LA BLACK BOX RIVELA I SUOI MISTERI

LA RICERCA SCANDISCE Il TEMPO IN UNA MAPPA

LA_BLACK_BOX_RIVELA_I_SUOI_MISTERI.jpg

La black box un tempo sede del tempio inespugnabile del corpo umano, si apre lentamente alla ricerca per svelare i suoi misteri. Per merito delle percezioni illuminate (partendo da Galeno che intuisce per primo che nel cervello vi sia la sede del pensiero) la ricerca ci conduce ai nostri giorni attraverso una vera e propria mappatura del cervello.

I primi passi rivolti alla comprensione di come si formano i ricordi, di come vengono richiamati, e di come agiscono alcune malattie neurologiche sono di recente targatura (anno 2018).

Si chiama sinaptoma la prima mappa di cui la ricerca si è avvalsa per comprendere meglio le problematiche legate all’autismo, e alla schizofrenia; messa a punto da un’equipe di ricercatori scozzesi, pubblicata sulla rivista scientifica Neuron. “Ci sono più sinapsi nel cervello che stelle nella galassia” dichiara il dottor Seth Grant dell’Università di Edimburgo a capo di studi che hanno coinvolto diverse università a carattere mondiale ed hanno permesso di approdare sull’isola finora inesplorata del tempo. Attraverso la lettura della mappa del tempo infatti, abbiamo l’opportunità di comprendere come l’uomo percepisca il trascorrere dei minuti, giorni e anni.

Le mappe si implementano oggi con nuovi apporti provenienti da studi italiani di ricercatori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. In questo nuovo studio, pubblicato sulla rivista Plos Biology si è si è appurato come il conteggio del tempo risieda in diverse porzioni del cervello. Finora si riteneva che la corteccia supplementare motoria fosse la sola precettrice del tempo, ma non si comprendeva il suo funzionamento. L’Equipe di ricercatori, coordinata dalla dott.ssa Domenica Bueti, ha scoperto che nella regione del cervello, diverse porzioni di esso vengono attivate da stimoli di differente durata: le zone anteriori del cervello sono individuate per le durate più brevi, le parti posteriori di esso, per i periodi più lunghi.

Per la prima volta si è capito nell’uomo, come il nostro cervello decodifica il passare del tempo” dichiara la coordinatrice di questa Ricerca. La percezione del tempo si avvale dell’organizzazione della corteccia supplementare motoria, in cui le parti che rispondono a durate simili sono vicini spazialmente, e della selettività.

La sperimentazione è avvenuta su due gruppi di volontari sottoposti a risonanza magnetica, che avevano il compito di osservare e selezionare immagini in successione sul monitor di un computer, riferendone poi quale delle due immagini visualizzate, era stata selezionata per un tempo più lungo.

Il prossimo step della ricerca è volto a comprendere se il tempo mappato durante questo esperimento, ovvero il tempo fisico della durata degli stimoli sullo schermo, sia diverso da quello percepito dal volontario; inoltre si vuol comprendere se anche la mappa sia innata, oppure derivi invece dall’esperienza di ciascuno e dalla propria educazione.

Susy Tolomeo

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su