L’eredità del ‘900 e il controllo delle persone

Una nuova idea di social per sconfiggere il passato

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Il Novecento, definito a torto o a ragione il secolo breve, ha lasciato in eredità al XXI secolo concetti che sembravano sul punto di eclissarsi con la fine delle ideologie e di un certo modo di intendere l’amministrazione della cosa pubblica, ovvero la propaganda e il concetto di manipolazione. Le numerose tecnologie lasciateci in eredità nel corso del XX secolo, un secolo di forti accelerazioni da parte della scienza, sono poi state convogliate nella scelte del pubblico nei cosiddetti nuovi media, oggetti d’uso quotidiano fortemente pervasivi e al centro del dibattito accademico per questioni fondamentali della persona come la privacy, l’identificazione, la profilazione, la pervasività pubblicitaria. I social media nel giro di pochissimo tempo, senza dare la possibilità neanche di aprire un dibattito pubblico sotteso a mostrare, chiarire, estrapolare presenti e future pericolosità e gestionalità dei nuovi dispositivi, hanno guadagnato campo, tempo e spazio di ogni individuo cambiandone abitudini e stili di vita. Su Facebook, per esempio, usiamo agilmente muoverci attraverso contesti differenti a causa dei numerosi e diversi contatti annoverati tra le nostre amicizie.

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Il risultato è un uso attento nel postare contenuti che potrebbero urtare la suscettibilità o la simpatia di date persone, scontrandosi con una realtà quotidiana fatta di incontri vis-a-vis nella quale invece riusciamo a gestire rapporti e incontri a seconda, appunto, del contesto nel quale ci troviamo. I social annullano tutte queste barriere, democraticizzano ogni rapporto, ponendo gli utenti su una stessa linea di condotta e comportamentale. Ci si ritrova dunque, per timore di urtare qualcuno, a non esprimersi liberamente come si vorrebbe, ma ad autocensurarsi e frenare ogni istinto di libera espressione delle proprie idee. Verrebbe voglia dunque di fuggire da piattaforme generaliste come Facebook e trovare rifugio in social più di nicchia con ambienti tali da offrire all’utente un agio maggiore nell’esprimere le proprie passioni. In tali contesti social non è più il numero di utenti che conta ma è piuttosto la qualità della conversazione che ognuno sperimenta che, al contrario, su piattaforme come Facebook, Twitter o Instagram, non riesce a stimolare. La tendenza sembra trovare conforto in numeri sempre crescenti di utenti disposti a migrazioni digitali in grado di offrire loro piattaforme dalle potenzialità infinite nelle quali trovare la giusta dimensione social.

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Le criticità dei social tradizionali ai quali ci siamo affidati per tanti anni, e che riguardano l’economia dell’attenzione in grado di sfruttare le nostre debolezze mentali in modo da renderci soggetti manipolabili, sono diventati sfide da raccogliere per un possibile futuro dei social network nei quali gli utenti ritornino in possesso della loro identità senza temere che possa essere detenuta dai server delle aziende della Silicon Valley per scopi commerciali o elettorali. Cavalcare la crescente disaffezione e insoddisfazione sul modus operandi dei colossi californiani delle piattaforme tradizionali potrebbe ben presto dare vita a spazi e comunità online senza i fantasmi del passato riproposti in salsa digitale.

Andrea Alessandrino

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