L’infedele Facebook detronizzato dagli adolescenti

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Video ergo sum. Sembra essere diventato questo il mantra moderno degli adolescenti americani. Una ricerca del prestigioso Pew Research Center ha certificato come YouTube con l’82% di mercato under 17 sia in vetta alla classifica dei social network più utilizzati dai teenager statunitensi. Il competitor di Facebook sul mercato delle piattaforme di condivisione, è diventato la piattaforma preferita per i giovanissimi per ascoltare musica e ricercare un film grazie soprattutto alla sua modalità di utilizzo trasversale.

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Alle spalle del social controllato da Google vi è un’altra sorpresa e, di conseguenza un altro punto dolente per la creatura di Zuckerberg, ovvero Instagram. Da tempo quest’ultimo è diventato il classico caso dell’allievo che supera il maestro (Instagram è di proprietà di Facebook), ed è diventato uno dei social maggiormente utilizzato dalle nuove generazioni. La nota piattaforma specializzata nella condivisione di foto è utilizzata, sempre secondo la ricerca del Pew, dal 72% dei giovani nella fascia tra i 13 e i 17 anni ed è interessante notare come le ambizioni di crescita di Instagram siano proiettate in futuro attraverso l’implementazione della lunghezza dei propri video, rendendo in tal modo l’esperienza di godere dei propri contenuti ben più lunga.

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Dietro la sorpresa Instagram compare un’altra piattaforma molto apprezzata dai giovani, ovvero Snapchat, utilizzata dal 69% degli adolescenti americani. E Facebook? Quello che un tempo era considerato il dominus tra i social network è invece fermo al 51% del gradimento tra i teenager a stelle e strisce, una débâcle importante ma non per questo sorprendente alla luce dei noti fatti che hanno coinvolto l’azienda californiana. A soffiare sul fuoco delle polemiche che hanno investito Zuckerberg e soci, è arrivata buon ultima una nuova grana, fonte di imbarazzo per l’ex re dei social network. Il mese scorso i post privati di ben 14 milioni di utenti sono stati resi visibili per 4 giorni a causa di un errore del sistema, un cosiddetto bug informatico.

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È solo l’ultimo in ordine cronologico delle ormai tante, troppe, falle all’interno della struttura Facebook, un ennesimo colpo alla privacy dei milioni di utenti del social più diffuso al mondo. Tutto ebbe inizio con lo scandalo degli 87 milioni di dati, tra cui ricordiamo i 214 mila utenti italiani, venduti a Cambridge Analytica nel marzo di quest’anno, svelato grazie al giornalismo di inchiesta del New York Times e The Guardian. A seguito dello scandalo l’Fbi e il ministero della Giustizia aprirono un’indagine e Zuckerberg è stato prima chiamato davanti al Congresso americano e in seguito di fronte al Parlamento europeo. Poi è stata la volta del Russiagate, ovvero l’ingerenza di Mosca nelle elezioni presidenziali americane, interferenza che sarebbe avvenuta grazie alla creazione di falsi profili sui social network finalizzati a diffondere fake news.

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Infine la diffusione da parte di Facebook di informazioni private dei propri utenti condivise con alcuni giganti hi-tech come Amazon, Apple, Blackberry, Samsung insieme agli accordi siglati, sempre per la condivisione dei dati, con almeno quattro società cinesi di elettronica, tra cui la potente Huawei. Le ricerche sulle preferenze dei giovani e i fatti di cronaca si intrecciano e raccontano una storia ben nota in epoca di libero mercato e di libera concorrenza: il pubblico non perdona. La già traballante brand identity del gruppo Facebook soffre per aver tradito i propri affezionati utenti, per essersi dimostrata non all’altezza di quelle che sono le consuetudinarie aspettative di un rapporto d’amore basato sullo scambio reciproco di fiducia, un do ut des che adesso andrebbe ridefinito. La reputazione e l’apprezzamento di Facebook da parte dei suoi stessi avidi consumatori sta conoscendo una naturale discesa in seguito agli scandali che uno dopo l’altro si stanno succedendo. Facebook ha tutte le potenzialità da parte sua per recuperare il terreno perduto e la fiducia traballante dei suoi utenti. La domanda è se saremo noi in grado di perdonare e far finta di nulla delle scappatelle fedifraghe del nostro social preferito oppure punire la tracotanza e il tradimento con il cercarci un nuovo amore altrove.

Andrea Alessandrino

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