L’INSTABILITÀ LIBICA

Tra guerra, immigrazione e una tregua vacillante

1581627476Copertina.jpg

Tra incontri “segreti” di capi di stato, proclami, soluzioni (si fa per dire) berlinesi e risoluzioni ONU, la situazione in Libia continua a essere fortemente instabile. Non si riesce a trovare, ancora, la via che porti a un “cessate il fuoco duraturo” come richiesto due giorni fa dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Da fonti vicine al Governo di accordo nazionale (Gna) di Fayez al-Sarraj, ieri si sono registrati dei combattimenti a sud di Tripoli. Questo è accaduto durante l’incontro a Bengasi tra il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio e il generale Khalifa Haftar. "In Libia c’è un popolo che vuole delle risposte. La risposta non può essere però in alcun modo militare. Non possono essere le armi o i bombardamenti. La strada da seguire deve essere inevitabilmente quella del dialogo e della diplomazia", scrive il titolare della Farnesina all’indomani dell’incontro a Tripoli con al-Sarraj e il ministro dell’Interno, Fathi Bashaga.

cms_16123/Foto_1.jpg

Sul tavolo, con la richiesta di fine delle ostilità, è stata posta la questione immigrazione e, come tutte le guerre che vede coinvolti i paesi mediorientali, oltre a quello libico, anche la questione petrolio. Durante l’incontro bilaterale, nella nota del ministro Di Maio ’’si è parlato della chiusura, da parte degli aggressori (forze lealiste ad Haftar, ndr), degli impianti petroliferi e i metodi da adottare per affrontare le ripercussioni catastrofiche di questo atteggiamento che ricade su tutti i libici”. Solo per citare qualche dato (fonte Adnkronos): il 6 febbraio la produzione di petrolio in Libia aveva raggiunto i 181.576 barili al giorno, contro gli oltre un milione di barili del 18 gennaio. Il premier libico, invece, sottolinea la necessità di ’’fermare le interferenze straniere negative” di ’’far sì che l’aggressore (Haftar, ndr) si impegni a rispettare il risultato della conferenza di Berlino” e, rivolgendosi alla comunità internazionale, di “assumere una posizione ferma riguardo al flusso di armi” diretto all’esercito antigovernativo.

cms_16123/foto_2.jpg

A tal riguardo, per mantenere l’embargo ONU, il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini si è espresso affermando che “è necessario rafforzare il dispositivo(operazione Sophia, ndr)” rimettendo “in campo la componente navale”. Anche la Chiesa Cattolica fa sentire la propria voce sulla questione libica: “Ottenere la pace e la riconciliazione non sarà facile. In Libia vi sono delle divisioni profonde e le parti in conflitto sono molto distanti”, dice monsignor George Bugeja. Riguardo alla tregua, continua dichiarando che “a Tripoli vi sono stati degli scontri e ciò crea inevitabilmente tensioni. L’aeroporto della città apre e chiude a seconda della situazione, ma fortunatamente almeno in centro le scuole e gli uffici sono ancora aperti”.

cms_16123/foto_3.jpg

E sulla questione migranti, il vicario apostolico di Tripoli aggiunge che “la Libia è un trampolino verso l’Europa, ma non è la causa scatenante della crisi migratoria. Molti dei rifugiati giungono qui dall’Africa sub-sahariana e dunque se si vuole rifermare o ridurre il flusso dei migranti si devono risolvere le problematiche esistenti nei loro Paesi d’origine. Altrimenti decine di migliaia di persone continueranno ad emigrare in cerca di un futuro migliore, anche a costo di mettere a rischio la loro vita”. Nel frattempo, rimangono sospesi i voli da e per l’aeroporto di Mitiga, l’unico rimasto funzionante a Tripoli. La notizia è stata confermata dal The Libya Observer, dalla pagina facebook dello scalo aereo e dal vice ministro dei Trasporti del governo di Tripoli, Hisham Abu Shikawat, come riporta Al Ahrar Tv.

Umberto De Giosa

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App