L’IMMIGRAZIONE CONVIENE A TUTTI

(tranne che ai migranti)

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Ne succedono di cose in Italia da far rizzare i capelli, eppure il problema dell’immigrato pare incombere come il male per eccellenza. Insomma, la colpa d’ogni questione va ricollegata al colore della pelle, non c’è scampo. Ultimamente i media, furbamente, parlano esclusivamente di questo e anche la razionalità perde la testa a causa di una serie di informazioni errate e incomplete. Quando succede qualcosa, l’attenzione si sposta alla velocità della luce su un altro capro espiatorio. Solo per un attimo, s’intende. La tragedia di Genova ne è l’esempio lampante. In fin dei conti, i giornali ne parlano il tempo di qualche giorno e poi ricomincia nuovamente la solita cantilena cucita su misura per la massa. Quello che più sconvolge è l’assoluta mancanza di informazione neutra e veritiera.

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Un caso da cui prender spunto pare, sicuramente, la vicenda di Trenord riguardante l’annuncio del capotreno che invita gli zingari a scendere. L’affermazione assume un connotato razzista per partito preso. In realtà, analizzando le vicissitudini quotidiane degli addetti ai servizi delle ferrovie della famosa società, si denota un quadro preoccupante per i viaggiatori. La tattica utilizzata consiste nel salire sul treno privi di biglietto, fare l’elemosina e, spesso, offendere e lanciare ingiurie in caso di risposta negativa. Oltre a ciò, mentre la politica si riempie la bocca di belle parole, i controllori si ritrovano in difficoltà di fronte a offese e minacce di chi sale sul treno senza regolare biglietto e, il più delle volte, si tratta di stranieri. Per risolvere la questione e tutelare le persone, s’è dunque pensato di affiancare del personale di vigilanza ai lavoratori. Anziché sparare a zero sul comportamento di qualcuno, probabilmente conviene informarsi sull’intera vicenda. C’è modo e maniera di esporre un fatto, e in Italia va di moda il tono volutamente accusatorio: i giornali preferiscono attaccare la tal persona o la concorrenza invece di parlare con neutralità dell’accaduto.

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Genova sparisce davanti all’episodio della nave Diciotti, una questione di puntiglio più che di razzismo. L’Italia, infatti, rifiuta il razzismo ma pretende rispetto da un’Europa perennemente assente e che finora ha tutelato solo gli interessi dei “big”, Germania e Francia in testa. I migranti sono un business per molti. Sfruttati dapprima nel loro Paese (Cina e Francia si leccano i baffi con le loro ricchezze!), poi dagli scafisti, dagli imprenditori italiani e, infine, dai media. L’Africa rimane la “prostituta” del mondo e, purtroppo, chi la abita non può che adeguarsi a tale condizione. L’ipocrisia del giornalismo, però, è deprecabile. Parlano di immigrazione con pretesa di dignità e nascondono sotto il tappeto le ragioni alla base della fuga. Nessuno vuol fuggire dal proprio Paese, solitamente lo fa perché costretto. Se le multinazionali sottopagano il lavoro e i dittatori concordano impunemente, il continente africano boccheggia. Probabilmente è ora di smettere di fare giornalismo di massa, insulso e sporco. Genova ancora sente il dolore dei suoi morti e meraviglia il fatto che nessuno parli di corruzione e infiltrazioni mafiose per quanto concerne gli appalti e l’edilizia. Se l’Italia vuol risolvere un problema, cominci da se stessa e tenga d’occhio l’Unione Europea, dove la fregatura vige sempre.

Alessia Gerletti

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