LA LEGGE SULLA CANNABIS TERAPEUTICA CHE PIACE A POCHI

Solo l’uso della cannabis ad uso terapeutico, non ricreativo. Si scagliano contro pentastellati e sinistre

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Dopo anni di politiche proibizioniste, la Camera ha approvato il ddl sull’uso terapeutico della cannabis ad uso terapeutico. Dopo la legge 38/10 e dopo il recepimento della Corte sul cambio delle tabelle, l’uso della cannabis per uso medico è stata introdotta in Italia con una sperimentazione che ha avviato un progetto pilota che ha consentito dopo due anni di produrre anche in Italia la cannabis ad uso medico presso l’Istituto di Firenze. Ora con la nuova legge si mette a regime la fase sperimentale e si creano le condizioni per corrispondere al fabbisogno dei pazienti, sia con produzioni in Italia da autorizzare da parte del Ministro della Salute sia eventualmente ricorrendo alle importazioni. Attualmente il testo riguarda esclusivamente l’uso terapeutico della cannabis, essendo stata stralciata la parte relativa alla legalizzazione della cannabis ricreativa.

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Se il PD si dice entusiasta della legge e del risultato raggiunto alla Camera, critiche si sono rivelate le altre forze politiche che, come il M5S e Sinistra Italiana, hanno votato sì, considerando “una occasione mancata” la non liberalizzazione delle droghe leggere. Una scelta – secondo il deputato di SI-Possibile Daniele Farina – “ideologica, falsa e dannosa, incapace di vedere quanto in altri paesi la legalizzazione stia portando un sostanziale abbassamento dei reati, maggiori entrate fiscali e una diminuzione del consumo soprattutto tra i giovani”. È un dato assodato che la legalizzazione della cannabis avrebbe invece colpito in maniera diretta ed efficace gli affari delle grandi organizzazioni criminali. Per anni, in effetti, l’attività di repressione nei Paesi produttori non ha arginato l’influenza economica e politica delle organizzazioni criminali che controllano la produzione delle materie prime, così come nei Paesi consumatori non ha ridotto i profitti dei trasformatori e degli intermediari rappresentati nel nostro Paese principalmente dalle organizzazioni mafiose, né ha arginato la diffusione delle droghe proibite. Insomma, la tolleranza zero verso i consumatori non è riuscita a scardinare il business in nessuna parte del mondo. Né si sono salvate più vite.

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La proposta di legge sulla coltivazione e la somministrazione della cannabis ad uso medico, approvata dall’aula della Camera, rappresenta tuttavia un passo in avanti importante perché questo provvedimento potrà costituire un utile strumento per la cura di patologie gravi che danno origine a sofferenze enormi. La proposta garantisce il diritto alla salute a tutti i cittadini e allo stesso tempo tutela la libera scelta della terapia: è importante che il Servizio sanitario nazionale si faccia carico dei farmaci a base di cannabis che saranno venduti solo previa prescrizione del medico e solo per la terapia del dolore. L’utilizzo della cannabis per uso terapeutico è riconosciuto in molti Paesi da tanto tempo. E’ un bene che anche l’Italia finalmente si doti di una legge all’avanguardia, capace di offrire una risposta ai bisogni di tanti pazienti che possono trovare nella cannabis una forma di sollievo alternativo o integrativo ad altre terapie. Si tratta, dunque, di un aiuto concreto nel contenimento del dolore per i malati gravi resistenti alle terapie convenzionali e per questo è una norma di grande civiltà.

Adesso si passa al Senato per l’approvazione definitiva.

Mary Divella

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