L’appiattimento culturale nell’epoca dell’economia di mercato e dei mezzi di comunicazione di massa

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L’ economia di mercato, sorretta da un sistema liberale e democratico, ha portato al benessere, ma in questo processo hanno influito notevolmente i mezzi di informazione di massa, strumenti di comunicazione in grado di condizionare ed influenzare le scelte dei membri della società, sia individualmente che collettivamente.

In questo sistema organizzativo è possibile orientare gli individui alla ricerca del profitto in accordo con la modalità produttiva, industriale e tecnologica che favorisce il progresso.

I “mass-media” sono quei mezzi di comunicazione capaci di forgiare la coscienza della gente sollecitando pensieri ed azioni e capaci di far nascere esigenze in linea con i valori ritenuti validi nel mercato del villaggio globale. Flussi materiali ed immateriali giungono in questo modo fino agli angoli più lontani del Pianeta. Si parla del processo di “globalizzazione” in riferimento all’interazione ed all’ influenza che si esercita fra i vari aspetti politici, sociali e culturali dei Paesi del mondo in un’ottica capitalista.

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L’ economia è posta al centro della civiltà moderna occidentale ed è considerata l’unico criterio in grado di oscurare tutti gli altri. In quest’ottica risulta inevitabile il cosiddetto “appiattimento culturale”, espressione di un’uniformità di gusti e di scelte che limitano sensibilmente il proprio orizzonte e che oscurano altri fondamentali ambiti del vivere, come la maniera con cui ci relazioniamo agli altri simili, ma anche sul come ci poniamo nei confronti degli altri esseri viventi che agiscono nel proprio ambiente naturale.

Bisogna assumere pertanto un’ottica pluralista perché possa esserci posto per altre dimensioni esperienziali che non siano considerate causa di disordine, caos o minaccia ai principi sociali, giuridici, antropologici su cui si regge una società.

Nella contingenza storica, sociale e culturale è bene sfatare quei pregiudizi che negano dignità, relazioni, democrazia e tutela dei diritti inviolabili per ogni essere umano.

Incentiviamo pertanto politiche di cittadinanza che favoriscano la connessione intersoggettiva, la cooperazione, la condivisione, la reciprocità, l’integrazione, la convivialità delle differenze nel rispetto delle identità nonché del riconoscimento delle pari dignità in ogni ambito sociale.

Soltanto favorendo logiche di integrazione è possibile superare le visioni pregiudizievoli!

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Un aspetto negativo dell’appiattimento culturale è determinato inoltre dalla propensione a banalizzare o a spettacolarizzare tutto ciò che non è in accordo con le informazioni che riceviamo dai mezzi di comunicazione, per cui siamo spinti ed indotti al conformismo ed all’alterazione del rapporto tra la realtà e la finzione.

Essere parte di un sistema che accolga una visione democratica nel Paese, in cui si opera, vuol dire considerare il pluralismo come espediente in grado di contenere e di esprimere gli interessi generali e non solo di una parte della sua popolazione.

L’omologazione comporterebbe sicuramente un impoverimento non solo per le culture di ogni Paese, ma anche per le identità locali.

Soltanto in questo modo ed in quest’ottica forse riusciremmo a ridurre il divario crescente fra i più poveri ed i più ricchi e ad assicurare una maggiore sicurezza sociale attenuando inoltre l’aggravarsi degli squilibri ambientali, considerati come il riflesso di una mentalità che mette in pericolo tutti gli esseri viventi.

Ester Lucchese

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