LA FARMACIA DI MADRE NATURA

L’Iperico o l’erba di San Giovanni

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Pianta officinale dalle proprietà riequilibranti, detta “scaccia diavoli”, per la presunta capacità di cacciare gli spiriti maligni e i fantasmi, è nota come l’erba di San Giovanni.

Secondo la tradizione popolare, la notte del 23 giugno, portare indosso qualche piantina di iperico assieme a ruta, artemisia e aglio, servirebbe a proteggersi dai malefici delle streghe. In molti paesi europei nella notte di San Giovanni si onora l’usanza di danzare intorno al fuoco, portando sul capo una ghirlanda confezionata con le fronde d’iperico che, spenti i fuochi, si gettano sui tetti delle case per preservarle dai fulmini.

Appartenente alla famiglia delle Hypericaceae, è molto comune nei terreni asciutti, lungo i margini delle strade o ai bordi dei campi. I fiori, di un colore giallo intenso, compaiono in estate e se stropicciati tingono la pelle di rosso.

In tempi moderni, nel 1938, è stata annoverata tra i rimedi per la modulazione dell’umore, trovando impiego nella terapia dei disturbi nervosi e dell’insonnia. Compare nel manuale “Lehrbuch der biologischen Heimittel” di Gerard Madaus. A partire dagli anni ‘80 vengono studiate le sue proprietà antidepressive e nel 1996 la rivista British Medical Journal pubblica un lungo articolo a riguardo.

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Flavonoidi come la quercetina, il rutoside e l’ipericina, inibendo l’attività di enzimi specifici, consentono l’aumento della disponibilità dei neurotrasmettitori tra le terminazioni nervose. L’iperforina, interrompendo la ricaptazione di neurotrasmettitori quali serotonina, noradrenalina e dopamina, stimola buonumore e benessere psichico. Sollecitando la produzione della melatonina, può migliorare inoltre la qualità del sonno.

In commercio si trova sotto forma di estratto secco, destinato quasi esclusivamente al trattamento della depressione lieve e moderata.

L’infuso, per le sue attività balsamica, antibatterica, anticatarrale e antiflogistica, viene altresì impiegato nel trattamento delle infiammazioni dei bronchi e delle vie genito-urinarie, come tosse e cistite.

Come si prepara? Mettendo cucchiaio raso di sommità fiorite d’iperico in una tazza d’acqua, coprendo e lasciando in infusione per 10 minuti.

cms_6611/3.jpgL’oleolito invece, dal tipico colore rossastro, si confeziona con i fiori e le parti aeree raccolte durante la notte di San Giovanni, messe a macerare in olio di mandorle, di girasole o di oliva. Ha proprietà cicatrizzanti, emollienti e analgesiche, stimolando la rigenerazione cellulare. Viene usato in caso di ustioni, eritema solare, psoriasi, macchie della pelle, piaghe da decubito, smagliature e segni dell’acne. È un antirughe tra i più efficaci in natura. Chi volesse prepararlo in casa dovrebbe mettere a macerare 70 gr di sommità fiorite in 250 ml di olio di mandorle, in una bottiglia ben chiusa, a temperatura ambiente, avendo cura di esporla alla luce diretta del sole per un mese intero, corrispondente ad un intero ciclo lunare. Filtrato, si conserverà in bottiglie di vetro scuro al riparo dalla luce e in luogo fresco.

cms_6611/4.jpgBasterà applicarlo ogni sera sul viso e collo per 10 giorni, per vedere i primi risultati anti- età, oppure utilizzarlo al bisogno in caso di scottature o piaghe. Se non avete tempo si può reperire già pronto in erboristeria o in farmacia.

Prima di ricorrere all’iperico per uso interno, è sempre opportuno consigliarsi col proprio medico o con uno specialista. Se gli effetti collaterali pare siano inferiori a quegli degli antidepressivi, può comunque indurre nausea, occasionali disturbi gastrointestinali, stanchezza, emicrania e, in caso di iperdosaggio, fenomeni di ipericismo, cioè fotosensibilizzazione, perché le ipericine possono trasformare l’energia luminosa in energia chimica e formare composti tossici. Se si assume è meglio quindi evitare l’esposizione al sole o alle lampade abbronzanti. Chi fa uso di farmaci anticoagulanti non dovrebbe assumerlo per l’interferenza che crea, alla stregua di tutti gli altri antidepressivi. Naturalmente è sconsigliato in gravidanza e allattamento.

Renata Are

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