L’educazione terziaria in Europa

Cresce con l’occupazione e il Pil, diminuisce con la tassazione

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L’Eurostat presenta un database molto ampio che può essere utilizzato per stimare gli effetti tra variabili politiche, economiche e sociale tra i vari paesi dell’Unione Europea. In modo particolare i dati fanno riferimento al periodo tra il 2010 ed il 2018 e fa riferimento ai seguenti paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Montenegro, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sweden, Regno Unito. Di seguito è presentato il modello econometrico stimato:

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La relazione tra livello di istruzione terziaria della popolazione avente una età compresa tra i 30 e i 34 anni e la quota di persone tra i 18 e i 59 anni che vino in famiglie in cui nessuno lavora.La relazione tra istruzione terziaria e persone che vivono in famiglie in cui nessuno lavora è positiva. Si tratta di una manifestazione del processo di polarizzazione della società. Laddove vi sono sempre più persone che vivono in una condizione di povertà e di fragilità finanziaria dall’altro lato aumentano nelle fasce alte di quel che resta del ceto borghese le persone che accedono all’educazione terziaria. Soprattutto i corsi post-graduate sono la rappresentazione della componente discriminatoria presente nell’interno della società tra una fascia medio alta che possiede ricchezza, potere e conoscenza e la fascia bassa della popolazione che è abbandonata a se stessa. Chiaramente la polarizzazione della società deriva sostanzialmente da un processo di scomparsa dei corpi intermedi siano essi rappresentati dalla borghesia e dalle sue promanazioni come per esempio i partiti, i gruppi di interesse cooperativi e sociali, le leghe tra i lavoratori e professionisti. La società quindi è spaccata ed anche nell’interno di quella particolare forma di potere divisivo che è costituito dalla conoscenza si creano dei divari, degli steccati, rispetto ai quali non v’è possibilità di colmare la misura. E allora appare evidente la violazione del patto tra stato e mercato mediato attraverso le istituzioni democratiche. Poiché i poveri languono nella loro dimensione di esclusione sociale da ogni forma di potere, foss’anche quell’immateriale della conoscenza, ed i ricchi accumulano invece possedimenti financo intangibili che trasfusi nella tecnologia divengono forze al servizio del capitale. La crescita della diseguaglianza sociale trova nell’educazione terziaria un proprio cardine, con la creazione di quelle forme di consociativismo e corporativismo tra il gruppo dei pari dei possessori di percorsi di formazione esclusivi che s’immagino d’appartenere ad una classe dirigente elitaria pure, molto spesso, traditi dalla loro medesima utopia.

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La relazione tra il livello di istruzione terziaria e il tasso di occupazione per sesso, fascia di età 20-64. Si tratta di una relazione positiva. Chiaramente nei paesi dove il tasso di occupazione tende a crescere aumentano anche le persone che hanno una educazione terziaria. Soprattutto questo è vero per le economie europee che sono per la stragrande maggioranza rivolte alla realizzazione di forme di economia della conoscenza. L’economia della conoscenza infatti richiede lo sviluppo del settore dei servizi. Lo sviluppo del settore dei servizi è tipico delle economie che hanno superato la fase agricola ed industriale e sono orientate nei confronti della produzione immateriale. Chiaramente l’economia dei servizi è ad alto impatto di occupazione. Nei paesi ad alto reddito la maggior parte della popolazione lavora nell’interno dell’economia dei servizi. Tuttavia il settore dei servizi possiede anche le sue criticità come per esempio eccesso di flessibilità, di precarietà, ed anche una certa predilezione per il nomadismo delle classi dirigenti che cambiano aziende, governance e consigli di amministrazione, puntando più sulla dimensione delle relazioni professionali piuttosto che sulla dimensione tecnico-scientifica. Così quel mondo fatto di terziario, che vive grazie allo sviluppo tecnologico e tecnocratico, ha nella sua classe dirigente un élite che pratica sostanzialmente un approccio umanistico al management, fatto di relazioni, team building, e trasformazione di corporations in communities, mentre nella discesa verticistica fino a ranghi bassi della struttura organizzativa aziendale s’accresce il contenuto tecnico, informatico, ingegneristico. Pertanto è chiaro che una simile classe dirigente, che pure opera nel nove della copetizione ovvero del mix tra cooperazione e competizione, trova nella formazione terziaria la propria foce e attraverso i mille rivoli della distinzione nei vari gruppi e sottogruppi di management, giunge allo sbocco del reddito ampio, unico e solo strumento per la distinzione sociale. Pertanto la crescita dell’occupazione, tende ad associarsi ad una presenza maggiore di persone che hanno dei titoli di studio del tipo tertiary education per il fatto che sia il processo di transizione all’economia dei servizi che la gestione stessa dell’economia dei servizi, richiede un capitale umano qualificato anche attraverso dei corsi post-laurea.

