L’impatto del Covid-19: cosa cambierà in Europa?

Stiamo vivendo una battaglia impari e spietata. Ma occorrerà ripartire dall’insegnamento ricevuto

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Con l’epidemia di coronavirus, il rischio di una grande recessione economica incombe sul mondo intero. Un minuscolo batterio che si riproduce e si diffonde in maniera rapida e abnorme, colpisce impietosamente l’umanità; la quasi totalità del pianeta è in stato di allerta e di apprensione, sotto i colpi di questa minuscola e invisibile arma che spara nel " mucchio", in modo spietato, come negli attentati terroristici. Siamo in guerra, dicono gli addetti ai lavori. Certo, è una guerra in cui siamo tutti chiamati alle armi, una guerra atipica sotto vari aspetti, ma con un dato inconfutabile: il suo essere globale, quasi come se fosse scoppiata una terza guerra mondiale. Per il resto, è caratterizzata da fattori alquanto complessi ed insoliti: la sfida è del tipo “uno contro tutti”, ma quell’uno è dotato di un’arma micidiale e invisibile, che lo rende capace di diffondersi in maniera potenzialmente infinita, come le minuscole particelle di una bomba atomica. Inoltre, ci ha colti di sorpresa, arrecando subito danni ingenti in termini di vite umane, anche purtroppo per via delle carenze che alcuni paesi, come il nostro, già lamentavano. In particolare, ci si riferisce ai “tagli” operati in materia di strutture sanitarie ed unità professionali. La sanità è l’apparato che deve tutelare la salute pubblica, di tutti i cittadini; il diritto alla salute è un bene primario che deve essere garantito a tutti, nel miglior modo possibile, costi quel che costi!

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Delle carenze e negligenze evidenziate, in questa drammatica evenienza, bisogna fare tesoro,umilmente, per il futuro e fare le dovute riflessioni e considerazioni, affinché le orride immagini che si sono succedute sotto i nostri occhi - degli automezzi dell’ esercito, carichi di bare (a centinaia ogni giorno) o le salme incapsulate nei sacchetti e lasciati a terra, una accanto all’ altra, negli ospedali - possano cessare di essere riprese. Probabilmente si sarebbero salvate più persone, se non ci fosse stata carenza di posti di degenza e di attrezzature idonee negli ospedali; però ormai è successo, auguriamoci che ci valga come insegnamento. Altro aspetto importante è l’effetto devastante sull’economia, perché per combattere questa "guerra", si sono adottate le dovute precauzioni, le dovute misure di distanziamento, per il contenimento dei contagi. Quindi, oltre alle limitazioni di circolazione nei centri urbani, ci sono state le ordinanze di chiusura di negozi, attivita’ artigianali e commerciali (tranne quelle di prima necessità), nonché di aziende produttive, in vari settori. A livello finanziario si è verificato il tracollo delle borse che ha prodotto danni di grande rilevanza, in termini di capitali bruciati. In questa cruda realtà si è fermato tutto o quasi, le attività produttive e gli scambi commerciali (import/export) sono in stand by, per cui l’ economia di ciascun Paese, ha subito un calo vertiginoso. Per uscirne occorreranno tempo e grande impegno.

Per quanto riguarda il nostro Paese, dopo l’insorgenza dell’epidemia in Cina, è stato subito interessato e coinvolto in questa tragica evenienza, in maniera corposa per numero di contagi e, purtroppo, per l’alto numero di vittime. L’auspicio è che si possano adottare le giuste misure, in termini di scelte politico-economiche, per una ricostruzione più rapida possibile e di normalizzazione. Ma il contesto è alquanto complesso perché, sia pur nella nostra legittima situazione di sovranità, siamo agganciati al carro UE che, prima di questa evenienza, ha adottato nei confronti dei Paesi aderenti (e in particolare per alcuni , come il nostro) una linea politico-economica, rigida, severa, rigorosa e restrittiva, generando ulteriori difficoltà di avanzamento e di espansione. E’ necessario, quindi, per il “dopo-covid 19”, un cambio di linea, sia nella propria sfera di azione politico-economica sia nella sfera comunitaria. Non bisogna distruggere quel che resta del sogno "unitario- europeo", come istintivamente è derivata la sensazione, in alcuni, quando all’inizio di questa tragica evenienza non si è registrata la giusta partecipazione da parte di altri Paesi membri della UE.

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Ma adesso la situazione è degenerata anche in altri paesi oltre all’Italia, ragion per cui, come ammoniva il Pontefice alcuni giorni fa, in occasione dell’ esposizione del Sacramento in una Piazza San Pietro dall’aspetto surreale, "siamo tutti nella stessa barca”. La ricostruzione ci accomuna tutti e bisogna ripartire da quel che resta, con una linea diversa; è sempre meglio aggiungere altre pietre su quel che resta del “muretto”, come il concetto che si traeva dal titolo di un noto film, di qualche tempo fa,del nostro compianto Massimo Troisi: "Ricomincio da tre". Meglio rimboccarsi le maniche e ricominciare da qualcosa piuttosto che da niente!

Antonio Iasillo

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