L’effimero diventa arte nel paese senza internet

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Tempus fugit. Produrre opere d’arte temporanee, dotate cioè di esistenza materiale limitata nel tempo, ma con la possibilità di essere ricordate negli anni grazie ai media. L’artista milanese sui generis Biancoshock, parafrasando McLuhan, ha ripreso tutta la potenza dell’affermazione del sociologo canadese, il medium è il messaggio, e ne ha fatto arte, o meglio, Urban Art. Se si volesse inserire in una precisa categoria l’attitudine artistica del Nostro non sarebbe un percorso semplice, ma con una forzatura categoriale la si potrebbe contenere in un’arte performativa e, soprattutto, attivista.

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Nasce così quella che potrebbe essere definita una corrente post moderna e contemporanea chiamata Ephemeralism, costituita da vere e proprie installazioni site in diverse realtà urbane di Italia, Belgio, Croazia, Francia e di moltissimi altri Paesi al solo scopo di elevarne la loro finitezza e caducità temporale. Il termine, italianizzato in Effimerismo, sottintende un movimento che ha lo scopo di produrre opere d’arte con l’unica finalità di esistere in maniera limitata nello spazio che le ospita, per essere poi fagocitate nello stesso ambiente in cui hanno preso vita.

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Qualche critico potrebbe storcere il naso nel definirle opere d’arte; e infatti è bene precisare che qui ci si trova di fronte a manifestazioni in strada di esperienze urbane, interventi artistici con un forte e provocatorio messaggio rivolto alle persone comuni. La città assume quindi le sembianze di una tela, diventa il contesto ideale in cui Biancoshock può esprimersi, e infatti il motto dell’artista e performer milanese è Don’t try this at home. Try this at home. La strada entra con la sua potenza comunicativa data dalla quotidianità degli incontri e degli scontri, nell’oggetto del racconto dell’artista.

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Ciò che appare a molti comune e privo di interesse in quanto in atto consuetudinario e familiare, diventa in potenza provocatorio e degno di essere stravolto del e nel suo senso originario. La creatività dell’artista, o meglio, di questo incursore del contesto urbano, risiede in una interpretazione a un livello non superficiale degli oggetti di uso comune, per ricavarne nuove e inedite esperienze non convenzionali. Ed ecco dunque rientrare in questa espressione artistica dell’effimero le persone comuni, i problemi del quotidiano, gli oggetti di scarto, gli scenari urbani e suburbani, per donare loro una nuova veste interpretativa, un nuovo stimolo per una riflessione più approfondita.

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E qui rientra certamente anche una neanche troppo velata denuncia dell’artista, seppur ironicamente confortevole, verso le condizioni spesso drammatiche di chi è costretto a vivere in condizioni limite. La provocazione dell’artista non si ferma solo al contesto urbano, ma tocca anche le funzioni (finzioni) vi(r)t(u)ali della stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Invitato a partecipare al festival di arte urbana nella minuscola Civitacampomarano (poco più di 400 abitanti in provincia di Campobasso), Biancoshock ha notato come l’assenza di connessione Internet potesse essere convogliata in un attacco d’arte, in una provocazione analogica.

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Gli strumenti di uso comune come Facebook, Whatsapp, Google, Gmail, YouTube, ormai indispensabili e imprescindibili strumenti del nostro moderno comunicare, in questo piccolo paese sono ai più sconosciuti, ma nonostante l’ignoranza forzata si trasformano e prendono vita attraverso forme diverse: la bacheca sulla piazza, la cabina telefonica, il tavolo del bar, la casella della posta, ecc. Nasce così, o sarebbe meglio dire rinasce, una Rete nella vita reale, un web 0.0, in grado di recuperare gli oggetti di un’archeologia post industriale e trasformarli in strumenti di scambio culturale, relazionale ed emotivo.

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In fondo ciò che oggi chiamiamo nuovi media non sono altro che strumenti del comunicare sempre esistiti, seppur in modalità e forme diverse ma indubbiamente più umane. Ciò che il performer milanese della realtà circostante ha realizzato è stato il mutamento della chiave di lettura dei molteplici aspetti della nostra grigia quotidianità, per ottenere una seconda possibilità di vita forse non migliore ma certamente più reale e vicina ai nostri sensi.

Andrea Alessandrino

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