L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL VOLUTTUARIO

DOPO LE PANDEMIE E LE CRISI ECONOMICHE LA MODA CAMBIA PELLE

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Il grande pensatore e filosofo umanista, Giambattista Vico lo aveva spiegato perfettamente nella sua teoria dei corsi e ricorsi storici: “l’uomo è sempre uguale a se stesso, pur nel cambiamento delle situazioni e dei comportamenti storici. Ciò che si presenta di nuovo nella storia è solo paragonabile per analogia a ciò che si è già manifestato”. Partendo dalle parole di Vico ed analizzando quali sono stati i cambiamenti della moda e dei suoi fruitori dopo la terribile peste nera, l’influenza spagnola e la grande crisi del 1929 potremmo tratteggiare quali saranno i probabili cambiamenti che aspettano la moda e quali saranno le probabili richieste del mercato. La peste nera arrivò, per la prima volta, dall’Asia in Europa nel 1347, per poi manifestarsi ciclicamente sino al 1668 con un fortissimo tasso di mortalità che le darà il triste primato della pandemia più letale di tutti i tempi. E come tutti i grandi e drammatici cambiamenti storici portò una radicale trasformazione della società in tutti i suoi settori primari come quello economico, culturale, sociale, sanitario e del fashion. Cinicamente la morte di milioni di persone portò ad avere una grande richiesta di manodopera sempre più ben pagata che cominciava a viaggiare e dove la borghesia riuscì in breve tempo ad accumulare enormi ricchezze.

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Dopo la peste nera nasce la figura del sarto e dell’abito su misura che diventa a portata anche della media borghesia, nascono nuove tendenze, la necessità non necessaria del bello e il lusso diventa uno status symbol. L’abito complesso, che sino ad allora era appannaggio esclusivo della nobiltà, non è più considerato solo un indumento per coprirsi, ma si trasforma sempre più in un oggetto da esibire, sempre più complesso, sempre più decorato, dalle fogge ricercate e realizzati con tessuti preziosi come la seta. Dopo la peste nera la spesa e l’ossessione per il lusso e in particolar modo per la moda diventò così cospicua e popolare che sia le autorità ecclesiastiche che quelle civili dovettero, attraverso atti legislativi, limitare le spese per l’arredamento, il cibo costoso e la moda che da molti comincia ad assumere tratti demoniaci. La moda divenne così popolare che diventò un argomento degno di discussione non solo fra le donne, facendo così nascere nuovi settori di commercio e nuove figure come il sarto e il consigliere di moda (l’odierno consulente d’immagine). L’influenza spagnola si affacciò al mondo nel 1918, subito dopo la fine della prima guerra mondiale, portata proprio dai reduci di guerra che tornavano in patria e che causò cinquanta milioni di morti che si sommarono ai circa ventidue milioni di morti causati dalla grande guerra. La spagnola, come oggi ben sperimentiamo, portò milioni di persone ad essere chiuse nelle loro case, a perdere il loro lavoro e che portò una grave crisi sociale ed economica. In questo quadro generale così deprimente però la ripresa fu repentina e sorprendente, la moda conobbe uno dei suoi periodi più proficui in fatto di tendenze e rivoluzioni culturali soprattutto del ruolo della donna nella società. Il periodo post guerra, post pandemia e post crisi economica portò una grande voglia di tecnologia e di ebbrezza euforica, un’insopprimibile voglia di leggerezza e di acquisti voluttuari.

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Le innovazioni tecnologiche come la radio, la lavatrice, il frigorifero e l’automobile portarono alla nascita della società come la conosciamo oggi, le donne ebbero il diritto di voto negli Stati Uniti e la globalizzazione comincia a mettere le proprie basi. La popolazione mondiale, dopo tanta sofferenza, aveva voglia di divertirsi, di ascoltare bella musica, di vestirsi bene e in modo diverso dal passato, questo valse soprattutto per le donne. Grazie al genio creativo di mademoiselle Coco Chanel riuscirono a liberarsi di abiti complicati e costrittivi per infilarsi in comodi e chichissimi tailleur dal taglio maschile per andare alla conquista di un proprio spazio nel mondo del lavoro, sino ad allora esclusivamente maschile.. Questo periodo di grande euforia portò alla nascita dell’haute couture, di designer che diventarono sempre più popolari, delle sfilate negli atelier e alla nascita di grandi maison di moda come Chanel, Gucci, Fendi, Lanvin, solo per citarne alcune. Ma dopo questo periodo di grande euforia globalizzata delle società occidentali che credevano di essersi lasciate definitivamente alle spalle, paura, disperazione, malattia e povertà, giunse un periodo globale di grande depressione economica comunemente conosciuto come la grande crisi del ’29. Durante la grande depressione nasce l’estetica surrealista della designer Elsa Schiapparelli e vede la nascita delle zeppe di sughero create dal genio delle scarpe Ferragamo che conquistarono tutte le fashion addicted dell’epoca. Il sughero che sostituisce materiali più pregiati come la pelle e il cuoio, difficili da reperire in quel periodo storico, diventa materiale di elezione per gli accessori facendo storcere il naso ai più conservatori e puristi del fashion.

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La moda in quegli anni bui, per contrappasso, diventa scandalosa con scollature abissali, abiti lingerie, pantaloncini e un’impennata nelle vendite di cosmetici, ma soprattutto del rossetto rosso, una moda incarnata perfettamente dall’icona di stile dell’epoca, Wallis Simpson. Oggi che ci sembra essere ripiombati nel passato con una pandemia in corso e un’ inevitabile crisi economica mondiale anche la moda o un semplice rossetto rosso può fare la differenza. Anche l’insospettabile Winston Churchill durante la seconda guerra mondiale, pur approvando la razione dei cosmetici, salvò il rossetto rosso sentenziando: “è d’aiuto per chi lo indossa, ma anche per chi lo vede”. Anche durante la crisi economica del 2008 ci fu un boom di vendite di rossetto rosso, tanto da far parlare di “psicologia del rossetto rosso”. Non ci resta che aspettare e vedere se anche durante questa pandemia ci sarà un boom di vendite di rossetto rosso o se sarà sostituito dal mascara come arma di “riscatto” visto che dovremo indossare per tanto tempo la mascherina e che a parlare saranno gli occhi. Il post coronavirus, come già accaduto in passato, sarà accompagnato dall’insopprimibile voglia di leggerezza e dal bisogno di acquistare beni voluttuari come se fossero considerati beni primari per il benessere psicologico, oppure la storia, con buona pace dei suoi corsi e ricorsi, prenderà una strada diversa?

T. Velvet

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