LA DICOTOMIA INSUPERABILE TRA FASCISMO E COMUNISMO

Una realtà che sembra appartenerci ancora

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E’ in corso una guerra tra fascisti e comunisti sui social e nella vita reale. Chiunque entri in un bar oppure navighi in rete, assiste a litigi dai toni accesi che dipendono sempre e comunque dalla linea politica di provenienza. Non c’è scampo: o stai a destra o a sinistra, la via di mezzo ragionevole non esiste. Certamente ogni cosa è politica, ma ridurre ogni fatto ad un motivo di scontro intorno a delle fazioni pare semplicemente inutile e improduttivo. Anche se, riflettendo con attenzione, conduce all’alterazione della percezione della vita reale. Le persone credono realmente di vivere secondo le concezioni d’una volta, dimenticando che si tratta di altri tempi e, soprattutto, di situazioni - per fortuna - diverse. Così chiudono gli occhi di fronte ai problemi reali e s’immergono con anima e corpo in una lotta priva di senso. Un conto è difendere i diritti universali in nome della giustizia, un altro tutelare la propria coscienza politica. Il punto è che molti sono convinti di quel che predicano e non s’interrogano né sulla bontà o giustezza delle proprie affermazioni, né sui precedenti da cui sono scaturite. Come al solito, il tutto partorito da una ignoranza diffusa tipica dell’era tecnologica, in cui le informazioni viaggiano velocemente ma non arrivano mai a bussare alla porta dei cittadini.

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Così, tanti si adagiano sugli allori e trasformano le situazioni in una catastrofe fascista o nella salvezza comunista. Il caso di Desirée è maledettamente vergognoso perché nessuno s’è schierato in suo aiuto per difenderla in quanto donna uccisa in maniera atroce da un branco di uomini. Certo che no, hanno preso la palla al balzo per rimarcare ancora una volta la questione della razza. I “fascisti” parlando del problema immigrazione, i “comunisti” ribattendo che la questione suscita clamore poiché riguarda stranieri. La maggior parte del giornalismo, anziché opporsi con intelligenza a questo modus operandi vecchio e ottuso, prende le difese di una delle due parti e cade nell’oblio insieme all’Italia criticona.

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E’ vero che qualsiasi uomo cerca un punto di riferimento a cui appigliarsi, ma la differenza sta nel modo in cui lo si fa. Credere indiscriminatamente nel giornalismo di parte o alle fake news comporta gravi conseguenze. In primis una chiusura mentale che uccide la possibilità di capire il mondo cogliendo e valorizzando la ricchezza comune. Il fascismo e il comunismo hanno già fatto abbastanza danni, perciò meglio chiuderli a chiave in un cassetto e tirarli fuori solo per ricordarci di non sbagliare più. Piuttosto conviene usare la politica esclusivamente per la tutela dell’umanità, a disposizione dei diritti umani. La politica è un mezzo, non il fine. Ricordiamocelo.

Alessia Gerletti

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