L’ITALIA NECESSITA DI UNA CULTURA DELL’ORIENTAMENTO AL LAVORO

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Nell’Italia della spudorata arroganza e della maleducazione imperante, serpeggia un grido di meritocrazia dovuta e meritata. Laddove lauree e master non possono far nulla davanti al primato delle conoscenze e della raccomandazione, annaspa la realtà di un paese misero e incurante della capacità di fare e del desiderio di lavorare. In fin dei conti, v’è chi preferisce percepire un reddito mensile rispetto ad un lavoro serio e remunerato. Poi, addirittura, c’è chi viaggia di lusso piuttosto che pagare i propri dipendenti. Se a ciò si aggiunge una evidente mancanza di collegamento tra il mondo della scuola e quello del lavoro, il disastro è servito. I dati, ad esempio, informano che l’Italia necessita più di ingegneri, tecnici, informatici e economisti che di avvocati, insegnanti, psicologi e letterati. Roma sforna più avvocati di tutta la Francia e in questo momento serve altro. Insomma, il lavoro c’è ma non viene sufficientemente compreso e valorizzato.

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Il lato profondamente umanistico dell’Italia racconta le vicissitudini di un paese che ha un rapporto di odio e amore nei confronti della cultura poiché da un lato l’apprezza nei minimi dettagli, dall’altro la calpesta con ardore. Il punto è che, non essendo capaci di sfruttare a pieno la bellezza storica e culturale di un paese unico, rimane molto da fare. Anzitutto occorre, a priori, riscattare l’Italia in quanto paese industrializzato colmando il gap tra Nord e Sud, ricordando sempre che il mezzogiorno ha delle potenzialità enormi. Solo pareggiando la situazione tra Nord e Sud è possibile emergere dalla solita solfa dei conti che non tornano mai. Ovviamente si tratta soprattutto di una questione di mafia e corruzione, un modo ignobile di distruggere un paese di valore come quello italiano.

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Un altro dilemma riguarda la comunicazione assente tra scuole e mondo lavorativo, nel senso che bisogna assolutamente soddisfare le richieste che provengono dal mercato mantenendo i piedi ben saldati a terra. I sogni si scontrano con una esistenza dura e difficile, perciò conviene rendere fattibile ciascun obiettivo comune o personale. Mancano tecnici, operai e quant’altro mentre avanzano altre professioni meno utili al progresso personale e al miglioramento del paese. La disoccupazione dipende, quasi essenzialmente da questo. Per non parlare della cristallizzazione su un posto di lavoro per l’intero arco della vita, ricercata ossessivamente e con perseveranza dimenticando che al giorno d’oggi il mercato lavorativo cambia velocemente e richiede nuove competenze e altre professioni. Inoltre le aziende chiudono con uno schioppo di dita e, al contempo, ne aprono di nuove. Per tale ragione v’è bisogno di uno sforzo a 360 gradi. L’adattamento è la principale fonte di salvezza, l’intelligenza consiste nell’abilità di comprendere il cambiamento e sfruttarlo al meglio.

Alessia Gerletti

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