le nuove pensioni anticipate (oltre alla quota 100 e alla proroga dell’opzione donna, si parla anche di un blocco dei requisiti per l’uscita dal lavoro) e il reddito di cittadinanza, contiene anche delle misure che andranno ad incidere in negativo sulle tasche degli italiani, tanto che quello giallo-verde sta apparendo, sempre più, come il “governo delle tasse”. Un’affermazione che si può fare dopo aver infatti consultato la manovra, al netto di modifiche parlamentari. Dietro promesse altisonanti, infatti, che non saranno realizzate se non in parte, la realtà è un aumento di pressione fiscale per famiglie ed imprese.

Il governo ha più volte sottolineato che col Def la pressione fiscale si abbasserà. Ma, nel testo la realtà è un’altra: pare, infatti, che la pressione del Fisco sulle tasche degli italiani aumenterà dal 41,9 per cento del 2018 al 42,1 per cento del 2021. Proprio il Def esplicita questo concetto con parole molto chiare: "Ulteriori aumenti di gettito proverranno da modifiche di regimi agevolativi, detrazioni fiscali e percentuali di acconto di imposta".

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Non ci sono nemmeno buone notizie per le partite Iva. La flat tax è diventato un surrogato e di fatto è solo un aumento del tetto del regime forfettario che da 50 mila euro salirà a 65mila euro.

Oltre alle imprese, sottoposte ad un aggravio di imposta pari all’ 1%, il governo giallo-verde preleverà abbondantemente anche dalle tasche degli italiani. E lo farà attraverso gli enti locali. Nella manovra, infatti, Lega e Movimento 5 Stelle non hanno voluto prorogare il blocco delle addizionali Irpef comunali e regionali avviato nel 2016. Gli aumenti delle imposte comunali, certamente, non saranno uguali dappertutto, ma dipenderanno da quanto sarà stabilito dai singoli Comuni, in base alle risorse a disposizione ed alle spese: tuttavia, per far fronte ai nuovi costi previsti dalla manovra, come gli stanziamenti legati all’aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici, o la crescita del fondo per crediti di dubbia esigibilità, è molto probabile che la tassazione locale salirà. I sindaci, dunque, potranno avere carta bianca per “ritoccare” le aliquote Irpef e l’Imu. Considerando che l’82% dei comuni italiani non applicano l’aliquota massima, questo 2019 potrebbe essere un anno di veri e propri salassi. Il “trucco” sembra semplice: aumentare le tasse facendo ricadere la colpa sulle amministrazioni locali, che è noto non navigano nell’oro.

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Critiche sono quindi le osservazioni delle principali istituzioni nazionali e internazionali su questa legge di Bilancio: il deficit sarà più alto del previsto, la crescita più fiacca di quanto ipotizzato, l’aumento dello spread comporterà costi consistenti per le banche e l’economia e, pertanto, il debito pubblico non scenderà. E poi tasse che aumenteranno, provvedimenti di spesa, su reddito di cittadinanza e pensioni, che si sono rivelati pieni di insidie.

Tra l’altro, un nuovo pacchetto di emendamenti ha rivoluzionato buona parte del decreto legge collegato alla manovra economica. La conferma del bonus bebè, il “grande regalo” per le sigarette elettroniche e la riscrittura delle norme sul condono fiscale: queste sono soltanto alcune delle novità contenute nella ‘carrellata’ di emendamenti al decreto legge fiscale depositato in commissione Finanze al Senato. Certamente un modo per correggere gli errori, ma anche un modo per fare nuove spese, come se da Bruxelles non fossero arrivati segnali già molto chiari. Misure, a quanto pare, che peseranno nelle tasche degli italiani.

Mary Divella

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