L’occupazione in Europa

Cresce con il protezionismo, diminuisce con la tassazione

occupazione_in_Europa.jpg

L’Eurostat presenta un database molto ampio che può essere utilizzato per stimare gli effetti tra variabili politiche, economiche e sociale tra i vari paesi dell’Unione Europea. In modo particolare i dati fanno riferimento al periodo tra il 2010 ed il 2018 e fa riferimento ai seguenti paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Montenegro, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sweden, Regno Unito. Nell’analisi seguente viene analizzato un modello volto ad individuare l’andamento dell’occupazione come una funzione di alcune variabili ovvero: le tasse sull’importazione e sulla produzione, le imposte correnti sulla ricchezza di reddito, le prestazioni sociali pagate dalle amministrazioni pubbliche in % del PIL, la produzione delle amministrazioni pubbliche in % del PIL.

cms_13332/f1.jpg

Figura 1. Risultati della stima del modello. Panel Data Dinamico. Fonte: Eurostat.

cms_13332/f2.jpg

Figura 2. Modello econometrico in forma esplicita.

La relazione tra occupazione e tasse sulla produzione e sulle importazioni. Si tratta di una relazione positiva. La presenza di tasse sulla produzione e sulla importazione potrebbe essere in realtà considerata sotto due diversi punti di vista: un effetto negativo sull’occupazione è prodotto dalle imposte sulla produzione, mentre un effetto positivo sull’occupazione è prodotto dalle imposte sulle importazioni. Nell’interno del contesto considerato, senza pretesa di generalità, e con esclusivo riferimento ai paesi e al periodo storico analizzato si verifica che l’effetto positivo prodotto dalle imposte sulle importazioni supera l’effetto negativo generato dall’imposte sulla produzione. Pertanto si verifica che l’occupazione tende a crescere con la crescita delle imposte sulla produzione e sulle importazioni. Ci sono varie motivazioni che possono comportare una crescita dell’occupazione a seguito della crescita delle imposte sulle importazioni. Per esempio le imposte sulle impostazioni possono essere disposte nell’interno di una guerra commerciale che sia rivolta a creare un potenziamento industriale e produttivo del paese con effetti ovviamente positivi in termini di occupazione. In questi casi tuttavia occorre considerare che il problema dell’occupazione viene risolto solo parzialmente. Infatti i tentativi di chiusura protezionistica, così come anche atteggiamenti troppo aggressivi dei paesi a livello di mercato internazionale possono comportare il peggioramento dell’occupazione nel medio-lungo periodo se lo scenario internazionale volte ad una crisi o ad una recessione. Alcuni scenari commerciali aggressivi, come per esempio l’attuale trade war tra USA e Cina, possono comportare inizialmente una crescita dell’occupazione. Tuttavia nel medio-lungo periodo è molto probabile che si determina una riduzione dei posti di lavoro se si viene a creare una recessione o una crisi prodotta dal declino degli scambi internazionali. Gli Usa per esempio importano dai Cinesi circa 400 miliardi di dollari di prodotti e servizi per esercizio. Per fare un esempio con 400 miliardi di dollari vivono circa 17-18 milioni di italiani per esercizio. Si tratta ovviamente di cifre molto ampie che hanno la possibilità di orientare lo scenario economico internazionale verso la crisi. Quindi occorre essere cauti nel tassare l’importazione. Poiché se l’effetto sull’occupazione potrebbe essere positivo nel breve periodo, nel lungo periodo potrebbe avere un impatto avverso tale cioè da ridurre l’occupazione.

