LA LIBERTÀ COME RISPETTO DEL DOLORE

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Le 11.40 di un lunedì mattina hanno tristemente annunciato la morte assistita di dj Fabo. L’uomo di 39 anni, cieco e paraplegico, ha salutato la vita da una clinica Svizzera. Ahimè, purtroppo in Italia queste scelte sono da troppi considerate anti-vita. Da sempre si innalzano, con fare spavaldo, cori di benpensante ipocrisia che difendono la vita a tutti i costi, soprattutto quelli degli altri. L’antica morale italiana vieta a priori una degna uscita di scena a coloro che ne hanno il diritto. Ragioniamo sul perché l’eutanasia deve esser legalizzata al più presto in Italia. Anzitutto, ad un certo punto, non si tutela più la vita in sé, ma la mera parola riempita di significati che si adattano alle proprie credenze. Quindi non si considera più vita il corso naturale degli eventi bensì l’artificialità sostenuta da una macchina. Una strumento meccanico ti regala il battito del cuore, non una dignità fatta di indipendenza e autonomia. Immaginate di ritrovarvi da un giorno all’altro bloccati dalla testa ai piedi in un letto. Immobili, distanti dal mondo, perennemente soli con voi stessi, scagliati in un’esistenza dura da digerire e completamente dipendenti dagli altri. Provate a creare nella testa l’immagine di un uomo privato della sostanza dei sogni, ossia della speranza. E’ facile andare avanti sapendo che si tratta di un momento di sconforto e di dolore passeggero. Ma quando sai con certezza che non ci sarà mai più una luce in fondo al tunnel?

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La convinzione che resistere sia sempre e comunque necessario, per la maggioranza ha senso in caso di possibile guarigione e futuro miglioramento. In caso contrario, spesso appare sofferenza da sorbire. Inutile e destinata ad aumentare anche dal punto di vista psicologico. Se qualcuno chiede di morire perché non ce la fa più a vivere in queste condizioni, va ascoltato per rispetto. La capacità empatica consente di mettersi nei panni altrui, abbracciando le paure e le difficoltà della persona senza giudicarla. Quindi eliminando morale, religione e giudizio, cosa rimane? Una decisione che, seppur difficile da compiere, è comunque figlia della sofferenza. E’ da qui che bisogna partire, dal rispetto di un dolore che un giorno potrebbe essere anche il nostro. Giudicare significa incatenare qualcuno alle nostre credenze. Non esiste mai una sola interpretazione della realtà, ciascuno vive il mondo secondo esperienze ed opinioni proprie e che in quanto tali non ci appartengono. Per cui arrivederci dj Fabo, magari in un posto migliore, denso di amore per il mondo e di rispetto della libertà altrui.

Alessia Gerletti

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