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La relazione tra livello di istruzione terziaria della popolazione e reddito pro capite. Si tratta di una relazione positiva. Il Pil pro-capite è connesso all’aumento delle persone che hanno accesso ad una istruzione superiore terziaria. Chiaramente la crescita del Pil consente la specializzazione produttiva e quindi consente di remunerare delle professionalità ad alto contenuto di capitale conoscitivo che sono il frutto dei percorsi di formazione del capitale umano nell’interno dei percorsi della tertiary education. Tuttavia occorre considerare che la crescita del prodotto interno lordo ad un certo punto pone anche delle questioni nei confronti del sistema formativo che probabilmente non riesce a corrispondere alle esigenze dei settori produttivi quanto a creazione di profili adeguati per l’inserimento lavorativo. In effetti non è tanto il settore dell’istruzione ufficiale e formale a creare le premesse per l’orientamento nei confronti dell’economia della conoscenza, quanto piuttosto le nuove tecnologie ed in modo particolare internet con la sua offerta molto ampia di contenuti di altissimo livello nei vari campi della tecnologia e delle scienze organizzati nelle varie piattaforme di e-learning. L’orientamento alla società della conoscenza, come fenomeno diffuso, vedrà quindi se non la scomparsa degli enti di formazione ufficiale, per lo meno la riduzione fortissima delle loro prerogative monopolistiche, e talune, istituzioni, pure blasonate, potrebbero essere scosse nella loro efficienza produttiva, dall’agilità pedagogica e comunicativa dei nuovi enti di formazione online. La stessa pedagogia potrebbe esserne completamente stravolta. Pertanto la crescita del reddito pro-capite apre delle possibilità nuove alle economie, che possono trasformarsi in vere e proprie economie della conoscenza con la crescita del numero delle persone in possesso di un titolo di tertiary education.

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La relazione tra il livello di istruzione terziaria e le imposte correnti. Si tratta di una relazione negativa. La crescita delle imposte riduce il livello di istruzione terziaria. L’imposizione fiscale può inibire la scelta dei cittadini di impiegare parte delle proprie risorse finanziarie ed energie umane per procedere ad acquisire dei titoli di studio terziari. A questo proposito il policy maker può predisporre degli strumenti che attraverso la detassazione, il sussidio. La creazione di una società della conoscenza nell’interno della learning society è un elemento essenziale per consentire lo sviluppo economico soprattutto in caso di crescente competizione internazionale nel settore dei servizi. Infatti grazie alla globalizzazione ed alle tecnologie i paesi di nuova industrializzazione offrono delle classi dirigenti molto performanti e preparate sul piano tecnico-scientifico. Gli occidentali, ed in modo particolare gli europei se vogliono essere competitivi devono accrescere il grado di cultura diffusa nell’interno della popolazione anche attraverso forme di istruzione che utilizzino internet e le piattaforme dell’e-learning per procedere alla somministrazione delle conoscenze soprattutto in ambito professionale. La riduzione delle imposte, o meglio, la creazione di un sistema di sussidi e detassazioni per i lavoratori che scelgono di continuare a studiare mentre sono occupati, può rendere realistica l’ipotesi della creazione di una learning society che si accompagni alla realtà della learning economy.

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Conclusioni. Il livello di istruzione terziaria:

  • Aumenta con la quota di persone tra i 18 e 59 anni che vivono in famiglie in cui nessuno lavora;
  • Cresce con il tasso di occupazione nella fascia di età 20-64;
  • Cresce con il Pil pro-capite;
  • Diminuisce con le imposte correnti sul reddito e sulla ricchezza come percentuale del PIL.

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Il policy maker, soprattutto per l’impatto crescente che le tecnologie informatiche hanno nell’interno del contesto produttivo e della vita associata, può aumentare il livello dell’istruzione terziaria per incrementare l’orientamento alla learning society, al life-long learning, e all’economia della conoscenza. Inoltre la crescita del livello dell’istruzione terziaria può anche avere un impatto positivo sulla capacità dei cittadini di vivere a piano di diritti democratici e della partecipazione attiva.

Angelo Leogrande

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