LA DIMENTICANZA OMICIDA

Emersi nuovi scenari dagli atti desecretati su Giovanni Falcone

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Agosto 1989, è questo l’anno in cui materialmente si è concretizzato il calvario mediatico e personale di Giovanni Falcone. Il giudice, morto a causa di un agguato mafioso il 23 maggio 1992, sembra oggi rivedere la luce grazie ai documenti resi pubblici dalla Commissione Antimafia. Come già detto, la via crucis mediatica nei confronti del giudice palermitano ha radici profonde, che vanno a delineare un quadro sconcertante. Falcone, era l’istituzione più esposta nella lotta contro Cosa nostra, riuscendo ad evidenziare in maniera chiara la sua struttura interna. Evidentemente, questa sua totale dedizione al lavoro per far trasparire uno stato migliore non è stata ben vista. Infatti, sempre nel 1989, diverse lettere anonime arrivarono alle testate giornalistiche accusando il giudice istruttore di aver favorito il ritorno in Italia di Contorno (collaboratore di giustizia). Chi era Contorno e quali legami aveva con Giovanni Falcone? Dietro a questi grandi interrogatici, prendeva sempre più forma una sorta di macchina del fango per screditare il giudice. Precisamente, Totuccio Contorno era sospettato di essere un killer di stato, stando a quello che affermavano le lettere. Ma la pressione interna non si limita solo a questo episodio.

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Alcuni esponenti politici dell’epoca, hanno cercato in maniera ripetuta di dimostrare il presunto rapporto tra Contorno e Falcone ma senza successo. I vari Luciano Violante, Gianni Lanzinger, Franco Corleone e Salvo Andò, non hanno mai cessato di indagare nei confronti del giudice. Loro stessi, hanno catapultato la loro attenzione anche nei riguardi di Gianni Di Gennaro anima della Criminalpol, continuando a gettare ombre su Falcone. Tante, sono state le accuse infamanti nei riguardi del giudice, al punto da insinuare il finto attentato del 21 giugno 89, dove la scorta scoprì una borsa carica di tritolo alla casa al mare dello stesso giudice. Niente di nuovo insomma, ma il tormento interiore di Giovanni Falcone proveniva proprio all’interno delle istituzioni, incapaci di difendere a livello mediatico uno sei suoi maggiori esponenti. Pertanto, i verbali recentemente desecretati, grazie al lavoro della Commissione antimafia, hanno fatto emergere la verità sulla vicenda Contorno evidenziandone il suo carattere strumentale. "Quel che viene fuori in modo drammatico – ha detto ex pm Roberto Tartaglia della Dda di Palermo, oggi consulente dell’Antimafia nazionale - è quanto la vicenda Contorno venne usata strumentalmente per isolare Falcone e per colpire investigatori come Gianni De Gennaro che avevano mostrato particolare bravura pur tra mille oggettive difficoltà". Ad oggi, tutti noi siamo più consapevoli della pazienza eroica di Falcone, capace non solo di sopportare in maniera silenziosa le numerose accuse ma di continuare a credere con tutto se stesso nella vera essenza di stato.

Giuseppe Capano

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