L’intervista monologo a Silvio Rossi

rossi.png

Avevo pensato di inaugurare questo spazio dedicato alle interviste, interpellando un giornalista vecchio stampo. Silvio Rossi, meridionale di nascita ma a Milano da una vita; vecchia volpe del giornalismo italiano. Dall’alto della sua pluriennale esperienza, ero certo, mi avrebbe aiutato nel darmi delle dritte, mi avrebbe consigliato come fare per sbagliare il meno possibile. Mi ha insegnato tanto, pertanto lo avevo invitato a collaborare con noi, quindi, ho attaccato il registratore e l’ho tempestato di domande che spaziavano dal sociale all’attualità, dalla politica internazionale alla pace nel mondo. Dopo averlo subissato di domande alle quali ha risposto con puntualità e precisione son tornato a casa ed ho cominciato a sbobinare. Durante il riascolto ho fatto molta attenzione ad un “fuori onda” tipico di chi non ha mai avuto peli sulla lingua. Avevo dimenticato del suo caratteraccio schietto e veritiero. Tralasciando il dialogo vi propongo, alla lettera, quanto da lui dichiarato confidenzialmente e monologando in maniera liberatoria. Comodamente sprofondati in poltrona, con la classica bevanda ghiacciata tra le mani, si parlava dell’italiano medio e della “meritocrazia”. Non l’avessi mai fatto. Senza minimamente mostrare alcun fastidio, ma cambiando l’intonazione della voce, si è lasciato andare in uno sfogo legittimo dettato da anni di onesta professione pregna di “soddisfazioni e di delusioni”. Vi riporto letteralmente il suo pensiero che, sono certo, rappresenti ed interpreti tutta la rabbia che alloggia nella gente onesta dato il momento storico che stiamo attraversando.

Si alzano al mattino presto, quando - tranne che per cinque mesi l’anno - è ancora buio pesto. Faccia freddo o caldo devono uscire di casa. A lavorare. Tornano che è di nuovo buio. Mantengono dignitosamente la moglie ed educano al meglio i figli. Divertimenti, evasioni, capricci, week end e ferie sono parole usate con estrema parsimonia, o addirittura sconosciute. Tutta una vita vissuta all’insegna dei sacrifici e delle rinunce. E sempre tolleranti e affidabili. I loro nomi non si conoscono. Sono milioni. Milioni di eroi. Con la faccia da cretini. Io, ne ho conosciuti tanti. E li ho amati.

Ma ci sono altri milioni di italiani a cui non è data neanche la possibilità di diventare eroi: sono quelli che non lavorano, ne di giorno ne di notte e che dai benpensanti sono considerati serbatoi della “Microcriminalità”. Io in verità conosco la “Macrocriminalità”: quella a cui fanno parte “quegli italiani” che guadagnano centinaia di migliaia, se non milioni di euro all’anno, sfruttando i dipendenti, oppure evadendo le tasse, o portando i soldi nei paradisi fiscali. E non solo: anche quelli che ricoprono ruoli importanti senza esserne all’altezza ma solo perchè “amici degli amici” . Ma questi aspetti scandalosi della nostra attuale società, dobbiamo tenerceli e non possiamo farci nulla! Certo che si può aggiustare il tiro e colpire chi si comporta male e premiare chi fa il bravo. Ma i primi segnali dovrebbero venire dal Governo. Ma da quale Governi? quelli che abbiamo avuto sino ad oggi? Quello dove moltissimi di essi sono arrivati a sedere a Montecitorio o a Palazzo Madama, grazie solo ad una lista compilata dai diversi Segretari dei partiti presenti, magari alcuni, senza nessun titolo adeguato.

Ma come è possibile fare il meccanico se uno non è meccanico? Come è possibile aprire una sartoria se uno non sa fare il sarto? Ma come si può insegnare alle scuole elementari se non sei un maestro? Ma se si vogliono aggirare tutti questi problemi è semplice: basta farsi eleggere in un partito qualsiasi e, da deputato, aver risolto tutti i problemi. I propri e quelli degli amici.

Insomma la società, negli ultimi anni è davvero cambiata. Pensate che fino agli anni Settanta - Ottanta chi aveva necessità di trovare un lavoro e non voleva fare il delinquente poteva scegliere di fare il carabiniere, il sacerdote o studiare. Oggi c’è un’altra alternativa: potete fare l’onorevole. Ma a questo punto non ci si deve meravigliare se la crisi regna sovrana. Ma, per l’onestà intellettuale che mi contraddistingue devo anche ammettere che non è corretto scaricare tutte le colpe ai nostri governanti. E in questo caso, un pensiero di William Shakespeare mi viene in soccorso: ”Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi.

Non leggo negli occhi di Silvio Rossi alcuna forma di acredine nei confronti di alcuno, ma si capisce perfettamente che l’esperienza lo ha segnato profondamente. Sono certo che mi perdonerà se ho estrapolato una sua lunga considerazione tralasciando l’intervista. Grazie maestro!

Tags: azzurro italia, movimento, territorio

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App