L’era della democrazia manipolata

I social al potere

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Politica e propaganda vanno a braccetto sui social e sono ormai diventate un’esperienza live h.24. La vecchia idea di democrazia si è oggi tramutata in un continuo referendum tale da richiedere agli elettori uno sforzo quotidiano sulle piattaforme di condivisione, una vetrina plebiscitaria della maggioranza dei leader politici. La politica si è ormai definitivamente trasferita in luoghi definiti extra parlamentari, luoghi più adatti per verificare accordi e tastare il polso di un elettorato sempre più liquido, indefinito e spesso incoerente e dimentico del recente passato.

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Uno studio pubblicato sulla rivista Nature mostra come i social abbiano il potere di manipolare l’enorme flusso di informazioni e le relazioni tra individui, modificando radicalmente le intenzioni di voto. Le nuove tecnologie avrebbero un ruolo determinante e incisivo nell’abbattere uno dei totem delle democrazie liberali, ovvero un’informazione corretta degli individui in grado di fornire loro una piena partecipazione alle scelte politiche.

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Messi da parte quasi definitivamente i vecchi media (radio, tv e stampa), l’era inaugurata dai social network si connota per forti dosi di persuasione rapida e diretta verso una comunità di individui pressoché sterminata. Il generale convincimento dell’intera opinione pubblica internazionale è che basti una rapida e superficiale occhiata ai principali canali “informatici” del web (social e blog) per essere presuntuosamente convinti di conoscere gli accadimenti del mondo che, da una parte può anche essere vero, ma che è fallace di un minimo approfondimento critico e di verifica delle fonti. Si clicca, si interagisce e si condivide e tanto basta per diventare persona informata dei fatti e potenziale leader d’opinione. Ma è solo un gioco perché si è uno strumento in mano agli algoritmi di un sistema molto più grande di noi che tesse le proprie trame spesso lontano dalla luce del sole e soprattutto dai nostri occhi atrofizzati dagli schermi.

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Il risultato è un’enorme e facile (per le aziende) raccolta di big data ottenuti senza molta fatica attraverso miliardi di utenti volontari profilati digitalmente e a cui offrire un’informazione tagliata su misura, personalizzata e ad hoc. Ecco allora la creazione di un mondo composto da bolle comunicazionali rese invisibili da una sottile e perversa distorsione di come ci si approccia e ci si avvicina alle notizie. Estremizzazioni, polarizzazioni di idee e populismi non sono altro che il gioco svolto da miliardi di utenti su piattaforme dove si escludono le campane discordanti, i pareri contrari, in poche parole si annulla il confronto democratico delle idee e si mantengono aperte le porte solo per le persone che possiedono con noi idee e pensieri affini alle nostre.

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Tornando allo studio menzionato prima, esso porta all’attenzione il rischio di importanti e più che probabili tentativi di manipolazione da parte dei social network che più di altri hanno il potere di alterare sia le connessioni sociali tra gli utenti, sia i flussi di informazione tramite sistemi di feedback tra algoritmi e individui. È l’algoritmo al potere dunque il vero deus ex machina delle nostre opinioni, è lui a guidare e a dirigere persone e opinioni verso tendenze ideologiche spesso e volentieri estremiste, un circolo vizioso che altererebbe il modo in cui gli utenti ricevono le informazioni. La sfida dei nostri tempi passa inevitabilmente attraverso un ripensamento delle modalità di gestione dei nostri dati personali e della loro divulgazione, un compito per istituzioni, organizzazioni e aziende che ogni giorno si muovono e fluttuano nel mondo digitale.

Andrea Alessandrino

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