LA CRESCENTE IMPORTANZA DEI VIDEOGIOCHI

COME IL MONDO VIRTUALE INFLUENZA QUELLO REALE

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Nei primi tempi della loro diffusione - per comodità si prende in esempio la metà degli anni ’70 - i videogiochi non hanno goduto di particolare fama e gradimento delle masse. Tutt’altro, erano etichettati come fenomeno “di nicchia” o “nerd”. Un termine dispregiativo, che indicava un qualcosa da “sfigati”, non adatto a coloro che godevano di uno status sociale definito “popolare”.

L’evoluzione di tecnologie e idee, però, ha ribaltato questa banale e vetusta convinzione, elevando i videogiochi a vero e proprio fenomeno culturale, trasversale e parallelo ad altri. Anzi, c’è di più: essi sono diventati un modo per veicolare messaggi anche profondi e per accrescere la cultura dei fruitori.

Tra le saghe che meglio riescono in questo vi è Assassin’s Creed. Questi videogiochi hanno uno sfondo storico corrispondente in maniera molto fedele a quello reale, prelevando personaggi esistiti realmente. I protagonisti, infatti, sono i cavalieri dell’Ordine dei Templari, che devono combattere la setta degli antagonisti viaggiando in diverse ere temporali. Tutti gli eventi trattati sono accaduti realmente (la Guerra del Peloponneso, le Crociate o la Rivoluzione Francese, per esempio).

Altra serie apprezzatissima è quella di God of War. In questo caso il tema portante è quello della mitologia greca e norrena, essendo il personaggio principale un guerriero spartano. A onor del vero, vi sono scene non adatte ad un pubblico di giovanissimi, ma è il prezzo da pagare per un tasso di verosimiglianza che sfiora il massimo.

Il mondo videoludico può anche preparare a fronteggiare le più disparate situazioni, come dimostra lo sparatutto Battlefield. Giocando a questi titoli ci si trova immersi in campi di battaglia, a volte realistici e altre immaginari, con lo scopo di sopravvivere alle guerriglie che si affrontano.

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Il “non plus ultra” di esplorazione, immersione e apprendimento è rappresentato (ma questa è opinione strettamente personale di chi scrive) dai quattro capitoli di Uncharted. Impersonando un cacciatore di tesori, si deve trovare il lascito di figure leggendarie (quali Francis Drake o Marco Polo) e capire se effettivamente El Dorado o Atlantide esistono per davvero.

L’universo virtuale, come accennato, può anche essere usato per trasmettere morali e insegnamenti. Non si può non citare la decina di videogiochi più riusciti dell’ultimo ventennio, ovvero Kingdom Hearts. In questa serie GDR (gioco di ruolo) ci si immerge nei film Disney più famosi e non, interagendo con tutti i personaggi più amati dei film d’animazione.

Il messaggio più profondo è quello della collaborazione tra più individui, che può portare a ribaltare le situazioni più difficili e a trovare una via verso il proprio futuro. A metà tra questo e divertimento si colloca la serie Pokémon.

Tra le più conosciute e amate, si basa su uno scheletro semplice e funzionale: si devono catturare tutti i mostriciattoli tascabili e perseguire il proprio obbiettivo di diventare i giocatori più forti.

Non finisce qui: oltre a incentivare il collezionismo (pratica sempre più diffusa e apprezzata), spinge anche all’incontro con altre persone perché la propria collezione di creature non può essere completa senza gli scambi. La serie è l’unica a sfornare sempre due giochi alla volta, due versioni simili tra loro ma con delle piccole differenze.

Detto dell’asse portante, vi sono determinati titoli che vanno citati per meccaniche e trama che hanno sconvolto l’opinione critica videoludica: Pokémon Rubino, Zaffiro e Smeraldo e Pokémon Bianco, Nero, Nero 2 e Bianco 2.

La prima triade introduce un sistema di gioco, presente nel finale dell’esperienza, che ha fatto capire che i videogiochi possono mettere alla prova l’intelligenza dei giocatori: per catturare gli ultimi tre mostriciattoli è necessario decifrare dei messaggi scritti in Braille.

L’altro quartetto, dal canto suo, è passato alla storia per una delle trame più profonde di sempre, non certo comprensibile a pieno dal target medio della serie. Vedere gli antagonisti che cercano di cancellare i concetti di amicizia, collaborazione e cooperazione è da brividi lungo la schiena. Assistere a scene che mostrano come personaggi fittizi possano provare emozioni “vere” merita solo elogi.

Per non parlare degli ultimi titoli usciti, che fanno del loro punto di forza le teorie fantascientifiche che tutti conoscono, dal multiverso all’esistenza degli alieni. Che piaccia o no, però, il punto più alto è stato toccato con Pokémon GO. Al di là di tutte le polemiche, si è riusciti col mobile game nel più nobile degli scopi: far incontrare persone che, forse, non avrebbero mai interagito.

L’ultima categoria è rappresentata dai videogiochi che si basano sulla semplicità per essere delle vere e proprie pietre miliari. Tetris intrattiene e diventa uno svago, Brain Training è una validissima alternativa all’enigmistica.

Menzione d’onore alla saga delle saghe, autentico capolavoro da qualunque prospettiva lo si guardi: la serie di Super Mario. La mascotte della Nintendo è il protagonista della serie più conosciuta della storia, che da trent’anni a questa parte rasenta la perfezione. E proprio l’azienda giapponese è la madre di alcune delle console più belle: dai capostipiti NES e Game Boy, passando al DS e alla Wii (supporto videoludico più venduto di sempre) e finendo alla ibrida Switch. Per completezza si citano anche la Playstation e l’X Box.

Anche opere che non nascono per essere giocate in prima persona ricevono questa incarnazione, come dimostrano gli amatissimi Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi, One Piece: Pirate Warriors e Jump Force, prendendo in esame la triade che tutti hanno scolpito nella propria memoria.

La crescente influenza dei videogiochi è testimoniata dal fatto che essi sono anche i protagonisti di opere di narrazione, come la trilogia Virtnet Runner di James Dashner (in cui i protagonisti sono intrappolati in un videogioco che rischia di distruggere le loro vite), o cinematografiche.

La Disney ha cavalcato l’onda con Ralph Spaccatutto e Spacca-internet, oppure si possono menzionare gli imminenti secondo Jumanji e Sonic The Hedgehog o, ancora, Pixels (in cui compaiono i riuscitissimi Pacman e Kirby) e Ready Player One.

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Il picco è rappresentato, oltre che dalle celebrità che giocano, da veri e propri eventi dedicati ai videogiochi: trattasi dei Game Awards e dei VGC, questi ultimi rientrati negli eSports. I primi sono dei premi (che hanno recentemente visto trionfare l’ultima incarnazione di The Legend of Zelda) considerati alla pari di quelli sportivi o dei PEGOT (Pulitzer, Emmy, Grammy, Oscar e Tony).

I secondi, acronimo di Video Games Championship, sono dei tornei videoludici che assegnano premi in denaro e addirittura posti di lavoro (l’ultima notizia in ordine di tempo è che la Juventus ha deciso di formare una squadra per competere ai tornei internazionali videoludici). A conferma che la cultura videoludica è importante e da non sottovalutare.

Può quindi il mondo virtuale influenzare quello reale in positivo? Certo che sì.

Francesco Bulzis

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