La relazione tra l’occupazione e le imposte sul reddito e sulla ricchezza. Si tratta di una relazione negativa. La crescita delle imposte sul reddito e sulla ricchezza riduce l’occupazione. I canali attraverso i quali si viene a creare tale riduzione sono differenti. In modo particolare si verifica che la crescita dell’occupazione avviene in connessione con la crescita del reddito, sintetizzato dal prodotto interno lordo. Se aumentano le imposte sul reddito allora vuol dire che sia i lavoratori sia i datori di lavoro vengono ulteriormente tassati. In questo modo i lavoratori smettono di consumare e i datori di lavoro smettono di investire. La riduzione del consumo genera una riduzione anche dell’occupazione così come anche la riduzione degli investimenti. Pertanto in questo senso la tassazione, che pure spesso viene sostenuta per motivazioni di welfare state, risulta essere assai negativa per l’occupazione. Del resto le nazioni competono per ridurre la tassazione, sia sul reddito che sulla ricchezza, poiché per il tramite della riduzione della tassazione possono ottenere maggiori investimenti esteri e quindi hanno maggiori possibilità di incrementare il tasso di occupazione. Tuttavia queste proposizioni, relative al rapporto tra tassazione del reddito e della ricchezza e occupazione sono di carattere contingente, non hanno una portata generale. E’ molto probabile infatti che nel futuro si vengano a creare delle condizioni che portino ad una riforma globale del sistema della tassazione sempre meno caratterizzato dalla tassazione del reddito e della ricchezza, poiché questi saranno volatili e difficili da valutare in modo continuativo, e sempre più invece legate ai comportamenti di consumo, con una crescita esponenziale dell’Iva. Il futuro dei sistemi fiscali è infatti passare dalla tassazione diretta alla tassazione indiretta e probabilmente in quel punto si potrebbe anche verificare un cambiamento della relazione tra imposte e occupazione. Tuttavia nell’attuale sistema fiscale ancora pesantemente ed inefficacemente centrato sull’imposizione diretta la tassazione delle basi imponibili approssimanti il valore aggiunto è associato in modo negativo all’occupazione.

cms_13332/f3.jpg

Figura 3. Le variabili utilizzate nel modello e le relazioni con la variabili indipendente. Fonte: Eurostat.

La relazione tra l’occupazione e le Prestazioni sociali pagate dalle amministrazioni pubbliche% del PIL. Si tratta di una relazione negativa.La crescita dell’occupazione comporta una riduzione delle prestazioni pagate dalle amministrazioni pubbliche. In effetti la relazione sembra corrispondere assolutamente alla teoria. I contributi sociali sono disposti per far fronte a periodi di crisi che possono essere tali da sostenere la disoccupazione. In caso di crescita dell’occupazione il valore dei contributi sociali tende a diminuire poiché di essi non v’è più bisogno. Tuttavia occorre anche considerare che l’analisi proposta non ci consente di andare nel dettaglio e di analizzare le varie e diverse tipologie di occupazione, molte delle quali effettivamente richiederebbero delle forme di sussidio soprattutto nella forma del sostegno ai working poors e ai lavoratori precari. La variabile presa in considerazione non consente di analizzare l’ampio novero dei lavoratori anche se ad una analisi micro-economica certamente si potrebbe verificare che solo per alcune categorie di lavoratori vale la relazione negativa tra occupazione e contributi sociali.

La relazione tra l’occupazione e la produzione delle amministrazioni pubbliche in% del PIL. Si tratta di una relazione positiva. Chiaramente la produzione delle amministrazioni pubbliche in termini di prodotto interno lordo incrementa il valore dell’occupazione per il fatto che questa è stimolata dall’intervento pubblico. Anche se le regolamentazioni europee limitano fortemente il valore dell’investimento pubblico nell’interno dello stato, risulta evidente che l’intervento pubblico aumenta l’occupazione.

Conclusione. Il livello dell’occupazione è associato come indicato di seguito:

  • In modo positivo nei confronti della tassazione sulla produzione e sulle importazioni;
  • In modo negativa alle imposte sul reddito e sulla ricchezza
  • In modo negativo alle prestazioni sociali pagate dalle amministrazioni;
  • In modo positivo alla produzione delle amministrazioni pubbliche in % del PIL.

cms_13332/4.jpg

Pertanto il policy maker ha degli strumenti di politica economica da utilizzare per evitare che lo strumento della tassazione venga ad essere utilizzato per ridurre il tasso di occupazione, fatta eccezione per le imposte sulle importazioni. Inoltre occorre intervenire nell’interno delle varie tipologie di contratti lavorativi per verificare quali tra questi necessitino effettivamente di forme di tutela che siano realizzate attraverso varie dinamiche.

Angelo Leogrande

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su